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Napoli, licenziati Fiat e operai Alenia: il lunedi caldo del lavoro in pericolo

Gli ex operai estromessi da Marchionne sono saliti su una gru del cantiere metro di Napoli. Intanto la Fiom ha messo a ferro e fuoco le attività di Alenia contro la cessione a Lettieri della fabbrica di Capodichino. Ma si manifesta anche per ripristinare cassa integrazione e mobilità in deroga.       

Il lunedi caldo della piaga lavoro, una giornata, quella di ieri, che ha riportato alla ribalta alcune delle vertenze più spinose di Napoli e provincia. Tre le scintille all’origine di altrettante proteste consumate tra il capoluogo e il suo hinterland: licenziati Fiat, cessione di Alenia Capodichino e ammortizzatori sociali in deroga. Ad aprire le “danze” sono stati, all’alba, gli operai dell’Alenia iscritti alla Fiom. Tute blu che, in disaccordo con la altre organizzazioni sindacali, hanno bloccato per tutto il giorno gli ingressi degli stabilimenti di Pomigliano, Nola e Capodichino. Hanno protestato contro la procedura di cessione dell’impianto di Capodichino all’Atitech di Gianni Lettieri. Quasi contemporaneamente due ex operai della Fiat di Pomigliano e dell’annesso reparto logistico di Nola, licenziati l’anno scorso, si sono appollaiati sulla gru principale del cantiere di piazza municipio della metro, a trenta metri dal suolo. Uno di loro è ancora lì, in sciopero della fame e della sete, tra striscioni bianchi e rossi e sotto lo sguardo un po’ distratto dei passanti. Ma non è finita. Qualche ora dopo il doppio blitz delle vertenze Fiat e Alenia c’è stato il corteo, con presidio finale davanti alla prefettura, di centinaia di lavoratori in regime di cassa integrazione e mobilità in deroga. Li hanno fatti scendere in piazza del Plebiscito Cgil, Cisl e Uil. Motivo: il governo non ha sbloccato le coperture per il 2015 per cui oltre 20mila persone non stanno più ricevendo il salario di questi ammortizzatori, dallo scorso gennaio. Tre proteste per un solo obiettivo:lavoro e salario. Ad alta tensione le vertenze Fiat e Alenia. Gli operai rimasti ieri in bilico sulla gru di piazza Municipio si chiamano Mimmo Mignano e Marco Cusano, hanno entrambi 49 anni e famiglie da mantenere. Rifiutano acqua e cibo. Ieri sera Cusano si è sentito male. Ha avuto una crisi nervosa. “Siamo provati – ha raccontato Mimmo Mignano – non ce la facciamo più”. A un certo punto Cusano non ce l’ha fatta a continuare. Sono arrivati i pompieri, che lo hanno imbracato e fatto scendere. Quindi l’operaio è stato trasportato con un’ambulanza in ospedale.  Mignano e Cusano sono stati licenziati a giugno dell’anno scorso per aver esposto un manichino impiccato a un patibolo, un fantoccio raffigurante l’amministratore delegato di Fca, Sergio Marchionne. Un’azione provocatoria scaturita da due suicidi di cassintegrati Fiat, Pino De Crescenzo e Maria Baratto. Durante le proteste che ne sono seguite sono stati licenziati, insieme a Cusano e a Mignano, altri tre lavoratori, Antonio Montella, Massimo Napoletano e Roberto Fabbricatore. I tre sono stati ricevuti ieri, a mezzogiorno, in segno di solidarietà, dall’ assessore al Lavoro del Comune di Napoli, Enrico Panini. Sul caso dei licenziati Fiat ci sarà un’udienza dal giudice del lavoro di Nola, il 21 maggio. Ma un’altra vertenza parecchio complicata è quella dell’Alenia. Ieri la Fiom ha proclamato sciopero e messo a segno picchetti per tutto il giorno nelle tre fabbriche aeronautiche di Pomigliano, Nola e Capodichino. In questo caso si è protestato per impedire la cessione dell’Alenia di Capodichino all’Atitech di Gianni Lettieri, cessione che i metalmeccanici della Cgil vedono come l’inizio dello smantellamento di tutto il comparto regionale. E alla fine delle ostilità c’è stata la “consueta” guerra delle cifre. La Fiom, attraverso Vincenzo Argentato, della segreteria napoletana, sostiene di aver fermato le fabbriche di Pomigliano e di Nola e di aver fatto registrare un’adesione allo sciopero di oltre il 90%. La Uilm invece smentisce. Ambienti vicini all’azienda parlano di percentuali di adesioni  molto più basse. Però Maurizio Mascoli ha fornito i dati del pomeriggio, il secondo turno di lavoro. “A Nola – racconta – sono entrati in sei e a Pomigliano    appena in due”. Oggi intanto faccia a faccia sindacati-Alenia-Atitech, forse definitivo, all’Unione Industriali di Roma. Oggetto: la procedura di cessione a Lettieri, che scadrà domenica prossima.                                                                                                                                                                

 

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