Giovedì 25 novembre la statua di San Giuseppe, restaurata dal dott. Umberto Maggio, è “tornata” nella Chiesa di San Gennaro in San Gennarello, “accolta” dal parroco don Raffaele Rianna, dal sindaco avv. Luca Capasso, dal prof. Francesco Del Pizzo, dalle dott.sse Solpietro e Recchia. Ai lavori di restauro eseguiti dal dott. Maggio dedicherò prossimamente un articolo. A me è stato affidato il compito di parlare, brevemente, della storia del culto di San Giuseppe nel territorio “antico” di Ottajano. Riporto qui, in sintesi, le mie riflessioni.
Luigi Iroso, lo storico più importante del nostro territorio, scrisse nel libro “Da campagna a città” che il 4 settembre 1622 Scipione Boccia donò alla “Universitas Octajani” “settanta palmi di terreno della sua masseria, sita nel luogo denominato “alli Boccia” per la costruzione di una chiesa dedicata a San Giuseppe”. Nel 1627 la vedova di Scipione, Vittoria d’ Ambrosio, e il figlio Principio “donarono a questa chiesetta altre 12 moggia di terreno”.Luigi Iroso ricostruì poi il complesso percorso che, durante e dopo la peste del 1656, portò gli abitanti del “quartiere” a scegliere San Giuseppe come patrono di una comunità che nel Padre putativo di Cristo vedeva il principio e il garante della sua identità. I Bizantini avevano consolidato, nel Sud dell’Italia, il culto di San Giuseppe, già ampiamente diffuso, e avevano definito i carismi del Padre putativo di Cristo: San Giuseppe, che Giovanni Crisostomo aveva proclamato il “Ministro della salvezza” e Sant’ Agostino “il Giusto della Provvidenza”, era considerato il protettore della famiglia, degli orfani, delle donne nubili, dei lavoratori e dei poveri. Il Catasto ottajanese del 1675 ci dice che i Boccia, eredi di Scipione Boccia, erano mercanti di grano e di carni, che possedevano “otto carri, 10 cavalli e 12 muli”, e che nella loro masseria c’era un’edicola votiva con l’immagine di San Giuseppe che stringe al petto il Bambino. Nel maggio del 1363 Pierre Amiel, da poco nominato vescovo di Napoli, incontrò in una “masseria, ai piedi del castello di Ottajano”, i principi della Casa di Taranto che si erano ribellati alla regina Giovanna: scrisse in una lettera l’ Amiel che più solida era diventata in lui la speranza di svolgere con successo il compito che gli era stato affidato, di portar pace tra i contendenti, quando aveva visto nella masseria un marmo su cui era dipinta la “Sacra Famiglia”. L’immagine di San Giuseppe proteggeva, nel ‘700, due masserie di proprietà dei Medici di Ottajano, quella denominata Belcampo e quella, ai confini con il territorio di Striano, che veniva chiamata masseria “del Piano”. Nel 1998 in un volume pubblicato a cura di Francesco D’ Ascoli junior venne riprodotta l’immagine di una edicola del sec. XVII, conservata nella masseria “dei Librari” a San Gennarello, che rappresenta, su 24 mattonelle, San Giuseppe intento a segare una trave di legno, aiutato dal Bambino Gesù che sta tra le braccia della Madonna. Undici cherubini osservano dall’alto la scena (vedi immagine in appendice). Le masserie, dove contadini, stallieri e cocchieri svolgevano lavori pesanti e dove abitavano famiglie legate da vincoli di parentela, erano lo spazio più adatto al culto di San Giuseppe, che venne poi considerato, con una scelta coerente, anche patrono dei mercati e protettore di tutti coloro che si muovevano e trasportavano merci lungo strade pericolose, su cui incombeva la minaccia costante di briganti e di “grassatori”. E un lungo e pericoloso viaggio aveva affrontato Giuseppe per sottrarre Gesù alle minacce di Erode.Era dunque naturale che a San Giuseppe si consacrasse, anche nel nome, la comunità che costruiva il suo presente e il suo futuro con l’attività produttiva e con quella mercantile. Il culto di San Giuseppe e il “quartiere” che portava il Suo nome divennero così importanti che già a partire dal sec. XVII i primogeniti dei Medici principi di Ottajano si chiamarono o Michele o Giuseppe. Nel resto del Vesuviano dopo le eruzioni della prima metà del Settecento il culto del Padre putativo di Cristo lasciò ampi spazi della religiosità popolare alla devozione per la Madonna del Carmine, per la Madonna dell’ Arco e per la Madonna di Montevergine. Perché, diceva Giuseppe Galasso, quando gli uomini hanno paura chiedono la protezione della madre piuttosto che quella del padre.




