CONDIVIDI

Il Palio settembrinoè, ormai, un vero e proprio appuntamento fisso e ben inserito nel contesto socio – culturale del paese. Una manifestazione che permette alle nuove generazioni di entrare in contatto «dal vivo» con il proprio patrimonio culturale, artistico e architettonico.

 

Con i suoi giochi, rappresenta non solo un’occasione di forte aggregazione, ma anche un momento qualificante della nostra vita sociale. Il tema scelto dagli organizzatori per questa edizione 2019 èIl paese dell’abbondanza. Ebbene, a tal riguardo, voglio puntare l’attenzione sull’immagine che campeggia su uno dei tanti reclamedell’evento: l’albero della cuccagna. Non tutti sanno che a quest’albero è legato un mito arcaico di lunga tradizione popolare, simbolo di abbondanza, nutrimento, prosperità, divertimento e gioia, non solo comune a tutte le culture europee, ma anche presente, nelle sue diverse varianti, nei riti diffusi sulle sponde del Mediterraneo. Nell’immaginario collettivo, l’albero della cuccagna ha sempre rappresentato il paese dellabbondanza, ma anche il luogo del divertimento per antonomasia. L’antropologo James Frazer (1854 – 1941) ne colloca l’origine in quei culti arborei diffusi in tutta Europa, in virtù del potere benefico contenuto nello spirito dell’albero, che si pensava potesse elargire magicamente doni e fortuna. In particolare, l’albero della cuccagna deriverebbe, secondo Frazer, da una forma particolare degli alberi di maggio, quando veniva sfrondato, lasciando solo la sommità scoperta alla quale venivano attaccate cibarie varie, che si tentava di prendere con fatica. La cuccagna rimane, ancora oggi, un semplice e divertente gioco, i cui concorrenti devono cercare di prendere dei premi, di norma generi alimentari, posti in cima ad un palo solitamente ricoperto di una materia grassa che rende difficile l’arrampicata. Questo svago sociale affonderebbe le sue origini, addirittura, nella tradizione celtica e sarebbe legato alla venerazione che le popolazioni germaniche tributavano agli alberi, festeggiando la loro fioritura. Un rito, quindi, legato alla rinascita della natura, da sempre sentita come un momento fondamentale del ciclo della vita.La tradizione di offrire alberi adornati era (ed è tuttora) molto diffusa in tutta Europa, e si svolgeva proprio la notte fra l’ultimo giorno di aprile e il primo maggio. Il succedersi ciclico, infatti, delle stagioni è una scansione del tempo che da sempre l’uomo ha sentito l’esigenza di sottolineare attraverso pratiche rituali, per propiziarsi l’abbondanza dei frutti e la ripresa della fertilità dopo il freddo e la stasi dell’inverno. I doni e le offerte non erano altro che un modo per ringraziare la natura o chi la governa per la generosità con cui elargisce i suoi prodotti.A Somma Vesuviana l’albero della cuccagna potrebbe essere accomunato benissimamente al culto della pertica durante i riti della montagna calda in onore della Madonna di Castello: un giovane, lungo albero di castagno, tagliato nelle selve del Monte Somma, su cui si appendono frutta secca, torrone, mele, arance, limoni, carne lessa, collane di noccioline e castagne, palloni e palloncini e tant’altro. Il tutto viene condotto, in processione, a valle per la fidanzata o la moglie. Una funzione, questa, che ha la sua massima espressione ogni tre maggio, e che va ad inquadrarsi tra quelle cerimonie d’incremento, che mirano ad ottenere dalla natura una maggiore abbondanza di prodotti. E proprio riguardo all’abbondanza, tema centrale del Palio 2019, bisogna sottolineare che il nostro fertilissimo territorio, sin dal 195 a.C., ha sempre goduto di un “fruttuoso”benessere. Il panorama incantevole, la salubrità dell’aria, la mitezza del clima, la lussureggiante vegetazione, la squisitezza dei suoi abbondanti frutti, hanno sempre fatto di questo territorio, con la sua montagna generosa, una sorta di polo delle delizie. Non è un caso, concludo, che l’imperatore Filippo V di Spagna (1683 – 1746), durante il soggiorno napoletano nel maggio del 1702, dopo aver assaggiato la frutta di Somma, chiese e pretese nei vari pranzi ufficiali che fosse servita solo ed esclusivamente quella della nostra città a conferma, quindi, della fama degli abbondanti e saporiti prodotti della terra sommese.