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L’archeologo Antonio De Simone

Revocati gli arresti domiciliari per il professore Antonio De Simone, il tribunale della Libertà ha accolto le tesi della difesa, disponendo l’annullamento della misura cautelare. De Simone, archeologo di fama, era stato coinvolto nell’inchiesta «The Queen», in relazione alla turbativa d’asta per la gara di progettazione e direzione dei lavori per la realizzazione del museo archeologico di Alife e per i lavori di ristrutturazione dei padiglioni 7 e 8 della Mostra d’Oltremare.

L’archeologo, impegnato negli scavi della Villa Augustea di Somma Vesuviana e in quelli di Pollena Trocchia, docente universitario, già direttore del sito Unesco di Pompei e consulente del restauro della Domus Aurea, dovrà far valere adesso le sue ragioni, quelle già esposte nell’interrogatorio di garanzia.

Non esistono del resto, nella corposa ordinanza dell’inchiesta, né prove né indizi che De Simone (difeso dall’avvocato Maiello) abbia avuto contatti con dirigenti politici né con funzionari della Regione o della Mostra, ma solo conversazioni intercettate che dimostrano come l’archeologo – al pari di tanti che leggano atti ufficiali – fosse al corrente della gara quando il bando era già stato pubblicato il giorno precedente. Del resto è lo stesso gip a rilevare che De Simone viene coinvolto su indicazione del sovrintendente Campanelli la quale interviene solo a marzo del 2015, cioè dopo l’approvazione del progetto definitivo (dicembre 2014).

Il tribunale del Riesame non ha accolto invece la richiesta di scarcerazione per Pasquale Sommese. Il consigliere regionale resta dunque, per ora, in carcere.