Voto di scambio a Nola, i broker del consenso: 2mila euro ogni 100 elettori trovati

  Non è stata una classica indagine partita da intercettazioni o controlli di routine. Il caso del voto di scambio legato alle amministrative del 2022 a Nola affonda le sue radici in una vicenda più complessa, fatta di tensioni sociali, sgomberi e ritorsioni. All’origine di tutto ci sono infatti alcune denunce presentate ai carabinieri da cittadini che avevano inizialmente accettato denaro in cambio del voto, ma che successivamente decisero di raccontare tutto. Non si trattò, secondo quanto ricostruito, di un ripensamento dettato dal senso civico, quanto piuttosto di una reazione a vicende personali, tra cui sgomberi di baracche abusive nella zona di piazza d’Armi e contrasti sfociati in vere e proprie vendette. Da lì prese forma un effetto domino: alle denunce si affiancarono inchieste giornalistiche, episodi intimidatori come auto incendiate – anche nei pressi dell’abitazione dell’allora sindaco – e un clima sempre più teso che contribuì ad alimentare un caso politico e giudiziario di rilievo. Un contesto che portò, nel tempo, anche alle dimissioni del primo cittadino Carlo Buonauro, risultato comunque estraneo ai fatti. L’attività investigativa, coordinata dalla Procura di Nola guidata da Marco Del Gaudio e condotta dai carabinieri della compagnia di Nola agli ordini del capitano Edgard Pica, è proseguita lontano dai riflettori fino all’emissione del decreto di citazione diretta a giudizio per dieci persone. A processo andranno Giuseppe Venuso, Madalina Vasilica Cirimpei, Roberto De Luca, Gaetano e Aniello Galeota, Romina Elena Bevilacqua, Domenico Stefanile, Maria Romano, Felice Raiola e Giovanni Di Meo. Tutti sono chiamati a rispondere, a vario titolo, di voto di scambio. Le accuse riguardano sia chi avrebbe offerto denaro per orientare il consenso elettorale a favore di tre candidati poi eletti – ma non coinvolti nell’indagine – sia chi avrebbe accettato quei soldi in cambio della preferenza. In alcuni casi, secondo gli inquirenti, la ricerca dei voti sarebbe avvenuta anche per favorire l’elezione di familiari, come mogli o figli. Determinanti per l’inchiesta sono state proprio le dichiarazioni degli stessi cittadini coinvolti, che nel 2023 si esposero pubblicamente raccontando i meccanismi del cosiddetto “do ut des” elettorale. Nel fascicolo sono stati ricostruiti anche i dettagli economici del sistema: il prezzo di un voto oscillava tra i 60 e i 150 euro, mentre intermediari incaricati di reclutare elettori avrebbero ricevuto circa 2mila euro ogni 100 persone coinvolte. Previsti anche bonus successivi, fino a mille euro, in caso di esito positivo delle elezioni. Non solo denaro: tra le contropartite figurerebbero anche promesse di lavoro e interventi per evitare sfratti da alloggi popolari occupati abusivamente. Un quadro articolato che ora sarà oggetto del vaglio del tribunale, fermo restando per tutti gli imputati il principio di presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva.

Nola, Pasqua nella notte della guerra: il Vescovo Marino invita a “cantare la speranza”

Nel messaggio pasquale, il vescovo di Nola richiama alla responsabilità dei cristiani tra conflitti, fragilità sociali e desiderio di pace: “Essere luce nel buio del nostro tempo”

   

In un tempo segnato da guerre, smarrimento e fragilità diffuse, il messaggio di Pasqua del vescovo Francesco Marino si apre con una domanda tanto semplice quanto drammatica: “Come cantare l’esultanza pasquale nella notte della guerra?”. È da questa tensione – tra dolore e speranza – che prende forma la riflessione del presule alla comunità della Diocesi di Nola.

Il cuore del messaggio è profondamente radicato nella liturgia pasquale, in particolare nel Preconio (Exultet), il canto che annuncia la Risurrezione come vittoria della luce sulle tenebre. Tuttavia, osserva Marino, oggi questo canto si intreccia con il grido di un’umanità ferita: guerre sempre più aggressive, il rischio nucleare, le vittime innocenti – soprattutto bambini – e una società segnata da solitudine e perdita del senso di comunità.

Il vescovo descrive una condizione di “esilio” contemporaneo: non geografico, ma esistenziale. Un allontanamento dai valori fondanti della convivenza civile e dalla fraternità, che rende gli uomini “estranei tra loro”, anche in un mondo iperconnesso. Da qui la fatica, ma anche l’urgenza, di riscoprire il senso autentico della Pasqua.

Eppure, proprio in questo scenario, emerge un segno di speranza: i giovani. Marino racconta gli incontri recenti con studenti delle scuole del territorio, nei quali ha colto un desiderio autentico di futuro e di cambiamento. A loro affida un compito concreto: costruire una “civiltà pasquale”, fondata sull’amore fraterno e sull’impegno, anche attraverso il volontariato.

Il messaggio si sviluppa poi lungo cinque passaggi simbolici, ispirati alle strofe dell’Exultet. Il primo richiama la responsabilità dei cristiani nel riconoscere e riflettere la luce della Risurrezione nel mondo, anche attraverso la cura del creato. Guerra e crisi ambientale, sottolinea il vescovo, sono strettamente legate: distruggere la natura significa alimentare nuovi conflitti.

Nel secondo passaggio, il riferimento all’Esodo diventa chiave per leggere le “schiavitù moderne”: individualismo, indifferenza, isolamento. Il Battesimo è indicato come via di liberazione e fondamento di una vita nuova, capace di promuovere giustizia e pace.

Il terzo punto insiste sulla centralità della comunità ecclesiale: vivere la Chiesa oggi, afferma Marino, è quasi “un atto di ribellione non violenta” in un mondo frammentato. Nonostante le fragilità interne e la crisi culturale, ogni credente è chiamato a essere luce nella notte, testimone concreto di speranza.

Particolarmente significativo è il richiamo al paradosso della “felice colpa”: il male, alla luce della Pasqua, può diventare occasione di redenzione. Solo chi si riconosce perdonato, scrive il vescovo, può diventare costruttore di pace. In questo contesto, il riferimento a san Francesco d’Assisi – di cui si ricordano gli ottocento anni dalla morte – rafforza l’invito a vivere il Vangelo nella concretezza del “pace e bene”.

Infine, il simbolo del cero pasquale diventa immagine della preghiera e dell’impegno quotidiano. Pregare non è evasione, ma forza trasformante: una luce che apre strade di dialogo, anche nelle situazioni più chiuse. Da qui l’appello esplicito alla comunità internazionale: aprire negoziati, costruire corridoi umanitari, scegliere il dialogo come unica via alla vita.

Il messaggio si chiude con un richiamo forte alla responsabilità dei cristiani nella società: la Pasqua non è una semplice ricorrenza, ma un’esperienza viva che chiama alla carità concreta, alla giustizia e alla costruzione del bene comune. Ogni gesto di pace, ogni scelta di solidarietà diventa così testimonianza visibile della Risurrezione.

In un mondo che fatica a trovare parole di speranza, il vescovo Marino invita a riscoprire il coraggio del canto pasquale: non come fuga dalla realtà, ma come atto di fede e responsabilità. Anche – e soprattutto – nella notte della guerra.

Truffa milionaria sui bonus edilizi: indagine partita da Casalnuovo smaschera sistema nazionale

  Truffa milionaria sui bonus edilizi: indagine partita da Casalnuovo smaschera sistema nazionale Parte da Casalnuovo di Napoli una complessa indagine della Guardia di Finanza che ha portato alla luce un presunto sistema di frode nel settore dei bonus edilizi, con sequestri per oltre 10 milioni di euro. Il provvedimento, disposto dalla Procura di Nola e convalidato dal tribunale, riguarda sette indagati e tre società coinvolte nella vicenda. Il cuore dell’inchiesta è rappresentato da una serie di interventi edilizi mai realmente completati, ma utilizzati per generare crediti fiscali poi ceduti a terzi. Determinante è stato il contributo di numerosi condomini di Casalnuovo, che hanno denunciato irregolarità nei lavori di ristrutturazione nei propri edifici. Secondo gli investigatori, gli indagati avrebbero costruito un articolato meccanismo fraudolento basato su documentazione falsa. Attraverso attestazioni non veritiere, veniva certificata la realizzazione di opere di efficientamento energetico e riqualificazione edilizia, consentendo così la creazione di crediti d’imposta inesistenti. Questi crediti, definiti “spazzatura”, sarebbero stati successivamente immessi sul mercato tramite operazioni di cessione, spesso a prezzi inferiori rispetto al valore nominale, rendendoli particolarmente appetibili. Un sistema che avrebbe causato un ingente danno alle casse dello Stato. L’intervento della Guardia di Finanza ha consentito di bloccare tempestivamente circa 3 milioni di euro di crediti fiscali ancora non utilizzati, evitando ulteriori perdite. Parallelamente, sono stati sequestrati beni e disponibilità finanziarie distribuiti tra diverse province italiane, tra cui Napoli e Taranto, oltre a quote societarie e conti riconducibili a numerose aziende coinvolte. Nel corso delle perquisizioni è stata inoltre individuata una somma in contanti pari a 80mila euro, trovata nelle abitazioni di due soggetti residenti nell’area napoletana. L’indagine evidenzia ancora una volta le criticità legate all’utilizzo dei bonus edilizi e alla circolazione dei crediti fiscali, terreno fertile per operazioni fraudolente su larga scala. Le attività investigative proseguono per chiarire ulteriori responsabilità e ricostruire l’intera rete coinvolta. Anche in questo caso, trattandosi di una fase preliminare, resta valido il principio di presunzione di innocenza per tutti gli indagati fino a eventuale sentenza definitiva.

Somma al voto, L’Associazione 9 Marzo: “confronto civico in corso verso le elezioni”

Riceviamo e pubblichiamo   L’Associazione “9 Marzo” ritiene doverosamente,  informare la comunità Sommese che il proprio impegno, quale forza civica, prosegue con incontri di carattere politico programmatico con un gruppo di liste civiche, senza soluzione di continuità, nell’intento di favorire la nascita di una compatta aggregazione in vista delle prossime consultazioni elettorali.   Al contempo, è opportuno precisare che le dichiarazioni del segretario del PD della locale sezione, riguardante la partecipazione del medesimo ad un presunto “incontro pubblico aperto”, non corrispondono  al vero in quanto incontro rivolto solo alle liste civiche.   Tuttavia, laddove le forze politiche interessate, intendessero contribuire alla auspicabile realizzazione del progetto “la Somma che vorrei “, saremmo ben lieti di un ampliamento del confronto dialettico. Tanto in ossequio ai principi di correttezza e trasparenza che ci contraddistinguono.

Somma Vesuviana, Antonio Giuliano abbandona la Lega dopo 7 anni

Riceviamo e pubblichiamo

Dopo sette anni lascio la Lega – Salvini Premier. Lascio il gruppo giovanile e lascio un partito nel quale ho creduto profondamente, mettendoci sempre la faccia, il tempo e la passione.

Purtroppo, però, il partito di oggi non è più quello che ho conosciuto anni fa, fatto di persone e valori nei quali mi riconoscevo davvero.

La mia scelta non nasce tanto da divergenze sul fronte nazionale, che anche in quantità minori, in questi anni di governo è stato un po’ tutto il contrario di tutto, ma quanto da una realtà locale e territoriale che, almeno in Campania, di fatto non esiste.

La Lega-Campania non rappresenta più i valori della Lega – Salvini Premier.

Non c’è spazio per i giovani, non vengono valorizzati né i territori né le competenze. Mancano progetti concreti e una visione politica chiara.

A livello locale (Somma Vesuviana) è diventato impensabile fare politica in modo serio e trasparente, mettendo da parte gli attriti e facendo prevalere le competenze.

Si continua a delegare persone a rappresentare l’impresentabile, che si nascondono dietro liste civiche, dietro simboli che cambiano a seconda della convenienza, senza mai avere il coraggio di dire apertamente “sono leghista”. Si parla di presentare liste “Lega” senza credere realmente in un progetto politico, solo per qualche spiccio elettorale di ricambio. Comunicati fatti a nome e simbolo Lega senza mai invitare ad una riunione chi davvero la Lega la rappresentava e ci aveva messo la faccia. Tutto questo non fa altro che allontanare i giovani dalla politica.

Questo disagio non è solo personale o locale: l’addio del Generale Roberto Vannacci è l’ennesimo segnale, dopo quello di Pierro, Sasso e di tanti altri militanti e dirigenti leghisti  che oggi non si sentono più rappresentati come una volta. In particolare anche del consigliere Emanuele Papa con il quale ho condiviso molte battaglie politiche.

Si parla solo di candidature personali, di equilibri di potere, di persone che cambiano casacca con estrema facilità, che sostengono un partito e poi scompaiono, che mettono ostacoli invece di creare opportunità di crescita.

Nessuno sembra disposto a fare un passo indietro per il bene collettivo, pur di non perdere quel poco potere che possiede. E nemmeno il cambio del coordinamento regionale ha portato quella svolta che molti, me compreso, speravano.

In questi sette anni ho sempre creduto in un modo diverso di fare politica.

Oggi, con rispetto ma con fermezza, è arrivato il momento di salutare, ringraziare chi ha condiviso un tratto di strada con me e continuare il mio percorso politico con coerenza e serietà, restando fedele ai valori che mi hanno sempre contraddistinto: lealtà, tradizioni, cultura, perbenismo, attenzione verso il prossimo e un chiaro riferimento ai valori del centrodestra.

Per questo ho deciso di aderire a Futuro Nazionale , ringrazio Emanuele Papa, Carmela Rescigno per questa opportunità, vado in un partito nuovo di centrodestra che rappresenta la vera destra, che crede nei giovani, con un vero leader,  che dà spazio a chi ha voglia di mettersi in gioco e che valorizza le competenze. Un progetto politico che è pronto a partite nel quale mi riconosco pienamente. Chiunque volesse aderire e fare squadra mettendo in campo impegno e competenze troverà da me solo porte aperte.

Io ci sono. Se voi ci siete.

Antonio Giuliano

Nola, soldi in cambio di voti alle comunali 2022: dieci persone a processo

    NOLA – Un presunto sistema di compravendita di voti durante le elezioni amministrative del 2022 è finito al centro di un’inchiesta della Procura di Nola. Dieci persone sono state rinviate a giudizio su richiesta degli inquirenti, al termine di un’indagine condotta dai carabinieri della Compagnia locale. Secondo quanto ricostruito, gli imputati avrebbero offerto denaro a diversi elettori nel mese di giugno 2022 per ottenere consensi a favore di candidati poi eletti. In altri casi, invece, viene contestato anche il comportamento di chi avrebbe accettato somme di denaro in cambio della propria preferenza elettorale. L’indagine ha preso avvio da una denuncia presentata da due cittadini, che avevano segnalato possibili irregolarità legate al voto di scambio nella città bruniana. Da quel momento sono scattati gli accertamenti dei militari dell’Arma, supportati dall’ascolto di numerosi testimoni. Fondamentali, infatti, si sono rivelate le dichiarazioni di alcune persone che hanno riferito agli investigatori di aver ricevuto denaro per esprimere il proprio voto. Le somme, secondo quanto emerso, variavano tra i 60 e i 150 euro per singola preferenza. Non solo elettori: nel sistema avrebbero avuto un ruolo anche i cosiddetti procacciatori di voti. A questi ultimi sarebbero stati riconosciuti compensi di circa 2mila euro ogni 100 voti raccolti, con ulteriori premi in caso di successo elettorale. Tra le promesse avanzate, inoltre, figurerebbero anche possibilità di lavoro o interventi per evitare sfratti. Gli elementi raccolti nel corso delle indagini sono stati ritenuti sufficienti dalla Procura per sostenere l’accusa in giudizio. Il procedimento si trova ora nella fase preliminare e sarà il giudice a stabilire eventuali responsabilità nel corso del processo.

Amministrative a San Giorgio, il centrosinistra con Carbone per la continuità

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In vista delle prossime elezioni amministrative del 24 e 25 maggio, Michele Carbone, candidato Sindaco per la città di San Giorgio a Cremano, annuncia la composizione definitiva della coalizione che lo sostiene: Partito Democratico, Avs/Centopassi, Progetto San Giorgio, Avanti, Ora, Per, Civici e Progressisti, Quartiere Mio, Free, A Testa Alta e Casa Riformista.

La sua candidatura nasce nel segno della continuità amministrativa, dell’esperienza maturata in questi anni di governo del centro-sinistra e della volontà comune di consolidare i risultati raggiunti, aprendo al tempo stesso una nuova fase di sviluppo per la città. La coalizione si riconosce nel lavoro svolto finora e nei traguardi ottenuti grazie a un’azione amministrativa improntata a responsabilità, competenza e visione. È da questa esperienza concreta che prende forma la proposta per il futuro della città.

In queste settimane è in corso un confronto costante tra tutte le componenti politiche e civiche per definire un programma unitario, che sarà frutto di una sintesi condivisa e rappresenterà l’unica piattaforma ufficiale della coalizione.

La forza del progetto risiede nell’unità, nella coerenza e nella capacità di elaborare una proposta comune, chiara e concreta per la città. La coalizione si presenta ai cittadini con l’obiettivo di garantire stabilità, continuità amministrativa e una prospettiva di crescita fondata su serietà e responsabilità.

“Ringrazio le forze della coalizione per la fiducia riposta in me – fa sapere Michele CarboneCome già fatto negli anni dell’amministrazione Zinno, abbiamo avviato un percorso di ascolto e condivisione per costruire un programma ambizioso e concreto. Ripartiamo dai risultati raggiunti, con la volontà di proseguire su quella strada affrontando le nuove sfide. Il programma sarà unico e condiviso, senza posizioni isolate dettate da logiche elettorali”.

Carburante mischiato con solventi, maxi sequestro della Finanza

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  Proseguono senza sosta i controlli della Guardia di Finanza di Napoli nel settore della distribuzione dei carburanti. Nell’ambito di un’attività di verifica contro le frodi energetiche, i militari hanno individuato un impianto irregolare nel comune di Quarto, dove veniva commercializzato gasolio non conforme agli standard previsti. L’ispezione è stata condotta dai finanzieri della Compagnia di Pozzuoli, che hanno concentrato l’attenzione sui serbatoi e sulle pompe destinate alla vendita al pubblico. I campioni prelevati sono stati analizzati per accertare eventuali alterazioni del prodotto, pratica purtroppo diffusa per ottenere maggiori profitti illeciti. Gli esiti delle verifiche hanno confermato i sospetti: il carburante presentava caratteristiche chimiche alterate, in particolare un livello di infiammabilità anomalo, pari a circa il 55%, inferiore ai parametri di legge. Questo dato rappresenta un chiaro indicatore della presenza di sostanze estranee, come solventi industriali o residui di lavorazione, utilizzati per “allungare” il prodotto. Le conseguenze di tali pratiche sono potenzialmente gravi. L’utilizzo di carburante adulterato può infatti causare danni ai motori, aumentare le emissioni inquinanti e rappresentare un rischio per la sicurezza stradale. Proprio per questo motivo, i finanzieri hanno proceduto al sequestro del carburante e delle attrezzature utilizzate per l’erogazione. Il titolare dell’impianto è stato segnalato all’autorità giudiziaria per il reato di frode in commercio. L’operazione si inserisce in un più ampio piano di controlli volto a garantire la trasparenza del mercato e la tutela dei consumatori. Le indagini proseguiranno per verificare eventuali ulteriori responsabilità, mentre resta valida la presunzione di innocenza fino alla conclusione dell’iter giudiziario.

Somma Vesuviana verso il voto, Barra (Pd): “Nessuno stallo, lavoriamo a un candidato di alto profilo”

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Il segretario cittadino del PD chiarisce sulle dimissioni annunciate, sulle dinamiche della coalizione e sul nodo dissesto: “Serve sintesi, non personalismi”
Intervista  a Francesco Barra, segretario cittadino del Partito Democratico di Somma Vesuviana, in vista delle elezioni amministrative di maggio.
Lei ha annunciato al partito e ai tesserati le sue dimissioni. Annunciate, dunque, ma non rassegnate: perché questo annuncio?
Sì, ho annunciato le dimissioni via mail al partito perché ai tavoli di confronto, invece di discutere di programmi, si parlava esclusivamente di autocandidature. Considerato il momento particolarmente delicato, legato alla costruzione di una coalizione progressista di centrosinistra, il livello provinciale ha ritenuto opportuno bloccare questo percorso e ci siamo rimessi subito al lavoro insieme.
È stato lei a portare sui tavoli il nome di Gino Cimmino?
No, si trattava semplicemente di un nome emerso da un sondaggio, niente di più. Non c’è stata alcuna pressione da parte mia. Il sondaggio, svolto a livello provinciale, ha fatto emergere il nome di Gino Cimmino come figura di alto profilo.
Perché persiste questa fase di stallo nel centrosinistra?
Non parlerei di stallo. Oggi ci troviamo a mettere insieme sensibilità diverse: maggioranza e opposizione della precedente esperienza amministrativa. È naturale che emergano più proposte. Stiamo lavorando per trovare una sintesi che porti all’individuazione di un candidato condiviso, di elevato profilo politico e culturale.
È vero che ha partecipato a un incontro promosso dall’associazione “9 Marzo”?
Sì, era un incontro pubblico e aperto. Colgo l’occasione per chiarire che al tavolo del PD siedono diverse forze: M5S, Casa Riformista, A Testa Alta, Alleanza Verdi e Sinistra, PSI, CDU e tre civiche — Per Somma (U. Parisi), Movimento 4.0 (Fratelli Granato) e Antonio Coppola, che al momento non ha ancora una lista con un nome definito.
A proposito del gruppo “A Testa Alta”: Carmine Mocerino, ex consigliere regionale, è tra i nomi proposti?
In realtà, circa venti giorni fa, Carmine Mocerino — tramite un suo referente — ha fatto sapere di non essere disponibile ad alcuna candidatura.
Sul dissesto, o presunto tale, non vi sentite responsabili?
Certo, ma è bene ricordare — soprattutto a chi ci attacca, in particolare Forza Italia — che non abbiamo partecipato al consiglio comunale perché avevamo forti perplessità sulla delibera relativa alla Soficop, già espresse al sindaco Di Sarno.
Quella delibera era propedeutica all’approvazione del piano di riequilibrio. Per quanto riguarda il ritardo, sarà presentato un ricorso dalla Commissaria alla Corte dei Conti, Sezioni Riunite, e riteniamo che  il ricorso possa essere accolto almeno per quanto riguarda i termini temporali. Sul merito, invece, non ci sono ancora certezze.
Vorrei inoltre chiedere a Forza Italia come mai nel 2022 hanno votato un debito di bilancio pari a zero e, successivamente, uno di meno 12 milioni di euro.

Mito, religione, arte, storia: la pastiera napoletana è un dolce enciclopedico

“Il dolce che sconfina oltre i limiti del tempo, il più ricco di sapori e del sentimento che esprime la fusione della famiglia, è la pastiera, regina per la sua delicatezza e per la generosità dei suoi profumi, sui quali prevale quello semplice e casalingo dell’arancio, così fertile nei giardini napoletani.” (N. Oliviero). Un poeta cantò: “Mangiat’ ‘sta pastiera e ncopp’’a posta/ dimme cumm’era: aspetto ‘na risposta/ Che sarà certamente “Oh mamma mia /chesta nunn’’è nu dolce: è ‘na poesia.”.L’ “ovaiuola” napoletana: un simpatico personaggio, descritto da Ernesto Del Preite e “disegnato” da Filippo Palizzi.       Dal 3 aprile al 6 luglio 2026, il Museo Archeologico Nazionale di Napoli (MANN) ospiterà la mostra intitolata “Parthenope. La Sirena e la città”, dedicata al profondo legame tra la figura mitologica di Partenope e la città di Napoli. Narra la mitica storia che la sirena si innamorò di Ulisse, ma venne respinta dall’eroe: e Partenope venne a vivere e a morire nelle acque del golfo in cui un giorno si sarebbe specchiata Napoli, la città “partenopea”. Per rendere omaggio alla sirena che aveva dato il nome alla città è probabile che si celebrasse a Napoli un culto misterico, durante il quale i sacerdoti offrivano a Partenope sette doni simbolici: la farina, simbolo di ricchezza; la ricotta, simbolo di abbondanza; le uova, simbolo di fertilità; il grano cotto nel latte, a rappresentare la fusione di regno animale e vegetale; i fiori d’arancio, profumo simbolo della terra campana; le spezie, per ricordare che il culto e la città erano aperti a tutti, e  lo zucchero, immagine di quella dolcezza che la splendida sirena aveva donato al mare, al cielo e ai luoghi di Napoli.   Sette erano i doni offerti dai sacerdoti e perciò sette, secondo alcuni studiosi, sono le strisce stese sulla pastiera. Antonio Latini (1642- 1692), il Cuoco “star” del Seicento, che per primo introdusse i peperoni nella “cucina”, fu anche il primo a parlare della “pastiera”, indicando come ingredienti il cacio parmigiano, la ricotta grassa di pecora, la farina di pane di Spagna, pepe, sale, cannella, i “pistacchi ammaccati macerati in Acqua Rosa muschiata”. Ippolito Cavalcanti, nella 5a edizione della “Cucina teorico-pratica “, pubblicata nel 1847, pubblicò un’articolata ricetta che indicava come ingredienti “il grano bianco, che sia il migliore, cinque libbra e mezzo di ottima ricotta, che non abbia nessuna parte sierosa, due libbra di zucchero fiorettato, una libbra di cocozza candita, mezza libbra di cedro candito, venti tuorli di uova fresche, e mezza quarta d’oncia di cannella pesta: il ruoto deve essere verniciato di sugna, e al di sopra con la pasta medesima ci farai una graticola con delle strisce di pasta.”   La pastiera fu creata, secondo gli storici, negli ultimi anni del ‘500, dalle suore del Convento di San Gregorio Armeno, che agli ingredienti simbolo di valori cristiani, il grano, la ricotta e le uova, avrebbero aggiunto le spezie orientali, che cominciavano ad essere presenti nelle cucine dei nobili, e il profumo dei fiori d’arancio che splendevano nel giardino del convento. Loredana Limone, la scrittrice e gastronoma, autrice anche del libro “Il fagiolo magico e altre fiaboricette”, racconta che quando i servitori dei potenti  andavano a ritirare le pastiere al convento di San Gregorio Armeno, “dalla porta del convento, che una monaca odorosa di millefiori apriva con circospezione, fuoriusciva una scia di profumo che s’insinuava nei vicoli intorno e, spandendosi nei bassi, dava consolazione alla povera gente per la quale quell’aroma paradisiaco era la testimonianza della presenza del Signore.”. E così la pastiera diventava una squisitezza democratica, capace di donare gioia e alti pensieri anche alla “povera gente”.   Si racconta che la pastiera produsse un altro prodigio: riuscì a far sorridere perfino Maria Teresa d’Austria- Teschen, la seconda moglie di Ferdinando II di Borbone, che era perennemente imbronciata. Il re ne fu contento, e accettò anche il fatto che, per veder sorridere la moglie, avrebbe dovuto aspettare un altro anno e la prossima Pasqua. Le uova fresche erano fondamentali per la pastiera: e per le vie di Napoli girava uno straordinario personaggio, “l’ovaiuola”, a cui De Bourcard, nella sua antologia “Usi e costumi di Napoli e contorni”, dedicò un malizioso articolo di Emmanuele Rocco e un disegno di Filippo Palizzi (immagine in appendice). Rocco fa un ironico elogio di queste venditrici che portano “in giro e lungi dal paterno casolare le loro bellezze e coi zoccoli e colle mani callose” sanno “preservarle da ogni pericolo” e dichiara, malinconico, che questo mestiere sta per scomparire perché ora i battelli a vapore e i treni portano a Napoli ogni giorno le uova di Terra di Lavoro e del Principato Citeriore che costano poco.   L’ “ovaiuola” napoletana tornerà nel casolare paterno dal “ninno suio che la vò bene; de chillo meglio n’auto non trova…ova fresc’ova, ova fresc’ova”. E’ la parte finale della canzone “l’ovaiola”, di cui Ernesto del Preite scrisse il testo e il Maestro Labriola la musica e che Rocco citò nel suo articolo.