Da oggi parte una nuova rubrica: “Lingua in laboratorio”, a cura del prof. Giovanni Ariola.
Con il prof. Giovanni Ariola, docente e poi Dirigente scolastico, abbiamo convenuto che una rubrica sulle curiosità linguistiche da pubblicare su ilmediano.it avrebbe potuto trovare felice cittadinanza. E così è.
“Lingua in laboratorio” sarà lo spazio nel quale, grazie all”esperto, la nostra lingua verrà indagata e manipolata, in un “gioco” settimanale di conoscenza il cui obiettivo palese è quello di stimolare la curiosità nei lettori.
Gli appuntamenti della rubrica hanno l”ambizione di rendere piacevole la manipolazione della lingua per favorirne il potenziamento anche come mezzo di comunicazione. E si sa, in mancanza di essa, di questo ponte indispensabile da lanciare tra noi e gli altri, prendono il sopravvento solitudini e incomprensioni.
L.P.
Riflettere sulla lingua, sia parlata che scritta, e sui vari linguaggi che da essa derivano, è un”operazione mentale che non è solo appannaggio di linguisti o di docenti di scuola: può essere eseguita da chiunque, utilmente e piacevolmente.
A chiunque infatti può risultare interessante, proficuo e dilettevole sapere, ad esempio come la lingua che utilizziamo ogni giorno sia nata, come si sia trasformata nel tempo, quale sia la sua struttura, quali le funzioni e gli scopi, come alla fine possa anche decadere e scomparire.
Tutti sanno che noi abbiamo bisogno della lingua come di uno strumento indispensabile per esprimerci e per comunicare, ma molti non si rendono conto che noi non potremmo articolare il nostro pensiero senza le parole.
La luce del pensiero si è accesa nella mente quando l”uomo ha cominciato a usare le parole e a combinarle insieme in frasi di senso compiuto, come dicono i grammatici.
Assodato che la lingua è uno strumento del tutto convenzionale e che da una parte stanno le cose, la realtà, il mondo e dall”altra le parole che li designano ma che non si identificano con gli oggetti e gli eventi, ognuno può vedere che talvolta i due mondi quello reale e quello artificiale/simbolico tendono a vivere autonomamente indipendenti l”uno dall”altro, ma anche, spesso, a prevaricare l”uno sull”altro.
Quante volte ci capita di dire di un oratore: “Ha detto solo parole:..”; oppure davanti ad un evento che ci ha emozionato eccessivamente: “Non ho parole, non trovo le parole, non ci sono parole:.”.
L”uomo allora deve correre ai ripari e medicare questo scollamento ricombinando continuamente e in un ordine diverso da quello preesistente le parole e perfino inventandone di nuove per poter rinominare le cose, per poter fare un discorso di nuovo credibile, per scoprire, riscoprire o creare un nuovo senso alla realtà di cui parliamo e scriviamo.
È stato Ludwig Wittgenstein a indicare le enormi potenzialità del linguaggio e ad elaborare una concezione basata su uno schema interpretativo conforme alla varietà delle modalità d”uso, che sole modificano e fanno vivere gli strumenti simbolici.
Si incarica infatti l”uso quotidiano, oltre naturalmente l”attività creativa della mente umana, in modo particolare degli scrittori, a svecchiare e innovare la lingua.
Detto questo, si capisce che la lingua, consapevolmente o inconsapevolmente, subisce (è necessario che subisca) continue manipolazioni per poterla rendere sempre più idonea e rispondente alle sue specifiche funzioni e agli scopi a cui chi parla o scrive la destina. Ne consegue che più efficace può risultare tale lavoro di innovazione e adattamento, se esso è fatto consapevolmente e con competenza.
Si è detto altresì che manipolare la lingua non è solo utile, ma anche piacevole: si tratta di un”attività metalinguistica e perfino ludica, che oltre a mostrare praticamente le potenzialità espressive intrinseche della lingua stessa, ne favorisce lo sviluppo e l”ampliamento/potenziamento anche come mezzo di comunicazione.
Lo scopo di questa rubrica potrebbe essere quello di stimolare, attraverso una serie di spunti indicativi ed esemplificativi, nei lettori la curiosità prima e l”interesse dopo per questa attività di indagine nel corpo della lingua e contemporaneamente di manipolazione della stessa, fino ad arrivare al puro diletto del gioco linguistico, ad appropriarsi un poco anche dell”arte dei poeti, oltre naturalmente ad accrescere la propria competenza di parlante e di scrivente.
È pur vero, come dice Umberto Eco che “il problema è costruire il mondo, le parole verranno quasi da sole. Rem tene, verba sequentur”. Altrettanto vero è quello che lo stesso studioso annota subito dopo: “Il contrario di quanto, credo, avviene con la poesia: verba tene, res sequentur”. Tuttavia questo capovolgimento della locuzione antica, sia essa di Catone il Censore o di Cicerone, indicato come caratteristica dell”attività dei poeti, io lo estenderei a tutti quelli che intendono utilizzare la lingua (e i vari linguaggi): Conosci bene la lingua e sarai in grado di esprimere e comunicare, anche in modo originale, qualsiasi argomento.
Si invitano dunque i lettori ad accomodarsi in questo laboratorio linguistico “virtuale” nel quale abbiamo collocato cinque tavoli sui quali c”è una bella quantità di tomi, antichi e nuovi, e in più strumenti di vario genere, tra i quali ovviamente i computer.
Su ogni tavolo si svolgerà un”attività diversa: la ricerca delle radici delle parole, la ricostruzione del viaggio di queste nel tempo, i giochi linguistici, le costruzioni della fantasia. Un tavolo sarà riservato al nostro dialetto, alla sua storia, alla sua vitalità che resiste nonostante gli attacchi che quotidianamente è costretto a subire dalla lingua nazionale e oggi anche dalle lingue straniere, grazie all”opera di difesa e di conservazione che molti fedeli, uomini di cultura, scrittori e cittadini comuni gli prodigano.

