La processione non va alla Fiat. Ma accanto a don Peppino si radunano migliaia di fedeli

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Il sindaco di Pomigliano Raffaele Russo ha disertato messa e processione. 

Ieri la statua del santo patrono di Pomigliano non è passata in processione davanti alla Fiat. Ha infatti funzionato l’altolà del vescovo di Nola, Beniamino Depalma, imposto al “prete operaio”, don Peppino Gambardella, il parroco della chiesa madre di San Felice. Il sacerdote, da sempre molto vicino al mondo del lavoro e alle sue problematiche, voleva portare la statua del santo davanti ai cancelli dello stabilimento automobilistico per rispondere con quest’azione simbolica all’azienda guidata da Sergio Marchionne, che aveva deciso di tenere per la prima volta aperta la grande fabbrica della Panda nel giorno della ricorrenza del patrono. Ma ieri, a causa del diktat del vescovo, la processione con la statua di San Felice è stata di quelle brevi. Si è mantenuta entro le mura della città, restando a debita distanza dalle grandi fabbriche, Fiat in testa. “Comunque perdoniamo la Fiat in questo giorno di pace, la pax feliciana – ha detto don Peppino dall’altare – anche se ha impedito a tanti lavoratori di celebrare questa sacra festa”. Alla messa per il patrono e alla successiva processione hanno partecipato migliaia di fedeli. La chiesa di San Felice ha fatto registrare il tutto esaurito. Tante persone sono state costrette a restare nella strada antistante. Comunque anche ieri c’è stato spazio per la polemica. Questo perché il sindaco di Pomigliano non si è presentato in chiesa. Raffaele Russo (Forza Italia) ha preferito inviare al suo posto, fascia tricolore al petto, la vicesindaco Elvira Romano. Nei giorni scorsi il primo cittadino aveva duramente criticato la posizione di don Peppino e del vescovo, contrari alla decisione della Fiat di cancellare la festività. A ogni modo ieri la Fiat ha funzionato regolarmente. “L’assenteismo è rimasto alla percentuali fisiologiche, del 3 % – ha fatto sapere Raffaele Apetino, segretario regionale della Fim Cisl – mentre nessuno ha aderito allo sciopero di 8 ore indetto dal Si Cobas: è la dimostrazione che i lavoratori aderiscono in massa alle occasioni in cui la produttività manifesta le sue esigenze grazie all’aumento degli ordinativi”.

 

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