L’idiozia di quei tipi che durante Lazio-Cagliari hanno offeso la memoria di Anna Frank ha consentito a certi furbetti dell’arte della “distrazione” televisiva di “nascondere” commenti e proclami anti-meridionali ispirati dai risultati del referendum in Veneto. Un tosto articolo di Gigi Di Fiore sul “Mattino.it”.
Sgombriamo il campo da ogni dubbio. Ciò che certi tipi hanno combinato allo stadio Olimpico durante la partita Lazio-Cagliari è roba da vomito: Anna Frank è tra le figure più luminose della storia d’Europa, e oltraggiare il suo nome non è solo un atto di becero antisemitismo, è una profanazione del “sacro”, è empietà. Ma forse sarebbe stato meglio condannare al silenzio o tutt’al più all’ultima pagina quei tipi, e non dare soddisfazione con il chiasso mediatico alla loro idiozia avida di clamori. E invece gli idioti hanno conquistato tutte le prime pagine e hanno consentito ai signori del calcio e ai signori della politica di lanciare proclami contro l’aberrazione dell’antisemitismo e di evocare i fantasmi del nazifascismo, alla Procura di avviare indagini per istigazione all’odio razziale , al sig. Lotito di promettere gite annue per 200 giovani tifosi della Lazio ad Auschwitz.
Ma soprattutto gli idioti hanno permesso ai furbetti dell’arte della “distrazione” in TV di spostare agli ultimi posti nel Televideo e nelle “scalette” dei telegiornali della mattinata e del pomeriggio di ieri, 24 ottobre, i proclami del sig. Zaia sull’autonomia del Veneto e di coprire con un irritante silenzio le irritanti “tirate” antimeridionali andate in scena in qualche programma televisivo. Per fortuna il “distratto” silenzio è stato rotto dalla voce di Gigi Di Fiore, che sul “Mattino.it” di ieri ha scritto un vigoroso articolo: ringrazio Franco Cammisa che lo ha condiviso e ne trascrivo la parte più tosta. “La traccia è così scontata e ripetuta che, nonostante la diversità di ospiti e temi, ogni puntata sembra un sequel già visto tante volte. Ieri sera, su Rete 4, è andata in onda un’altra performance della trasmissione “Quinta colonna”, che stavolta si occupava di nord-sud e referendum in Veneto e Lombardia. Prendi due piazze chissà dove scelte, una a Napoli e l’altra a Padova. Mettici una decina di persone, anche qui non si sa attraverso quale selezione, e hai già fatto la tua scelta narrativa: a Napoli, disoccupati, gente di studi non approfonditi, come ce ne sono in tutt’Italia; a Padova, leghisti impegnati e professionisti. L’obiettivo: raccontare che, in quel Sud, degli sfaccendati disoccupati, che non riescono ad articolare neanche una frase in italiano, sono parassiti mantenuti dal nord che paga le tasse.
Irritante l’ospite in studio leghista che, per rafforzare la tesi iniziale da dover solo confermare nel corso della puntata, faceva sempre la stessa domanda ai collegati da Napoli: “Che lavoro fa?” per ricevere sempre la stessa risposta, che gli autori del programma avevano ben previsto con la scelta degli ospiti napoletani in piazza: disoccupato. Che ne era del tema del programma, delle autonomie regionali, delle risorse redistribuite, del principio di uguaglianza costituzionale, cosa si poteva mai cercare di spiegare sulla storia d’Italia, sulle fasi vissute dalla “questione meridionale”, sul pil ondeggiante nei 156 anni unitari? “
Ma la storia insegna che spesso chi vuol fare il furbo servendosi degli idioti corre il rischio di farsi male da solo.
(Quadro: ” Max Ernst, Santa Cecilia”)



