Villa Albertini si trova nella frazione di Piazzolla di Nola in provincia di Napoli, verso le falde del Monte Somma al confine con il Comune di Ottaviano. In occasione delle giornate FAI, in via del tutto eccezionale, i condomini renderanno fruibili alcuni spazi solitamente inaccessibili. Appuntamento sabato 25 e domenica 26 marzo a partire dalle ore 9:00.
Oggi, Villa Albertini è un bene condominiale normalmente non visitabile, come afferma l’architetto Luigi Polisi. Il percorso partirà dalla cappella detta della Regina, dove nel 1779, Ferdinando IV e Maria Carolina d’Austria presenziarono la prima messa per l’inaugurazione della Villa Reale di Albertini e Cacciabella. Dalla loggia – continua Polisi – si ha un bellissimo sguardo su tutto il complesso e la corte, ma anche su quello che resta del vecchio Giardino della Regina, dove si coltivavano i suoi garofani preferiti. Inoltre si potranno vedere i vecchi locali dove ci fu la coltivazione del baco da seta a supporto della Real Seteria di San Leucio.
La storia
Il territorio – ubicato nella città di Nola e compreso tra i castra di Somma, Ottaviano e Lauro, attualmente denominato Piazzolla di Nola – non è altro che l’antico feudo della foresta, venduto nel 1425 da Paolo Brancaccio, milite del Sedile di Nido, ai nobilis viris Giacomo, Albertino e suo figlio Francesco (Archivio Albertini di Cimitile, Pergamena 1/12), come riferisce l’appassionato ricercatore locale Felice Romano. Gli Albertini tennero il feudo fino al 1639, quando passò ai de Ponte, duchi di Flumeri.
Fu il nobile Giovanni de Ponte, gesuita, a rendere quel luogo il punto di partenza delle numerose missioni religiose nella terra nolana della prestigiosa Compagnia di Gesù, toccando anche Ottaviano e Somma. Come si evince da una cartografia del 1639, infatti, la masseria fu gestita dai Gesuiti e si estendeva per più di 640 moggia, tanto da diventare un punto di riferimento importante nel napoletano, sia dal punto di vista agricolo che religioso. All’epoca, nel 1714, in questi ameni luoghi svolgeva la sua attività spirituale, addirittura, il futuro santo Francesco de Geronimo (1642 – 1716). Con la soppressione della Compagnia di Gesù nel 1767, la tenuta divenne un bene della Corona.
I Borbone
Il re di Napoli Ferdinando IV di Borbone e la regina Maria Carolina nel settembre del 1779, con al seguito l’intera corte napoletana, soggiornarono in questo real casino. Il re aveva fatto realizzare, oltre al salone, le camere reali: una per se e la regina e una altra per i suoi sudditi. L’intero progetto, all’epoca, fu affidato all’architetto Francesco Collecini (1723 – 1804), il miglior allievo di Luigi Vanvitelli.
I lavori iniziarono nel 1777 e durarono due anni, spiega l’architetto Luigi Polisi. Furono realizzati, oltre ai piani nobili, anche una loggia per i cavalieri, utilizzata per il ricovero dei cavalli e dei cani di caccia. Oltretutto, fu realizzato uno scalone di rappresentanza per gli spettacoli all’aperto. La regina volle anche una biblioteca a disposizione e una cappella privata. I Borbone – conclude Polisi – non solo nutrirono una speciale passione per la caccia, ma trascorrevano ben parte delle loro giornate immersi nella verde natura. A riguardo, sotto il Regno di Ferdinando furono istituite ampie zone di caccia: villa Albertini fu la più grande tenuta insieme a quella del Fusaro a Pozzuoli.
Le opere
La cappella esterna alla tenuta fu intitolata alla Madonna delle Grazie e in questa sono ancora visibili la statua della Vergine in cartapesta e le acquasantiere in marmo di Carrara, realizzate dall’illustre intagliatore Lorenzo Morrescalchi. Vi era – afferma ancora Felice Romano – anche un dipinto di scuola napoletana del XVIII secolo che raffigurava la Madonna, San Giuseppe e il Bambino Gesù. Il dipinto, trafugato nel 1970, è stato riprodotto in copia dall’ing. Castaldo Tuccillo Raffaele, grazie ad una immaginetta sacra, riproducente il quadro, in possesso della mamma.
La cappella interna, invece, dopo numerosi passaggi di proprietà, tra cui il duca Ottavio Mormile di Campochiaro e Nicola Bonocore del Ministero delle Finanze, fu sconsacrata e riutilizzata come abitazione privata. La vecchia torre campanaria, invece dimezzata, resta ancora visibile, mentre la campana (vedi foto) è custodita dai fedeli del luogo.









