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L’Arpac: « Sotto le case di Acerra c’è un’altra discarica tossica: è lunga mezzo chilometro »

Una discarica che emana esalazioni tossiche. Uno sversatoio molto pericoloso, soprattutto perché si trova a pochissima distanza da centinaia di abitazioni. E’ una discarica enorme, lunga mezzo chilometro, larga cinque metri e profonda un metro e mezzo, che sembrava soltanto un innocuo terreno di riporto e che invece si è rivelata un mostro chimico dal quale un giorno si e l’altro pure si sprigionano fumarole velenose. L’allarme è stato lanciato al Comune di Acerra dall’ Arpac, l’Agenzia regionale per l’Ambiente, che nei prossimi giorni procederà alla caratterizzazione delle sostanze contenute nell’invaso finito nel mirino dei controlli. Nel frattempo in un documento inviato alla municipalità l’Agenzia conferma i fortissimi sospetti degli ambientalisti della zona, che ad agosto avevano fatto effettuare da un laboratorio accreditato le analisi di alcuni campioni di terreno prelevati lungo il controfosso dei Regi Lagni, in via primo maggio, appartamenti e case residenziali alla periferia sud occidentale della città. I risultati di questo primo esame privato sono stati agghiaccianti: metalli pesanti, zinco, rame e idrocarburi in quantità fino a tre volte superiori ai limiti di legge. E poi ferro e alluminio a livelli stellari, fino a trecento volte più dei volumi normalmente contenuti in un terreno agricolo standard. Mobilitato il sindaco di Acerra, Raffaele Lettieri, che ha diffidato il Consorzio di bonifica del basso Volturno a risanare la zona indicata dall’Arpac. La procedura finalizzata alla rimozione dei rifiuti è stata attivata dalla segretaria comunale, Maria Piscopo. Il Consorzio è infatti l’ente regionale che dovrebbe gestire la manutenzione dei Regi Lagni e dei canali afferenti. C’è però una situazione di fondo che potrebbe ostacolare l’intervento di questo organismo, notoriamente già poco attivo in condizioni normali, soprattutto a causa della cronica assenza di fondi, uomini e mezzi. Il Consorzio infatti è in lite con il Comune di Acerra. C’è un contenzioso. L’ente regionale pretende dalla municipalità un milione di euro di tasse relative allo smaltimento delle acque reflue. Tributi comunali che la società municipale che gestiva la fornitura idrica non avrebbe erogato. C’è però da sbrigarsi. Le sterpaglie che hanno preso fuoco durante le giornate più roventi di questa terribile estate hanno incendiato ben tre volte negli ultimi due mesi e mezzo tutto il fronte della discarica di via primo maggio. I vigili del fuoco sono intervenuti a più riprese per spegnere gli incendi ma i rifiuti mescolati al terreno hanno fatto riattivare molti focolai. Tuttora è possibile osservare le fumarole tossiche che appestano l’aria. Durante gli incendi di giugno e luglio ben 72 persone sono state costrette a fare ricorso alle cure dei medici per contrastare i sintomi causati dalle esalazioni del controfossi: tosse,asma, dermatiti. Gli esposti alle autorità e i referti medici sono anche stati pubblicati dal nostro giornale. Gli ambientalisti della zona sono intanto criticano il Comune. « Subito dopo la serie di incendi che hanno ridestato il “mostro” di via primo maggio – denuncia Alessandro Cannavacciuolo, noto ecologista di Acerra – il Comune avrebbe dovuto mettere in sicurezza tutta l’area: non lo ha fatto ».

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