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I soci del Rotary Club Ottaviano visitano il Museo Correale che fu anche di Angelica de’Medici

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Nella “Sala dei Fondatori” sono esposti i ritratti di Alfredo e Pompeo Correale, conti di Terranova, eseguiti da Antonio Moriani, e il ritratto di Angelica de’Medici, opera di Luca Postiglione. Angelica, sposa del conte Alfredo, portò a Sorrento quadri che appartenevano alla collezione di famiglia ed erano esposti a Ottajano e nel Palazzo Miranda a Napoli. Di grande importanza è la collezione delle operedella “Scuola di Posillipo” che si può ammirare nel Museo.Correda l’articolo l’immagine dell’“olio” di Pitloo “Riviera di Chiaia”.

 

Domenica i soci del Rotary hanno potuto constatare che Luca Postiglione “disegnò” in modo splendido il temperamento di Angelica, raffinata, amante del bello, amministratrice abile e forse troppo attenta alla ricerca del proprio “utile” negli affari. Già abbiamo parlato della morte senza eredi dell’ultimo principe di Ottajano, Giuseppe V Medici, della divisione del patrimonio di famiglia tra le due sorelle, Maria e Angelica, e della spregiudicata gestione che Angelica condusse di vigneti, orti e masserie che, nella spartizione, erano toccati a lei. La quadreria dei Medici di Ottajano era il prezioso risultato di tre secoli di acquisti, di “corredi” matrimoniali, di lasciti, e di rapporti di amicizia vera con Volaire, Pietro Fabris, Vervloet, Smargiassi e i Palizzi. Luigi de’ Medici aveva protetto Pitloo e gli aveva fatto assegnare la cattedra di paesaggio presso l’Istituto delle Belle Arti, il pronipote e erede Giuseppe IV aveva collezionato opere di Duclère e, grazie al matrimonio con Anna Gaetani dei duchi di Miranda, era diventato padrone del palazzo di Chiaia – che da palazzo Miranda divenne Palazzo Ottajano – e della eccezionale quadreria che il palazzo ospitava. I soci del Rotary, dopo aver ammirato le soluzioni cromatiche e l’impostazione della scena nella “Deposizione” attribuita ad Antonio Vaccaro, si sono soffermati a lungo nel salone del secondo piano che oggi ospita tutte le opere dei pittori della “Scuola di Posillipo” e hanno ammirato, in particolare, i quadri di Pitloo, di Duclère e di Giacinto Gigante. Questa collezione del “Correale” ha un valore straordinario, perché consente una conoscenza organica e profonda del ruolo che la Scuola ha svolto nella pittura dell’’800. E’, ha scritto Maria Antonella Fusco, “una vicenda artistica tra le più affascinanti del secolo: in essa si sposano fermenti innovativi, pienamente romantici, con le istanze del nuovo turismo borghese” e si manifesta l’attenzione della borghesia napoletana per gli “umili: “soldati, suore, monaci, pescatorelli, giovinetti scalzi e donne in preghiera: la luce bagna allo stesso modo l’albero e il pescatore in riposo, il roseo tramonto colora le fanciulle come il sentiero che percorrono.” Le parole della studiosa danno l’esatta misura dell’importanza della “Scuola di Posillipo” e ci consentono di capire quanto sia preziosa la collezione del “Correale”. L’olandese Pitloo arriva a Napoli nel 1815, al seguito del diplomatico russo Gregory Orlov, e, secondo gli studiosi, questo arrivo segna l’inizio della “Scuola”: il pittore olandese, grande ammiratore del “realismo” di Vermeer, insegna ai pittori napoletani a leggere il paesaggio secondo le note e la luce della “napoletanità”, che diventa “una cifra, mista di natura, cultura, popolo, forme di teatralità e musicalità quotidiane” (M.A. Fusco). La casa di Tasso a Sorrento ispirò Beniamino De Francesco, Giacinto Gigante e Teodoro Duclère, il cui quadro (l’immagine correda l’articolo) pare, a prima vista, un “divertimento” fotografico, ma confrontato con le opere degli altri due “posillipisti”, si carica di un significato simbolico: in quella casa in cui si riflettono la luce del mare e del cielo di Sorrento nacque la “luce” della poesia italiana. Una intensa mattinata dedicata al fascino dell’arte e della storia e alla magia del paesaggio di Sorrento e della costiera si è coerentemente conclusa con l’arte e con la storia del ristorante “Ninuccio”, con i suoi “piatti” sorrentini e con il suo “crocché” gigante. Una giornata ricca di valori, nel segno del valore più luminoso: l’amicizia vera.

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