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Il culto di San Biagio tra candele, pane e acqua benedetta

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Il 2 febbraio è consuetudine nelle Chiese di procedere alla benedizione delle candele, che rappresentano simbolicamente la luce del figlio di Dio. I ceri, una volta benedetti, assumono per i fedeli poteri magici: esse, infatti, serviranno per il mal di gola.

Nella tradizione contadina bastava apporre un paio di candele incrociate al collo il giorno dopo tre febbraio, solennità di San Biagio, per immunizzare la gola da qualsiasi infezione. Notizie biografiche sul Santo si possono rilevare nell’agiografia dello storico Camillo Tutini (1594 – 1667), che attinse numerose testimonianze tramandate oralmente. Si narra che Biagio fu medico e vescovo di Sebaste in Armenia e che il suo martirio avvenne durante le persecuzioni dei Cristiani, intorno al 316, sotto l’imperatore Valerio Licinio (308 – 324). Catturato dai Romani fu picchiato e scorticato vivo con dei pettini di ferro, quelli che venivano usati per cardare la lana, ed infine decapitato per aver rifiutato di abiurare la propria fede in Cristo. Si tratta di un Santo molto rinomato e venerato sia in Occidente che in Oriente. Tra la popolazione il Santo viene ricordato per la guarigione, avvenuta durante il periodo della sua prigionia, di un ragazzo da una lisca di pesce conficcata nella gola. Ecco perché San Biagio viene invocato per la guarigione delle prime vie respiratorie. Rimane, comunque, una figura misteriosa in bilico tra storia e leggenda. La data della sua festa, in origine il 2 febbraio, fu spostata al giorno seguente, tre febbraio, per cedere il posto alla festa della Purificazione di Maria, comunemente detta La Candelora. A Somma Vesuviana nella storica Chiesa Collegiata vi era la consuetudine il giorno di San Biagio di mettere due secchi d’acqua sull’altare per ricevere la benedizione del prete, il quale provvedeva inoltre ad aggiungere del sale e altre essenze, pronunciando infine determinate preghiere. Dopo la cerimonia l’acqua veniva ripartita tra i fedeli in tante bottigline di vario genere. L’acqua miracolosa sarebbe servita durante l’anno per la gola: chi si ammalava faceva tre sorsi d’acqua e recitava tre Gloria patri, come riferisce lo studioso Angelo Di Mauro. Le candele benedette, invece, venivano conservate sulle spalliere del letto per la benedizione delle case, dei sonni e delle smanie dei mariti. Un ulteriore potere di queste candele – continua Di Mauro – era legato al maltempo. Le vecchiette del quartiere, pregando davanti alle fiammelle poste sui comodini, scacciavano con le loro incessanti preghiere le tempeste durante le notti invernali. E il temporale scampava. Altro uso del giorno di San Biagio è la distribuzione in chiesa di piccoli pani benedetti. Si tramanda che sia stato proprio San Biagio a indicare un semplice rimedio per cacciare le spine di pesce che restavano intrappolate nella gola, consistente nell’inghiottire una mollica di pane: la presenza dei pani benedetti vuole ricordare questo momento. In realtà anche qui siamo in bilico tra devozione e superstizione: la distribuzione del pane nelle chiese veniva fatta anche per altre feste, come per il Giovedì santo. Originariamente la consegna avveniva anche come aiuto a chi non aveva da mangiare: siamo nel pieno inverno, il periodo che in tempi di penuria poteva essere per molti di fame. Le reliquie di San Biagio sono custodite, attualmente, nella Basilica di Maratea, città di cui è Santo protettore: vi arrivarono nel 723 all’interno di un’urna marmorea con un carico che da Sebaste doveva giungere a Roma, viaggio poi interrotto a Maratea, unica città della Basilicata che si affaccia sul Mar Tirreno, a causa di una bufera.

Foto: Antica litografia del Santo per gentile concessione del Dott. Luigi Verolino

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