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Fino a questo momento l’unica certezza assoluta sulla morte di Nunzio Fornaro e della sua compagna ucraina Nina Schyschiyanova Kotlyarenko, entrambi ultra cinquantenni, è che siano deceduti alcuni giorni prima del ritrovamento dei corpi. Ritrovamento che è avvenuto nel primo pomeriggio di ieri, dopo che alcuni familiari di lui si erano recati di corsa nella villa di via Passariello, davanti al deposito ex Standa, a Castello di Cisterna, quindici chilometri a est di Napoli, perché allarmati dal fatto che non riuscissero ad avere loro notizie almeno da martedi. Però su tutto il resto gli investigatori – le indagini sono condotte dal capitano Marco Califano, comandante della locale compagnia dei carabinieri – rispondono con una stringata frase di rito: “le indagini sono in corso: non possiamo fornire ulteriori dettagli oltre all’ipotesi dell’omicidio- suicidio”. Stando alla pista più battuta Nunzio Fornaro avrebbe quindi preso la sua pistola e ucciso Nina, in casa, più precisamente in camera da letto, proprio sul loro letto matrimoniale. E dopo aver sparato Nunzio avrebbe infine rivolto l’arma contro se stesso, spirando accanto all’amore della sua vita. Ergo: l’ennesimo femminicidio con “pentimento” immediato del compagno geloso e assassino, che dopo l’omicidio decide di farla finita anche con la propria vita. E’ anche l’unica ipotesi che davvero regge al momento. Ci sono però da chiarire alcune cose, che comunque escludono ulteriori coinvolgimenti nella vicenda. E cioè che Nunzio fosse benestante, molto benestante, e che avesse un pessimo rapporto con due suoi fratelli, un fratello e una sorella, che da tempo vivono nel nord Italia. Vecchie ruggini legate a terreni edificabili di proprietà della famiglia. Invece un rapporto ancora buono il piccolo imprenditore di prodotti dell’edilizia ce l’aveva con l’unico fratello rimasto a vivere nel suo stesso paese, Castello di Cisterna appunto, a un tiro di schioppo da Pomigliano. A ogni modo il risultato della perizia balistica chiarirà una volta per tutte la pista dell”omicidio-suicidio, che rimane la più attendibile e probabile, come del resto confermato ieri sera dai carabinieri. A questo punto si piange l’ennesimo femminicidio in terra italica. Una mattanza indegna di una Paese che si reputi civile. Nina si trovava in Italia da più di vent’anni. Almeno da 16 era legata a Nunzio. Non avevano figli. La sua passione era la sartoria. Faceva abiti e anche aggiusti a chi glielo chiedesse. Era una donna piacente Nina. Piacente e dolce. Molto perbene. Perbene come il compagno del resto. Caratteri differenti. Più estroversa lei, timido, schivo e riservato lui, ai limiti dell’introverso. Era un imprenditore edile Nunzio. Il deposito dei materiali che acquistava e rivendeva ce l’aveva davanti alla sua villa. Villa in cui qualche sera fa – l’ipotesi formulata – Nunzio e Nina avrebbero avuto una discussione generata dalla gelosia di lui per un presunto problema avanzato da lei. Allora è stato un attimo: Nunzio non ha saputo tenere botta col ragionamento. Ha perso la testa improvvisamente, ha preso la pistola pensando di poter risolvere la questione di cuore in quel modo brutale e primitivo. Ma le indagini sono ancora in corso…