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Padre Alessandro Ammirati, una testimonianza di santità a Somma Vesuviana

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Carità, umiltà e penitenza del Servo di Dio Padre Ammirati, superiore dell’Ordine dei Liguorini, morto a Somma Vesuviana nel 1896.

Il complesso di San Domenico fu affidato al Comune di Somma con Decreto Reale del 14 dicembre 1814.  Ferdinando IV di Borbone, salito al trono, abolì il suddetto decreto nel 1815 e nel monastero al posto della Municipalità sommese s’insediò un Collegio di Padri Missionari del SS. mo Redentore (detti anche Liguorini). I Religiosi al loro arrivo in città si occuparono prevalentemente del bene delle anime; con quotidiane funzioni religiose ed efficaci predicazioni diffondevano il Vangelo di Cristo tra la massa dei poveri e degli analfabeti, avvicinandoli alla pratica dei Sacramenti. Il popolo li ebbe come punto di riferimento costante, provando nei loro confronti forti sentimenti di gratitudine e di riconoscenza. L’azione svolta dai Padri fu notevole anche in campo sociale: agirono principalmente nell’assistenza dei poveri e nell’educazione dei giovani. Nei momenti più tristi della storia (epidemie, carestie, eruzioni) non venne meno la loro carità. Nel 1847 quando la carestia dei generi alimentari si abbatté sulla popolazione di Somma, i padri organizzarono una zuppa economica che ogni giorno distribuivano ai più indigenti a un prezzo simbolico. Con la classe dirigente locale invece non sempre riuscirono a instaurare un buon rapporto. Con decreto luogotenenziale del 17 febbraio 1861 il monastero di San Domenico fu soppresso e i Padri liguorini dovettero gradualmente abbandonare il complesso. Il Comune, preso atto dell’avvenuta soppressione, chiese e ottenne nel febbraio del 1867 la concessione del monastero e della Chiesa annessa, che rimase aperta al culto pubblico. Su indicazione del Vescovo di Nola, del Sindaco e del Questore l’officiatura della chiesa fu affidata al liguorino Padre Saverio Procopio con la qualifica di Rettore provvisorio. Morto Padre Procopio nel 1872, dopo ben cinque anni di dibattito, il Consiglio Comunale affidò l’incarico a un altro liguorino: Padre Alessandro Ammirati.

Padre Ammirati nacque a Ottaviano – Frazione di San Gennarello – il 10 settembre del 1815 da Saverio e Maria Giuseppa Leone, famiglia possidente. Uomo di rare virtù entrò giovanissimo nell’Ordine del SS. Redentore. Compì gli studi al Seminario Teologico della Consolazione di Deliceto, piccolo centro in provincia di Foggia, dove si distinse per la sua grande bontà, umiltà e mitezza di carattere. Trascorse vari anni in quel piccolo paese come Rettore del Seminario e come Prefetto degli studenti Redentoristi e si trovò a gestire il difficile momento che precedette la soppressione religiosa della Consolazione nel 1866.  Fu un autentico santo. Con la sua bontà seppe guadagnarsi la simpatia e l’affetto di tutti, anche dei più scalmanati e violenti. Era sempre raccolto in preghiera, sempre sorridente e non si urtava mai con nessuno.

Il 12 maggio 1877 Padre Ammirati fu nominato dal Consiglio Comunale di Somma Vesuviana Rettore provvisorio della Chiesa di San Domenico. Gran parte della popolazione sommese in quel tempo aveva un particolare culto per quella Chiesa posta al centro del Comune e perciò esigeva necessariamente di un Rettore per l’espletamento delle funzioni religiose. Nel 1879 Padre Ammirati, fatto presente il suo stato di salute e d’età, chiese e ottenne dal Comune il permesso di essere coadiuvato da un altro padre. Nel 1888 il Consiglio Comunale gli affiancò come Vice Rettore il Rev. Padre Domenico Antonio Tramontano, che resse la Chiesa anche dopo la morte di Padre Ammirati avvenuta in Somma il 4 febbraio 1896 nella sua abitazione sita in un locale del monastero. Fu sepolto nella nicchia numero 36 della Cappella della Confraternita del SS. Rosario nel cimitero cittadino. Attualmente i suoi resti mortali sono riposti nella Cappella della famiglia De Stefano. Dopo la sua morte la gente iniziò a tagliare per devozione pezzettini delle sue vesti per conservarle come preziose reliquie. Subito numerose testimonianze fecero crescere la sua fama di santità.  La veneranda figura di questo Sacerdote rimase per anni scolpita nell’animo di tutti i cittadini sommesi, che continuarono a venerarlo come un angelo tutelare delle loro famiglie. La Chiesa, allora, gli assegnò il titolo di Servo di Dio per essersi distinto per la “santità di vita e l’eroicità delle sue virtù da tutti riconosciute”.

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