La Mostra, curata da Marilena Marotta, e allestita nella Chiesa di Santa Croce e Purgatorio al Mercato, potrà essere visitata fino al 5 aprile. Scriveva Ernst Gombrich: “Poiché la nostra percezione deve essere sempre selettiva, lo storico dell’arte è allenato a notare la selettività dell’”occhio” del pittore, o piuttosto l’insieme degli aspetti della realtà che gli artisti selezionano per costruire la propria immagine del mondo visibile, qualunque sia il mezzo usato, l’appartenenza a una scuola o a un periodo.”. Introduce l’articolo la foto di un acrilico su carta di Marilena Marotta, “La tempesta”.
“I pittori vedono nelle ombre e nelle sporgenze più di quanto vediamo noi” (Cicerone)
La percezione di chi osserva i quadri in mostra è condizionata anche dal luogo in cui la mostra è allestita. E la Chiesa di Santa Croce e Purgatorio sta in un luogo – Piazza Mercato, Piazza del Carmine, la Basilica della Madonna del Carmine – in cui l’aria che si respira sa di storia, la storia passata e sempre presente di Napoli. La percezione di chi si accinge a osservare i quadri è condizionata dalle simmetrie definite dall’architetto Francesco Sicuro, che nel 1781 ebbe l’incarico di sistemare anche Piazza del Carmine, devastata il 22 luglio da un incendio provocato dai fuochi d’artificio. Il gruppo “Cchiù Art” è un collettivo che “abbraccia artisti di provenienza diversi.”, un gruppo che sperimenta “molteplici linguaggi figurativi e non” e comprende anche poeti. Fondato nel 2015, “CChiù Art” ha partecipato a mostre anche in Francia.
Giustamente Andrea Buonfino, che ha scritto la prefazione e i commenti alle opere pubblicate nel catalogo di questa mostra, “vede” nel quadro di Marilena Marotta, che “apre” l’articolo, i segni dell’espressionismo astratto e la “presenza” della lezione di Jackson Pollock e dell’Action Painting. L’osservatore “percepisce” immediatamente il movimento del pennello, l’impeto della mano dell’artista, la sua “immersione” nei colori che corrono sul supporto per poi sospendere la corsa: e questa “sospensione” diventa la chiave di lettura dell’opera. Il mio “occhio”, condizionato dalla luce del luogo e dai miei orientamenti, riesce a vedere, in questo splendido acrilico su carta, la realistica immagine di quei pensieri che in certi momenti si aggrovigliano nella nostra mente: a questi grovigli Irene Sparagna ha dedicato un libro e una profonda riflessione: “non credo di essere riuscita a dipanarli, ma forse non ho mai voluto che accadesse”.
La Marotta vuole che accada e ci induce alla speranza, perché scopre e indica all’osservatore il filo dell’attorcigliarsi e dunque la “chiave” che consentirà lo snodarsi: il celeste, colore della speranza, irretisce e blocca il blu scuro, proietta riflessi vitali su bianco e su un giallo particolare, che suggerisce il senso dell’attesa. L’acrilico su carta (57×43 cm.) ha un titolo in francese, “La tempète”, “la tempesta” un titolo che conforta la mia “lettura” dell’opera, perché ogni tempesta finisce, e il cielo si apre, diceva il poeta, alla quiete e alla serenità. Risultano interessanti alcuni versi della poesia “Radici d’angoscia”, scritta proprio dalla Marotta e pubblicata nel catalogo della mostra: “Le parole sono /silenzio, / sentieri per smarrire/ allontanare/, nascondere/ il male.” In appendice ho pubblicato l’immagine di un quadro del pittore iraniano Amir Sabetazar, un olio su tela (53×39 cm.), intitolato “Breath of renewal”, “Respiro di rinnovamento”.
La tecnica è notevole: l’artista si serve in modo magistrale di tutte le sfumature del verde e del celeste, e degli effetti plastici del bianco. Se “leggo” l’immagine dal centro – il naso, l’occhio, la bocca – verso le macchie e i filamenti dell’esterno, allora, è “un volto che si scioglie nel colore, un volto che si dissolve”, come ha scritto Andrea Buonfino, ma se il mio sguardo sale dall’esterno verso il centro, la percezione mi suggerisce un significato opposto: il disordine delle macchie diventa ordine e forma chiara, il nulla diventa vita, e sono spinto a notare che l’intero impianto è dominato dalla perfezione dell’arco – l’occhio, le narici, le labbra. Nel catalogo, come ho già detto, sono pubblicate anche alcune poesie. Mi piace citare i versi di “Attimo ramingo”, scritta da Antonio Messina, giovane poeta napoletano: “Un attimo ansimante defluisce nel corso / irregolare di un secondo/ mi sento trasognato e sommesso dal millesimo, / elevo lo sguardo perpendicolare /rivolgo le tempie ad ovest immergendomi nel minuto/ e con sospiro serafico, rimango deferente /al tempo /rigurgito quegli attimi di sagace esistenza.”. La visita alla mostra mi ha procurato una lucida emozione.




