C’è distanza tra il governo e la proposta sindacale.
Licenziamenti Almaviva, ieri fumata nera dal ministero: non c’è ancora l’accordo. Dopo la bocciatura referendaria dell’ipotesi d’intesa raggiunta il 26 aprile e a due settimane dalla scadenza della procedura di licenziamento per 2990 dipendenti, i sindacati di Almaviva, maggiore call center nazionale, hanno presentato la loro proposta al governo e all’azienda. Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil hanno sostanzialmente chiesto che l’esecutivo emani per Almaviva un decreto ad hoc, sul modello Indesit. Dunque, ieri pomeriggio nella sede del ministero per lo Sviluppo Economico, “assediato” all’esterno da centinaia di lavoratori accorsi dagli uffici maggiormente a rischio occupazionale (Napoli, Roma e Palermo), non è stato ratificato nessun patto salva posti ma è stata consegnata una rosa d’interventi che secondo le organizzazioni di categoria potrebbero salvare i lavoratori e migliorare la situazione aziendale. I sindacati puntano su una nuova impostazione degli ammortizzatori sociali (specifica per Almaviva, della durata di almeno 36 mesi, da pre impostare e non rinegoziabile alla bisogna), sul rafforzamento delle sanzioni per le aziende che non segnalano all’utente i contatti con i call center stranieri e sul rispetto del contratto nazionale di lavoro di categoria nell’ambito delle gare per le commesse. Dal canto suo la viceministro Teresa Bellanova ha ribadito che gli ammortizzatori a disposizione sono i sei mesi di contratti di solidarietà di tipo B più altri 12 mesi di cassa integrazione e che c’è inoltre un fondo residuale istituito dalla legge Fornero per altri 18 mesi di ammortizzatori con le stesse caratteristiche della Cig. Ma restano le difficoltà. Nel confronto di ieri i responsabili di Almaviva hanno ribadito la soluzione strutturale a causa della grave situazione venutasi a creare nel settore nazionale negli ultimi anni. La riunione quindi è terminata in serata. Le parti si rivedranno tra qualche giorno. Ma il tempo stringe. “Noi vogliamo ammortizzatori sociali prestabiliti, come durata e come tutto – commenta Massimmo Tagliatela, segretario regionale della Uilcom Uil Campania – non vogliamo rinegoziarli continuamente”. “Considero il tavolo aperto senza soluzione di continuità fino all’ultimo secondo possibile – aggiunge Salvatore Topo, segretario regionale della Fistel Cisl Campania – ma il sindacato deve praticare qualsiasi strada per salvare 3000 posti di lavoro perché da noi in particolare risulterebbero devastanti”. Critica la Cgil. “Nonostante la posizione del ministero di non accettazione della nostra proposta sugli ammortizzatori – conferma Osvaldo Barba, segretario della Slc Cgil di Napoli – il sindacato responsabilmente non vuole rompere il tavolo. Ma dal governo vogliamo impegni chiari”. Nella sede di Almaviva Napoli si prevedono 400 licenziamenti su 868 addetti. A Palermo gli esuberi sono 1670 e a Roma 920.



