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“Gente per strada”, i lapilli poetici di Salvatore Violante

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È una poesia che scruta il passo delle persone incrociate ogni giorno, quella che emerge   -come un naufrago assetato- dalle pagine di “Gente per strada” (Aletti Editore), fresco di stampa di Salvatore Violante.

Ed è proprio in quei passanti dai mille volti, intravisti alla tv, riscoperti in una vecchia foto lunga un ricordo di carta, sfiorati lungo i vicoli quotidiani della memoria futura, che la vita si lascia vedere in tutte le sue forme: quelle amare di una gioventù bruciata in anticipo, quelle dolci di una buonanotte che preannuncia un’alba nuova. Parole in gioco si intervallano con musicale cadenza, siamo alla fine, finalmente, infine. Tra questa gente, sperduta e dolente, appare come un tarlo -a volte buono a volte meno- la follia, intesa nei suoi mille sbalzi d’umore: la follia di chi non ha lavoro, quella di chi ama e perde, quella di chi se ne va senza volerlo fare. A coprire come un velo l’incorrere del tempo, una natura che, battendo gli occhi silenziosamente, sta a guardare con occhi socchiusi: il territorio vesuviano è dipinto in parole, ma la sua forza simbolica appare come uno stemma sulla copertina, caratterizzata da un affresco dell’artista Luigi Franzese, “Entropia Vesuviana”.

Le memorie d’infanzia, le bruciate campagne in fiore, i silenzi mischiati ai discorsi.

Resta, nel cuore lieve del lettore, l’incanto di chi torna da una passeggiata in un luogo mai visto prima ma vagheggiato da sempre.