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L’UNIVERSO FEMMINILE NEL 1900

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Riconoscere alle donne diritti politici e civili, in questo periodo, era considerata roba da pazzi. Ma la strada è tracciata e “l”angelo del focolare” comincia a farsi spazio nei pregiudizi del secolo.
Di Ciro Raia

Un deputato nativo di Brindisi, Salvatore Morelli, ben vent”anni prima che il nuovo secolo vedesse la luce, aveva condotto in Parlamento grandi campagne a favore della donna. Egli era considerato un pazzo. Ma, intanto, si batteva con perseveranza e coraggio per la diffusione dell”istruzione popolare nelle campagne, per un”inchiesta parlamentare sulla corruzione nella Manifattura Regia dei Tabacchi, per la tutela del lavoro delle donne e dei fanciulli, per il riconoscimento del diritto di voto alle donne, per la parità di diritti e doveri tra coniugi.

Nonostante questi tentativi pregressi, però, i tempi sembrano ancora troppo bui, per poter riconoscere alla donna diritti civili e politici. A tal proposito la rivista dei gesuiti, Civiltà Cattolica, aveva, anzi, scritto: “Iddio scampi le fanciulle da quella educazione che il deputato Morelli desidera di vedere attuata legalmente al fine di preparare numerose sorelle alla Massoneria maschile!”.

Anche il capo del governo, Giuseppe Zanardelli è contrario sulla proposta di riconoscere il voto all”universo femminile. Il primo ministro sostiene che non è possibile far votare le donne, “perchè così vuole la grande tradizione [:]. Sia pure che la donna possa votare con perfetta intelligenza, con piena indipendenza, ma a quest”ufficio non è chiamata dalla sua esistenza sociale”.

Ma tuttavia qualcosa, anche se lentamente, sta cambiando nell”universo femminile. Nel 1904, infatti, per la prima volta, le donne sono ammesse alla professione di avvocato. L”inserimento nel mondo delle professioni consente di guardare non più alla donna come al tradizionale angelo del focolare. Anche le donne operaie conquistano la consapevolezza dei propri diritti e non esitano a manifestare in azioni di sciopero. Testimonianza è l”azione delle sigaraie della Manifattura Tabacchi di Venezia che, inaspettatamente, protestano contro i datori di lavoro e fronteggiano violentemente le compagne crumire.

Nel 1906, poi, da Torino parte uno sciopero rivoluzionario. Le operaie del settore tessile e cotoniero, infatti, chiedono la riduzione della giornata lavorativa da 11 a 10 ore. Il rifiuto dei datori di lavoro provoca manifestazioni di solidarietà in tutto il paese, dove monta una protesta forte, che, spesso, sfocia anche in scontri armati. L”incandescente situazione venutasi a creare impone agli industriali di ridurre l”orario di lavoro. È una grande vittoria della classe operaia!

LA RUBRICA “PILLOLE DI “900”

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