Di don Aniello Tortora
Il mondo nel quale viviamo è in rapidissima trasformazione. Anche il nostro Paese e, con esso il nostro Sud, è profondamente cambiato sul piano economico, sociale, lavorativo e istituzionale. E queste mutazioni hanno avuto rilevanti ripercussioni sulla vita delle persone, sul loro modo di pensare, sulla famiglia, sulla rappresentanza e sulle relazioni personali e sociali.
Indubbiamente, insieme a tanti fattori positivi, c”è bisogno di una nuova e forte attenzione ai cambiamenti e alle contraddizioni che questa crescita ha generato: la società post-industriale o post-fordista (dal lavoro ai lavori), la finanziarizzazione dell”economia, i forti divari territoriali (vedi NORD-SUD), le presenza di nuove povertà (scatenate da questa crisi economica), la presenza di nuove povertà, di nuove emarginazioni, dei senza lavoro e dei disoccupati giovani o in età matura, dei precari sul lavoro e nella vita, le difficoltà delle famiglie nel far quadrare il bilancio economico e sociale (soprattutto quelle a mono-reddito con figli), il crescente numero d”anziani non autosufficienti, il permanere di fasce di giovani ed adolescenti in difficoltà o costretti alla solitudine, e il fenomeno, anche culturale, dell”immigrazione.
Di fronte a questi problemi potremmo sentirci tutti inadeguati.
Ma non mancano segni di speranza, la quale non è solo un desiderio o un sogno o una promessa e non riguarda unicamente il domani, ma è una realtà molto concreta ed attuale, che non abbandona mai la nostra terra: le persone, le famiglie, le comunità, l”intera umanità, soprattutto la Chiesa. Chi ha occhi e cuore evangelici vede e gode del numero incalcolabile di semi e germi e frutti e opere concrete di speranza che sono in atto nei più diversi ambiti della Chiesa e della società. Ci sono tantissime persone e gruppi che continuano, ogni giorno, con coraggio e perseveranza, a scrivere il “Vangelo della speranza” nelle realtà e nelle vicende più disagiate e sofferte della vita quotidiana.
Tantissimi uomini e donne, spesso inosservati o addirittura incompresi, sconosciuti ai grandi della terra sono gli operai instancabili che lavorano nella vigna del Signore e della società, artefici grandi e umili “della” e “nella” storia. Mi ha sempre colpito una frase di Indira Gandhi: “Mio padre una volta mi disse che esistono due tipi di persone: quelli che lavorano e quelli che si prendono il merito. Mi disse di cercare di stare nel primo gruppo. C”è meno concorrenza“.
Tutti, ma particolarmente i cristiani, sono chiamati, ancora di più, a rendere attuale, con il loro comportamento, con l”impegno e i fatti, il messaggio della Speranza cristiana attraverso l”ascolto, l”attenzione, l”incontro e il dialogo con le speranze delle donne e degli uomini del nostro tempo.
Martin Luther King, il promotore della difesa dei diritti civili della popolazione nera dell”America diceva: “Anche se avrò aiutato una sola persona a sperare, non sarò vissuto invano“.
“Il mondo apparterrà domani a chi gli avrà offerto una speranza grande” – assentiva Teilhard de Chardin.
“Il presente non basta a nessuno: abbiamo tutti bisogno di un po” di futuro” – affermava Albert Camus.
Don Tonino Bello: “Non possiamo limitarci a sperare; dobbiamo organizzare la speranza“.
E anch”io, indegnamente e umilmente, posso dire che “l”uomo è ciò che spera“.
Un pensiero specialissimo di solidarietà, in questo momento di dolore immenso, agli uomini e alle donne dell”Abruzzo: insieme ce la faremo!
Auguro alla redazione e ai lettori de “ilmediano.it” tanta Speranza.

