sabato, Febbraio 28, 2026
12.9 C
Napoli

La musica barocca napoletana incontra il Natale: il musicista Cristoforo Caresana

La propaganda devozionale post-Tridentina fu un’esplosione di rinnovamento cattolico che utilizzò deliberatamente l’apparato scenico delle sacre rappresentazioni e tanta musica per riaffermare i dogmi e promuovere una spiritualità più personale e visibile.

I Padri Filippini, in particolare, come i Gesuiti, promossero attivamente una forma di teatro edificante, non tanto come genere specifico, quanto come strumento educativo e catechistico, usando spettacoli, sacre rappresentazioni, all’interno dei loro oratori, per istruire, divertire moralmente e formare il pubblico, specialmente i giovani, attraverso storie di vita e di fede, in un’ottica di educazione integrale. La comunità fondata da Filippo Neri nel 1561 a Roma, iniziò a diffondersi anche fuori le mura dell’Alma Città, sicché arrivò a Napoli, dove stabilì la propria sede in un prestigioso palazzo posto di fronte al Duomo e al Conservatorio dei Poveri di Gesù Cristo. Famosa è rimasta la biblioteca dell’Oratorio dei Gerolamini che conserva l’intera opera manoscritta di numerosi musicisti che si dilettarono a comporre composizioni altamente spirituali. Nel periodo barocco, una figura poco studiata, che occupa un posto speciale, è il sacerdote Cristoforo Caresana, tra i più attivi, che con le sue cantate natalizie definì un esempio di alto teatro religioso dell’età barocca napoletana.

Cristoforo Caresana

Nacque verso il 1640 a Venezia, sebbene il Dizionario della Musica in Italia attesti la sua nascita a Taranto nel 1665, e perciò fu detto anche «il Vinitiano», morì a Napoli il 13 settembre del 1709 [morte a Napoli nel 1713, op.cit.]. Probabilmente giunse nella capitale al seguito dei Febi Armonici, celebre compagnia teatrale, che introdussero l’opera veneziana a Napoli a metà del Seicento, su invito del viceré, esibendosi nei giardini reali e poi nel nuovo Teatro di san Bartolomeo, introducendo autori come Claudio Monteverdi (1567 – 1643) e Francesco Cavalli (1602 – 1676), e collaborando con musicisti locali come Francesco Cirillo (1623 – dopo 1665) per adattamenti, gettando le basi per la fioritura di quella sarebbe poi diventata la celebre scuola musicale napoletana [cfr. I. Chiappara (a cura di), Storie di Opera in Musica, in www.saladelcembalo.org]. A Napoli, la professione musicale di Caresana si affermò totalmente con una carriera fulminante: nel 1658 lo troviamo dapprima tenore nella Real Cappella di Napoli e nel 1667 organista nella stessa; dal 1688 al 1690 insegnò nel Conservatorio di Sant’Onofrio; nel 1699 fu successore di Francesco Provenzale (1632 – 1704) nella Cappella del Tesoro di San Gennaro; nel 1705, provvisoriamente, fu organista della Real Cappella, sostituendo Domenico Scarlatti (1685 – 1787). Nell’archivio dei PP. Filippini si conservano oltre 150 sue composizioni, moltissime autografate [S. Di Giacomo, Catalogo dell’Archivio musicale dei Filippini di Napoli, Parma, Soc. dei Musicologi, Italiani, pagg.36 e seguenti].

Tarantella 1673 – Biblioteca dei Girolamini

Le cantate – spiega Isabella Chiappara, storica dell’arte – presentano, in particolare, una forma breve, quasi da miniatura, riflettendo da una parte il clima gioioso del Natale e dall’altra il particolare contesto della tradizione e della liturgia che abbiamo visto incarnarsi nel presepe napoletano popolare, con i giovani allievi dei conservatori, all’epoca, travestiti da pastori, angeli e diavoli.  La tarantella a 5 voci per la Nascita del Verbo, in particolare, fu composta nell’ottobre del 1673 e si apre con il Coro degli Angeli che incitano e annunciano ai pastori la nascita di Cristo. E’ una esplosione di gioia, un vero fuoco d’artificio di dinamiche coloratissime. Caresana – spiega il M° Giancarlo Amorelli, baritono e direttore di coro e orchestra – si avvale dello spirito napoletano della vivace tarantella, come rito medicinale tradizionale di cura. Il ritmo della tarantella, non conosciuto dal musicista veneziano all’arrivo, ben si addiceva al sentimento popolare napoletano.  Il testo, invece, letto attentamente, dipinge numerose scene riportate dal Protovangelo di Giacomo, noto anche come “Vangelo dell’Infanzia”: Pastori, o là, che si fa, dal pigro sonno, dhe risvegliatevi, su’, e non si dorma più, sorgete dal riposo, disserate le luci, più prolisso letargo, il ciel non vuole, or che in grembo alla notte, è nato il duce, torni al mondo oscurato, oggi, la luce…

Adorazione dei Magi 1676, Biblioteca dei Girolamini

Con i suoi simboli antichi e misteriosi, tradotti in personaggi della più toccante e scontata quotidianità, tante figure come il diavolo sotto forma di tarantola nera, gli angeli, i pastori, Maria, Giuseppe e il Bambinello entrano a far parte di quel mondo favoloso che ritroviamo in questa cantata, dove al meglio si esprime la particolare religiosità dell’antica capitale. Altre versioni testuali saranno elaborate successivamente su questa melodia. Certamente, bisogna affermare che tale sentimento religioso a Napoli si manifestava in forme di grande spettacolarità soprattutto durante le maggiori feste liturgiche: dal santo Patrono Gennaro, a cui Caresana dedicò una Canzone a 4 voci nel 1700, fino a Natale e Pasqua. La componente musicale era preponderante in questi periodi e i protagonisti erano gli stessi allievi dei quattro conservatori napoletani: i giovanissimi musicisti venivano divisi in frotte o paranze, che andavano ad arricchire i numerosissimi festini che si svolgevano in vie e piazze, chiese e palazzi nobiliari. Bambini e giovinetti, nelle loro tonache colorate, talvolta vestiti da angeli, spesso protagonisti anche di ardite macchine barocche con le quali venivano sollevati a simulare il volo, cantavano e suonavano laudi polifoniche o brevi mottetti, come continua a spiegare Isabella Chiapparo.

Isabella Chiapparo, Antonio Florio e Giancarlo Amorelli

Le novene degli zampognari, i rustici musici che con cornamusa e ciaramella, scendevano dai monti dell’Abruzzo o della Ciociaria, erano anch’esse una componente importante del periodo natalizio, insieme con la rappresentazione. Al suono della zampogna gli uomini si toglievano il cappelloAnche nella Pastorale a 5 voci e strumenti appare un magnifico episodio in cui risuona il tipico motivo della rustica zampogna dei montanari, fattasi anch’essa musica nobile ed acculturata. Di grande spessore rimangono ancora altre due opere di Caresana: La Veglia (1674) e L’ Adoratione de’ Maggi (1676). Nella prima si propone una serata di veglia, tipica nelle case napoletane con giochi, danze e divertimenti come l’immancabile tombola. Ai balli, bellissimo quello della Barrera, si contrappone – conclude Isabella Chiapparo – un momento di musica altissimo, una trasognata, meravigliosa ninna-nanna, per voce di basso Dormi o ninno, dormi o core, ipnotica e suadente. Nell’’Adoratione de’ Maggi, infine, è anch’essa esemplare con il solito concerto di angeli che si contrappongono a Lucifero e i Magi che portano i loro doni al Bambino. Il M° Antonio Florio & I Turchini – specializzati nell’esecuzione del repertorio musicale napoletano di Sei e Settecento, e nella riscoperta di compositori rari – hanno dato ampio risalto alle composizioni del Caresana con numerose incisioni ed esecuzioni. Certamente a Caresana bisogna dare il giusto rilievo in quanto anticiperà altri due grandi maestri: il gesuita italiano Andrea Perucci, che nel 1698, offrirà al teatro religioso la sua grande opera Il Vero Lume tra l’Ombre ovvero la Spelonca Arrichita per la Nascita del Verbo Umanato, conosciuta come la Cantata dei Pastori; Sant’Alfonso de’ Liguori (1696 – 1787), autore finale del famosissimo canto Tu scendi dalle stelle, in quanto – conclude Giancarlo Amorelli – ebbe l’eccezionale capacità di completare il canto in uno stile pastorale perfettamente aderente alle caratteristiche di una melodia perfettamente popolare.

Canzone a 4 voci per San Gennaro 1700 – Biblioteca dei Girolamini

 

 

 

 

In evidenza questa settimana

Somma, il Primo Circolo Arfe’ e il Liceo Torricelli insieme per il convegno “Biblioteca Silenziosa”

Riceviamo e pubblichiamo Il Primo Circolo Didattico Raffaele Arfè e...

Ercolano, ragazza accoltellata dopo una lite

Ad Ercolano una lite tra due ragazze è finita...

Serata cover tra scommesse e sorprese

Il Festival di Sanremo è, come ogni anno, un...

Doppio sold out per “Il Valigione 2.0”, in scena con “‘Mpriesteme a mugliereta”

Due giorni di successi e applausi quelli dedicati alla...

“Res Publica 2.0”, il nuovo percorso di formazione a San Gennaro Vesuviano

Riceviamo e pubblichiamo dal Comune di San Gennaro Vesuviano È...

Argomenti

Ercolano, ragazza accoltellata dopo una lite

Ad Ercolano una lite tra due ragazze è finita...

Serata cover tra scommesse e sorprese

Il Festival di Sanremo è, come ogni anno, un...

“Res Publica 2.0”, il nuovo percorso di formazione a San Gennaro Vesuviano

Riceviamo e pubblichiamo dal Comune di San Gennaro Vesuviano È...

Celestino Allocca: “È il momento di restituire dignità a Somma Vesuviana”

Abbiamo chiesto a Celestino Allocca, figlio del già sindaco...

Stellantis, sciopero a Pomigliano per il premio mancato: cresce la protesta degli operai

Una protesta inizialmente timida, poi cresciuta nel corso della...

Tragedia sul cantiere della diga, muore operaio di Pompei

  Pompei piange una delle sue vittime sul lavoro. Nicola...

Related Articles

Categorie popolari

Adv