Il suicidio giovanile non è un fenomeno circoscritto, ma rappresenta una crisi di salute pubblica di portata mondiale. Le agenzie internazionali hanno da tempo lanciato allarmi sulla mortalità evitabile in questa fascia d’età. A livello globale, l’UNICEF ha classificato il suicidio come la quarta causa di morte tra gli adolescenti in almeno 43 paesi analizzati. In Europa, il suicidio è la seconda causa di morte tra i giovani (15-19 anni) e, secondo alcuni dati più recenti (2025), la prima causa di decessi tra i giovani con età compresa tra i 15 e i 29 anni, superando gli incidenti stradali. È spesso legato a problemi relazionali, bullismo, disagio psichico emergente e delusioni sentimentali o scolastiche. Nel 2022, nell’UE sono morti per autolesionismo intenzionale 5.017 (Dati Eurostat) giovani tra i 15 e i 29 anni, sebbene i dati mostrino un calo del 20% rispetto al 2011. Si stima che, in Italia, un adolescente al giorno tenti il suicidio (dati del 2023). L’Italia è all’8° posto su 36 Paesi sulla salute mentale e ha il 6° tasso più basso di suicidi adolescenziali (su 42 Paesi). Oltre 3.000 richieste di aiuto al Telefono Amico nei primi sei mesi del 2025. Tra i suicidi avvenuti in carcere tra il 2024 e maggio 2025, la fascia 20-29 anni è tra le più rappresentate, con 32 casi.
L’escalation del rischio suicidario è intrinsecamente legata alla crescente prevalenza dei disturbi mentali. Il quadro europeo, in particolare, è segnato da un’allarmante diffusione della psicopatologia giovanile. Si stima che ben 9 milioni di adolescenti, nella fascia d’età compresa tra i 10 e i 19 anni, convivano con una qualche forma di disturbo mentale.
La comprensione del rischio suicidario richiede un’analisi complessa e stratificata dei fattori predisponenti (vulnerabilità intrinseche e croniche) e dei fattori precipitanti (eventi scatenanti acuti). L’ideazione e il comportamento suicidario sono fortemente correlati alla presenza di psicopatologia grave. In Italia, la depressione è il disturbo mentale più diffuso, e il rischio è associato a un’ampia gamma di condizioni, tra cui disturbi dell’umore, schizofrenia, sindrome da deficit di attenzione e stress post-traumatico. Particolare attenzione deve essere rivolta ai disturbi alimentari (DCA), come l’anoressia nervosa e la bulimia nervosa, Il fattore predittivo più potente per il suicidio completato è la storia di precedenti tentativi. Per gli individui con un precedente tentativo, il rischio è significativamente più alto rispetto alla popolazione generale. La valutazione clinica deve considerare attentamente la storia del paziente, ricordando che il rischio aumenta proporzionalmente all’intenzionalità suicidiaria consapevole dimostrata nell’episodio precedente. a cui incidenza tra i giovanissimi ha visto un aumento preoccupante (30% nel triennio più recente. traumi Infantili e Disfunzionalità Familiare
La vulnerabilità individuale è spesso radicata in esperienze precoci avverse. Eventi traumatici vissuti nella prima infanzia (Adverse Childhood Experiences – ACEs) e situazioni di disfunzionalità o instabilità familiare sono fattori cruciali che predispongono l’adolescente al disagio estremo. Se la personalità, ancora giovane e fragile, si è trovata ad affrontare da sola situazioni difficili senza riuscire a superarle ed elaborarle, aumenta la probabilità di un gesto estremo in adolescenza. L’ambiente sociale e digitale degli adolescenti moderni introduce fattori di rischio unici. L’essere vittima di bullismo o cyberbullismo è universalmente riconosciuto come uno dei fattori precipitanti più frequenti per l’ideazione e il tentativo di suicidio.
Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) e i dati ESPAD®Italia, indicano che oltre un milione di adolescenti italiani sono coinvolti, con il 34% dei ragazzi che ha subìto comportamenti vessatori online almeno una volta in un anno, e il 7.8% che ne è vittima più volte al mese. Le femmine tendono a subire più spesso atti di bullismo tradizionale, ma il cyberbullismo è prevalente tra i maschi (8.9% contro 6.6% con atti subiti più volte al mese).
Il forte senso di solitudine combinato all’essere vittima di cyberbullismo crea un potente meccanismo di rischio. La vittimizzazione (un evento precipitante) si verifica sul terreno fertile dell’isolamento (un fattore predisponente). La Società Italiana di Pediatria (SIP) e altri organismi clinici enfatizzano un principio guida per i gatekeepers (medico di famiglia, pediatri, insegnanti, psicologi, educatori, familiari):
l’avverbio “improvvisamente”. I cambiamenti repentini nel comportamento, nel rendimento o nel carattere di un adolescente sono l’espressione di un malessere interiore che non deve essere ignorato.
Gli indicatori comportamentali critici includono:
Isolamento sociale improvviso: L’adolescente non desidera più frequentare la scuola o gli amici.
Cambiamenti nel rendimento scolastico: Un calo drastico e inspiegabile.
Aggressività improvvisa: Un cambio di carattere che porta a comportamenti violenti o eccessivi.
Sbalzi d’umore: Variazioni estreme e rapide dello stato emotivo.
Autolesionismo (Self-Harm): l’inizio di atti autolesionistici non letali, che sono un forte indicatore di disagio profondo e aumentano il rischio di gesti estremi successivi.
La letteratura clinica sfata diversi miti sul suicidio: mito dell’Intenzionalità Assoluta: Si crede erroneamente che le persone con ideazione suicidaria siano assolutamente intenzionate a morire. La realtà è che la maggior parte è ambivalente, combattuta tra il desiderio di porre fine al dolore e il desiderio di vivere.
Mito dell’Assenza di Segnali. Si pensa che il suicidio avvenga in assenza di segnali d’allarme. La realtà clinica Riconoscere i segnali di allarme è cruciale per prevenire tragedie. Frasi come “Non ce la faccio più” o “Vorrei morire”, cambiamenti improvvisi nel sonno, nell’appetito, nell’isolamento sociale, o gesti simbolici come la donazione di oggetti personali, sono indicatori che non dovrebbero mai essere sottovalutati. Tuttavia, molti evitano di affrontare questi segnali per paura di parlare del suicidio, alimentando così il tabù che circonda il fenomeno. L’obiettivo primario dei gatekeepers deve essere quello di cogliere questi segnali e riaprire il dialogo interrotto dalla disperazione. Il dialogo, definito come la “parola d’ordine” per intercettare e intervenire in queste situazioni, è l’antidoto immediato.
Il Dialogo Protettivo e Non Giudicante
Parlare apertamente di suicidio con qualcuno che sembra triste, solitario o disinteressato non solo non aumenta il rischio, ma può agire come misura preventiva. Il dialogo deve essere volto a comprendere il dolore del giovane, offrendo supporto emotivo e cercando di ridurre il senso di isolamento che spesso accompagna l’ideazione suicidaria. È fondamentale aiutare l’adolescente a sviluppare e mantenere relazioni significative con amici e familiari, poiché le connessioni sociali positive forniscono un cruciale supporto emotivo.
Il Ricorso al Supporto Professionale
In situazioni di sospetto o presenza di segnali di rischio, è imperativo cercare immediatamente l’assistenza di un professionista della salute mentale. Psicologi, psicoterapeuti e psichiatri possono condurre valutazioni approfondite del rischio e fornire trattamenti personalizzati e urgenti. L’ approccio sociale invece è volto a fornire un supporto continuo come i servizi telefonici e il centro di messaggistica istantanea (Telefono Amico WhatsApp (324 011 7252) e la helpline telefonica (02 2327 2327). In caso di Emergenza chiamare il 118 e 112.
Offrire un ascolto empatico e privo di giudizi è il primo passo verso un supporto concreto. In presenza di questi segnali, è fondamentale accompagnare la persona verso un professionista della salute mentale o indirizzarla a servizi di assistenza come Telefono Amico Italia. Rompere il silenzio su questo argomento delicato può contribuire a salvare vite, fare sentire meno solo chi soffre e sviluppare una maggiore consapevolezza e prontezza nell’affrontare il problema. dimostra che gli individui con ideazione suicidaria danno spesso segnali chiari prima di agire. “Ogni persona che rinuncia volontariamente alla propria vita, o che tenta di farlo, deve portarci a riflettere su cosa non sta funzionando nel contesto sociale che abbiamo creato. Perché, seppur vero che la maggior parte delle persone sanno sopravvivere ad una sofferenza, è altrettanto vero che per quelle che non ce la fanno deve esserci un posto più sicuro della morte”.



