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In ricordo di Paolino Angrisani (1863 – 1945), un grande sindaco di Somma Vesuviana

 

Nominato sindaco di Somma Vesuviana alla fine del 1899, resse questo incarico fino a luglio del 1902. Nel 1928 sventò un grave pericolo che incombeva sulla Città di Somma: il Direttorio del Fascio del Comune Sant’Anastasia, antico casale di Somma, brigava verso il Governo per ottenere l’aggregazione ad esso dei Comuni di Somma, Pollena Trocchia e Cercola.

Paolino Angrisani nacque a Somma Vesuviana in via Trivio l’11 ottobre del 1863 da Gennaro, di condizione farmacista, e da Donna Teresa D’Amore. Era primo di sette figli, due maschi e cinque femmine. Ebbe la prima istruzione del padre e, poi, l’istruzione classica nel convitto municipale Cirillo, con retta gratuita, deliberata dal Comune di Napoli.  Iscritto alla facoltà di giurisprudenza conseguì la laurea il 4 agosto del 1886 all’Università Federico II. Ebbe a maestri universitaria glorie della scienza giuridica, tra cui ricordiamo: Vittorio Imbriani, Giorgio Arcoleo e Emmanuele Gianturco. Iscritto all’albo degli avvocati nel 1889, si trasferì a Napoli per esercitare la professione. Nel dicembre del 1904 fu abilitato al patrocinio davanti la Corte di Cassazione. Nel 1911 sposò a Napoli la nobildonna Incoronata Pasqualone. Molto apprezzato dalla Duchessa d’Aosta Hélène d’Orléans, Paolino Angrisani prestò la sua assistenza forense alle più note e blasonate famiglie napoletane. Nel frattempo fu eletto consigliere comunale nella sua città natale, Somma Vesuviana, nella tornata elettorale del 2 luglio 1899 con 176 voti a favore. Aveva all’epoca 36 anni e si prospettava per lui una carriera politica di grande rispetto. Già antecedentemente, nell’ottobre del 1898, aveva scritto un libretto di poche pagine contenente alcune Proposte al Consiglio Comunale di Somma. Fu nominato, infatti, Sindaco di Somma Vesuviana alla fine del 1899 e resse questo incarico fino a luglio del 1902. In questo periodo ottenne, con la sua instancabile opera, un Regio Decreto che aumentava da 20 a 30 consiglieri la rappresentanza comunale di Somma, poiché la cittadina aveva superato in quell’epoca le 10.000 unità. Il 3 marzo 1901 fu eletto consigliere provinciale del Mandamento di Somma in successione del defunto Comm. Domenico Pagliano. Fu vice Presidente del Consiglio Provinciale dal 1920 e nominato Presidente dell’esecutivo nel gennaio del 1923 fino al 1927. A questa carica si aggiunse, ancora, quella di Presidente della Deputazione del Consiglio Direttivo dell’Unione delle Province d’Italia. Fra l’altro fu Don Paolino a creare la cattedra ambulante di agricoltura. Persona cortese ed affabile, con una solida cultura storica e politica, fu membro dell’Arciconfraternita dei Pellegrini di Napoli, alla quale appartenevano gli esponenti della nobiltà locale. Un suo figlio, Alfredo, morto nel 1970, diventò Generale dei Carabinieri dopo essere stato Guardia del Corpo della Principessa Maria Josè di Savoia. Nel 1928 Paolino sventò un grave pericolo che incombeva sulla Città di Somma: il Direttorio del Fascio del Comune Sant’Anastasia, antico casale di Somma, brigava verso il Governo per ottenere l’aggregazione ad esso dei Comuni di Somma, Pollena Trocchia e Cercola. L’avvocato, allora, promosse immediatamente la costituzione di un comitato di quaranta persone e riuscì ad allontanare quella spregevole iniziativa. Ma lo spirito guerriero e trattatista storico, all’epoca, fu il fratello Alberto (1878 – 1953), che conseguì, a differenza di Don Paolino, una discreta formazione umanistica, interessandosi di storia, archeologia e arte, sebbene i suoi studi lo spinsero a laurearsi in medicina e chirurgia e successivamente in farmacia. L’opera di Alberto Angrisani, intitolata Brevi notizie storiche e demografiche intorno alla città di Somma Vesuviana, scritta nel 1928 in quindici giorni, fu la memoria in difesa dell’autonomia della Città di Somma. Nel libro Don Paolino intervenne nella trattazione del caso con brevi ma nutrite e concrete note, soprattutto con una presentazione degna della sua grande cultura storica e politica. L’autonomia, infatti, fu salva. La sua opera continuò nel 1931 con un opuscolo dedicato, stavolta, alla storia della Confraternita e Pio Laical Monte della Morte e Pietà di Somma. Il 3 giugno 1941 si trasferì definitivamente a vivere Somma Vesuviana. Due anni dopo, il 23 luglio 1943, spettò a lui annunziare, dal balcone del Palazzo del Principe, la caduta di Mussolini e del regime fascista. Nominato Grande Ufficiale, morirà l’otto agosto del 1945 in seguito ad una cancrena dovuta ad un  forte diabete.

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