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Il Castello d’Alagno: da fortificazione del passato a contenitore culturale?

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Il Castello d’Alagno/De Curtis è il cuore pulsante e l’anima dei Sommesi. Vi siamo legati ormai da un vincolo che va oltre i secoli, da un qualcosa di antico e primordiale che scorre nelle nostre vene e che proviene dal passato dei nostri avi.

Credo che sia arrivato il momento di ritornare ad essere pienamente coscienti della ricchezza di cui siamo circondati, per evitare che ci si approfitti della situazione di inconsapevolezza e di abbandono in cui versa l’identità storica della nostra città da anni, proprio come sta accadendo adesso, con il grande rischio di privare tutti noi, per molti anni a venire, di un qualcosa che ci appartiene e che potrebbe invece risorgere, facendo rifiorire con sé tutto il territorio.

Una forte spinta alla promozione ed alla fruizione del nostro territorio si può avere solo concedendo il Castello alla sua comunità e non privandola, senza nessun tipo di privatizzazione irrazionale che, al contrario, gioverebbe solo a pochi.

Urge in città subito un museo  legato alla storia del nostro territorio: una galleria archeologica, antropologica ed etnografica. Tale struttura non solo sarebbe una risorsa comunitaria e territoriale, ma anche un magnifico contenitore culturale.Oltretutto bisogna aggiungere che l’enorme corpus librario, disperso sul territorio, troverebbe in quelle stanze una degna collocazione. Biblioteche nobiliari e popolari, archivi cittadini, librerie di curati di campagna, raccolte letterarie e giuridiche di poeti e di uomini di legge, insieme ai resti archeologici depositati al Museo di Nola, raccontano di una storia illustre, millenaria, variegata e densa di avvenimenti. Si pensi alla Biblioteca Civica R. Arfé, alla Biblioteca cittadina R. D’Avino, al Fondo Librario dell’ Archivio storico G. Cocozza, alle raccolte private delle famiglie Vitolo, Angrisani, Del Giudice, Di Lorenzo, Troianiello, Sica e dello stesso Raffaele D’Avino.

Non dimentichiamoci, però, che il Castello ha pure dei notevoli costi di gestione e di manutenzione: si pensi che i soli certificati di agibilità e di sicurezza hanno costi enormi e a tutto ciò bisogna aggiungere almeno un venticinque mila euro all’anno per la manutenzione. Occorre, quindi, trovare i soldi. Le facciate esterne del Castello già urgono di un recupero e di un restauro con una pittura di ultima generazione. Non credo che la Casa Comunale abbia la possibilità di affrontare in solitudine queste numerose spese.

La soluzione potrebbe essere anche trovata integrando pubblico, privato e società civile nella gestione del Castello. L’alternativa al solo privato esiste ed è rappresentata dalla competenza, dalla passione e dalla vera volontà di agire nel miglior modo possibile e nell’interesse della collettività di Somma Vesuviana. Individuare, quindi, soggetti del privato sociale capace di gestire il Castello, migliorandone la fruibilità ed i servizi offerti alla cittadinanza. Solo in questo modo il Castello avrà tutte le potenzialità per poter diventare un vero e proprio marchio di qualità, simbolo di un intero territorio ricco di storia, archeologia, bellezze naturali ed enogastronomia: il fulcro di un’intera economia locale in cui potrebbero convergere, diramarsi e diffondersi diversi tipi di attività, spaziando dalla cultura al turismo alla promozione di prodotti tipici. Azioni di questo tipo sono state già proposte, ultimamente, con numerose rassegne artistiche, manifestazioni culturali e congressi, riscuotendo un grande successo.

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