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Le ricette di Biagio: pagnotta con trippa e minestra del Vesuvio. Fu cibo da strada durante la Festa di San Michele a Ottajano

Il cibo da strada accompagnò la Festa di San Michele finché si tenne la Fiera degli animali. Bene ha fatto il Comitato a riaprire la storia del rito: con l’augurio che nelle “casette” si possa trovare anche il cibo della tradizione. La soddisfazione degli organizzatori della Festa 2016.

 

Trippa in umido (per 4 persone). Ingredienti: gr. 750 di trippa di vitello; mezza cipolla; mezza costa di sedano; mezza carota; 20 gr.di burro; 40 gr.di lardo battuto; 3 pomodori pelati e tagliati a concassé; due cucchiai di minestra verde, preparata con erbe vesuviane accuratamente cotte: borragine, rucola, rapesta; mezzo litro di brodo; formaggio grattugiato; mezzo bicchiere di vino rosso; olio; peperoncino; sale. Lavata e lessata la trippa, tagliatela in piccole liste. Fate rosolare nel burro e nel lardo battuto la cipolla, il sedano e la carota finemente sminuzzati, aggiungete il brodo, i pomodori tagliati a concassé, e le liste di trippa. Fate cuocere a fuoco basso; a metà cottura aggiungete il mezzo bicchiere di vino rosso, aspettate che l’”insieme” si prosciughi, versatelo nel piatto, cospargete la trippa calda con un filo d’olio e con formaggio grattugiato, aggiungete i pezzetti di peperoncino, e infine imbottite le pagnotte in cui già sia stato preparato, per chi lo gradisce, un letto di minestra verde vesuviana. Per tagliare i pomodori a concassé bisogna scottarli, pelarli, farli riposare per un momento tra cubetti di ghiaccio perché si blocchi il processo di cottura, e infine tagliarli in tocchetti. La ricetta l’ho presa da Davide Paolini: ho aggiunto il peperoncino, la minestra verde vesuviana e il vino rosso di Castello di Palma, che ha accompagnato anche la degustazione

 

Biagio Ferrara

 

Il 9 maggio 1922 il veterinario dott. Vincenzo Tropeano, ispettore della Fiera di San Michele, che si teneva il 7 e 8 maggio a Ottajano, nella trama di strade tra le piazze San Lorenzo, Stazione e Mercato, comunicò che “erano intervenuti” alla fiera 2200 cavalli, 850 tra muli e bardotti, 1050 asini, una cinquantina di buoi e vacche, 200 maiali e che tutto si era svolto nella più grande tranquillità: il che non era scontato in partenza, considerato il profilo sia dei sensali che controllavano il mercato che quello degli allevatori dei cavalli e degli asini: erano, gli asini, ancora protagonisti insostituibili dell’economia costruita sulla Montagna. Il dott. Tropeano fece l’elogio delle guardie municipali Giuseppe Avino e Michele Auriemma e del vigile sanitario Raffaele Mezza. Il Mezza e il suo collega Gerardo Langella durante la Fiera del 1921 avevano elevato contravvenzione contro tre “merciajuoli”, e cioé venditori di frattaglie, due di Ottajano e uno di Striano, che non rispettavano a sufficienza l’igiene pubblica, e per la scarsa qualità del prodotto, e perché riversavano in strada l’“acqua putrida” e i rimasugli, non meno “putridi”, della trippa lavorata. I “merciajuoli” arrivavano con i loro carretti, dipinti a colori assai vivaci, in tutte le feste di piazza, ed erano ospiti fissi delle Fiere, poiché la pagnotta con la trippa entrava nel menu tradizionale dei carrettieri, dei “vatecari”, dei bovari.

Anche a Ottaviano la festa del Patrono è stata da sempre una festa del cibo: dei molti e vari banchi che un tempo si allineavano lungo le vie sopravvissero quelli di “terrunari” “franfelliccari” “spicaiuoli”: i venditori di torrone, soprattutto, furono e sono di alto livello. Ma cambiano i tempi e cambia il cibo da strada. E dunque da qualche anno il Comitato organizzatore della Festa allestisce intorno a piazza Municipio un parco del cibo, fatto di “casette” attrezzate per la vendita di panini pizze fritture bevande: l’augurio è che gli chef di strada non imitino i “merciajuoli” del passato inondando e impregnando i luoghi con i resti dell’olio usato per friggere. E’ lecito aspettarsi che i gestori delle “casette” preparino anche i cibi che la tradizione connette alla festa di San Michele: non tanto la minestra di pasta e piselli, che non è un cibo da strada, quanto vari tipi di focacce alle erbe e di caponate, il pane di saragolla, i taralli con pomodoro e origano e le “pettole”, frittelle con acciughe, verdure e mozzarella, che sono la prova gustosa delle antiche e salde relazioni tra Ottajano e la Puglia.

Il Presidente del Comitato, Enrico Del Giudice, e il vice, Gaetano Sessa, che è anche presidente della Pro Loco, hanno garantito che tutto, quest’anno,si è svolto nel modo migliore: la Festa è stata un successo, il concerto di Luca Carboni e l’esibizione di Ciro Giustiniani, il boss delle cerimonie, hanno riempito piazza Municipio di una folla traboccante e entusiasta che, nel video girato dai collaboratori del nostro giornale, appare tutta immersa nei fiotti di luce riversati dalle fastose luminarie: un magnifico effetto. L’architetto Del Giudice mi dice che la soddisfazione per il successo è la ricompensa più preziosa per i sei mesi di duro lavoro che lui e i membri del comitato hanno dedicato alla organizzazione dell’evento. Mi dice anche che bisogna ripensare il ruolo delle bande musicali, perché i loro concerti suscitano ormai l’attenzione solo di poche persone. Sa, il Presidente, che questi concerti fanno parte, da sempre, della storia della Festa, e che per anni sono stati un momento importante per i molti “patiti” di concerti bandistici non solo di Ottaviano, ma di tutto il territorio: per salvare la tradizione bisogna, talvolta, introdurre qualche saggia innovazione.

Non faccio domande sulla “corsa dei ciucci: chiedo solo se c’è stato un vincitore. Il Presidente mi dice, e mi autorizza a scrivere, che la corsa è stata interrotta, che non c’è vincitore, e che “non si ripete”.

Forse bisogna ridare importanza ai taralli fatti con pomodoro e origano: sono un augurio di felice fortuna: la forma rotonda, la doppia cottura, la sugna, l’origano e, soprattutto, il grano, tanto caro all’ Arcangelo…..

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