Impietoso quadro delle coste italiane tracciato dall’ultimo rapporto di Legambiente. Ma una piccola speranza c’è e viene dall’Università Federico II e dal Cnr.
Oggi il 51% dei litorali italiani è stato trasformato da case e palazzi e la cifra, senza un cambio delle politiche, è destinato a crescere: negli ultimi decenni al ritmo di 8 chilometri all’anno, più della metà dei paesaggi costieri sono stati trasformati da palazzi, alberghi e ville. Un terzo delle spiagge è interessato da fenomeni erosivi attualmente in espansione; 14.542 sono le infrazioni accertate nel corso del 2014 tra reati inerenti al mare e alla costa in Italia, 40 al giorno, 2 ogni chilometro, ancora in crescita rispetto al 2013.
E’ questa l’istantanea degli oltre 7 mila chilometri di coste del nostro Paese scattata dal nuovo rapporto ‘Ambiente Italia’ 2016 di Legambiente (Edizioni Ambiente), presentato oggi a Roma nella sede dell’Anci, in cui si fa presente come ”senza un cambio delle politiche” l’erosione costiera sia ”destinata a crescere”.
I mali del nostro mare, spiega il report, sono soprattutto ”cemento, erosione costiera, mala depurazione e beach litter” (rifiuti marini, plastiche galleggianti), a cui si aggiungono gli impatti dei cambiamenti climatici che rendono ancora ”più fragili le coste”.
L’analisi di Legambiente, tra consumo di suolo ed erosione, prende in considerazione 6.500 chilometri di costa, da Ventimiglia a Trieste e delle due isole maggiori. Di questi, 3.300 chilometri sono stati trasformati in modo irreversibile (720 km sono occupati da industrie, porti e infrastrutture, 920 colonizzati da centri urbani), e su quasi 1.700 chilometri ci sono ville e villette (il 25% della linea di costa).
Il consumo di suolo dovuto a cambiamenti del suo uso (per espansione urbana e industriale) “è oramai considerata la più importante minaccia globale al suolo e alle funzioni ambientale che esso fornisce (FAO & ITPS, 2015)”, ricorda il Cnr rilevando che “ad oggi non sembrano esserci significative inversioni di tendenza a scala globale, europea e italiana (ISPRA, 2015). E’ quindi necessario fare di più”. Ora c’è un nuovo strumento a disposizione. Il centro di Ricerca CRISP (Università di Napoli Federico II e Consiglio Nazionale delle Ricerche), con i dati dell’ISPRA, il know-how di Geosolutions e la collaborazione dell’Istituto Nazionale di Urbanistica, ha realizzato, dopo tre anni di lavoro, SOILMONITOR, per la valutazione del consumo di suolo a scala nazionale.
“Si tratta di un’applicazione web di supporto alle decisioni sui territori – spiega il Cnr – Uno strumento in grado di monitorare e valutare il consumo di suolo su tutto il territorio italiano. SOILMONITOR fornisce, per qualsiasi area e in tempo reale, risposte riguardanti: la valutazione del cambio di uso del suolo tra anni diversi; la dinamica del consumo di suolo e la frammentazione del territorio rurale; una prima quantificazione delle funzioni ambientali perse”. SOILMONITOR può fornire una fotografia dei processi di consumo di suolo e del conseguente degrado e vuole dimostrare che un nuovo approccio alla pianificazione ed alla gestione dei nostri territori è possibile, afferma il Cnr, uno strumento aperto a tutti, basta solo una connessione internet.



