Centinaia di pini vengono tagliati nel Vesuviano e questo a scapito della bellezza, della salubrità del territorio e del parco che dovrebbe rappresentarlo. Il caso di San Sebastiano e Pollena.
C’è una strage silenziosa in atto all’ombra del Vesuvio, una stage lenta ma inesorabile che sta decimando i pini nelle aree urbane di quei comuni che fanno parte del parco nazionale del Vesuvio. Sembra che ormai esista una corsa al taglio degli alberi, in prevalenza di specie pinus pinea, i cosiddetti pini domestici, ma la stessa sorte stanno subendo i pini marittimi e i pini d’Aleppo presenti sul territorio.
Sui fastidi arrecati dalle piante, sono anni ormai che si sprecano le lamentele dei cittadini dei comuni del Vesuviano, quei comuni che, per anni, si sono fatti un nome grazie al loro verde urbano e che oggi sembrano rinnegare quel patrimonio creato in tanti decenni. A San Sebastiano al Vesuvio ad esempio, possiamo rilevare un’inesorabile tendenza al deperimento e il conseguenziale abbattimento delle conifere che stranamente seccano e che quindi vanno abbattute per evitare pericoli maggiori.
Si può facilmente notare che quei pini, soprattutto quelli prossimi alle abitazioni, secchino nel giro di pochi mesi. Spesso abbiamo notato strane incisioni nelle cortecce di questi alberi e quasi sempre opposte al lato strada. Gira infatti voce che nella cittadina vesuviana sia in voga una sorta di fai-da-te da parte di quelle persone che, stufe di aghi e resina, iniettano acido nelle incisioni o tra le radici uccidendo l’albero. Anche le amministrazioni vesuviane però ci mettono del loro e mentre, fino a pochi anni fa, i pini erano intoccabili, ora ne vengono abbattuti a centinaia e con le scuse più varie.
L’ultimo caso più eclatante è quello di Pollenza Trocchia, dove addirittura in un’ area parco hanno abbattuto una sessantina di pini. È accaduto nel cosiddetto Rione Micillo e il tutto in virtù di una opinabile riqualificazione urbana e di ipotetici danni ai sottoservizi. La cosa che più colpisce in questa storia è quella che nel bel mezzo di un parco nazionale e in base alla sola perizia di parte, il comune di Pollena ha abbattuto quegli alberi e il tutto mantenendo all’oscuro l’ente parco. A sollevare il caso è stato Roberto Braibanti, Responsabile Provinciale di SEL per l’ambiente che pare sia riuscito a frenare l’azione delle motoseghe. Lo abbiamo sentito per una dichiarazione sul fatto in questione:
« I miei esposti in procura e agli enti preposti per i pini di Pollena vanno al di là della sola difesa di alberi di più di 40 anni, che già renderebbe il tutto necessario, ma tendono a sottolineare un punto che credo rappresenti il cuore del problema: Il diritto! E cioè, se oggi un’istituzione, in questo caso il comune, può permettersi di forzare la legge andando a tagliare alberi protetti, credo sia un segnale negativo a tutti i suoi concittadini, ed quello che ognuno può fare quello che gli pare, fregandomene del diritto e assecondando i propri interessi particolari rispetto a quelli generali. Credo sia il problema vero di un Paese che infatti muore ogni giorno di illegalità diffusa. I pini di Pollena sono un pezzo, temo, di quel problema lì. »
Risulta evidente che in passato si sia piantato molto e senza criterio e che spesso, soprattutto per la viabilità automobilistica e pedonale, le radici dei pini comportino non pochi disagi e talvolta anche pericoli ma pare oltremodo evidente che, oltre al disprezzo per le vetuste piante, si attui il tutto senza rispetto alcuno per le competenze di parco e sovrintendenza. Inoltre abbiamo riscontrato, nel caso di San Sebastiano che là dove sono stati abbattuti i pini, non sono state piantate altre essenze arboree meno invasive e compatibili con il tessuto urbano e, dove c’erano gli alberi, ora ci sono solo buchi vuoti, altrettanto pericolosi per chi va a piedi o spesso riempiti di terra o da tronchi mozzati tutt’altro che esteticamente accettabili.









