Ho partecipato al Convegno di Firenze. E’ stata un’esperienza bellissima. Il discorso di papa Francesco e la sua presenza per tutta la giornata ci ha veramente coinvolti. Tra le cinque “vie” (uscire, annunciare, abitare, educare, trasfigurare) ho scelto il “tavolo” della via “ABITARE”.
La scelta della modalità dei tavoli è stata molto indovinata, in quanto tutti abbiamo avuto la possibilità di conoscerci, confrontarci, raccontare le nostre esperienze ecclesiali. Vedere allo stesso tavolo persone provenienti da diverse regioni e diocesi, con diversi impegni ecclesiali (Vescovi, sacerdoti, religiosi, laici, giovani, uomini e donne) è stato un momento molto arricchente.
Dal lavoro dei gruppi del Convegno di Firenze è emerso che “abitare”, in senso cristiano, indica qualcosa che va al di là del semplice stare nei luoghi. Non indica una staticità, ma una dinamicità che porta ad abitare soprattutto le relazioni. Solo nella relazione con l’altro l’uomo può ritrovare il senso della sua esistenza. Da diversi gruppi è emersa la necessità di provare a individuare le modalità attraverso cui si possono poi concretizzare queste relazioni. Queste modalità sono state associate a cinque verbi: ascoltare, lasciare spazio, accogliere, accompagnare e fare alleanza.
Per mettersi in relazione con l’altro occorre innanzitutto essere disposti ad ascoltare ed in diversi hanno denunciato la mancanza di luoghi che rendano possibile l’ascolto dell’altro. La famiglia è stata indicata come “luogo di conoscenze e di azione per abitare il territorio”. Essa rappresenta il luogo dove si può sperimentare la gioia dell’altro come dono. Essa è anche il luogo dove naturalmente si vivono le relazioni intergenerazionali. Nel conflitto intergenerazionale bisogna lasciare spazio ai giovani per farli crescere nella responsabilità. Un’espressione, che è emersa in qualche gruppo, rende bene l’idea: “Noi figli abbiamo bisogno di far pace con un mondo adulto che non vuole lasciarci le chiavi, che ci nega la fiducia e allo stesso tempo non esita a scandalizzarci ogni giorno”.
L’accoglienza, inoltre, è l’atteggiamento che ogni cristiano dovrebbe avere rispetto alle tante fragilità della vita di oggi: si pensi all’attenzione verso i bambini, gli anziani, gli immigrati, le persone che hanno perso il posto di lavoro e, in generale, i poveri.
La vera accoglienza, però, non può limitarsi al solo gesto del dare, ma bisogna che si ponga come obiettivo la dignità delle persone. Soprattutto nel nostro Sud bisogna necessariamente superare la logica dell’assistenzialismo e della rassegnazione, rendendo protagoniste le stesse persone che vivono in stato di povertà (principio di sussidiarietà).
L’accoglienza poi, implica l’accompagnare e fare alleanza, abitando il territorio e facendo sentire la nostra vicinanza alle persone in difficoltà, nella loro ferialità.
Per ultimo, inoltre, in quasi tutti “i tavoli” è emersa l’esigenza chiara e ineludibile di coniugare la fede con la vita e, soprattutto, con l’impegno socio-politico, attraverso la riscoperta della cittadinanza attiva. Tale esigenza passa necessariamente attraverso la ripresa delle scuole socio-politiche. Da più parti è nata un’altra necessità: quella di accompagnare spiritualmente le persone impegnate concretamente nelle attività politiche e sindacali. Nella nostra diocesi siamo ormai al quinto anno della scuola, in linea con questi orientamenti. Un altro luogo da abitare – è stato ribadito nei tavoli – è il lavoro. Come Chiesa non possiamo assolutamente lasciare sole le persone che vivono sulla propria pelle il dramma della disoccupazione (soprattutto giovanile) o quello della perdita (padri e madri di famiglia) del lavoro. A tal fine bisogna continuare e incentivare l’impegno delle diocesi per il Progetto Policoro. Anche un’attenzione più attiva e concreta delle comunità si rende indispensabile verso quanti vivono drammaticamente questo problema. Per realizzare tutto questo occorrono dei cristiani formati. La Dottrina Sociale della chiesa deve costituire, hanno ribadito quasi tutti, la palestra principale dove attingere quei valori cari al vangelo per raggiungere il bene comune. Certamente il dopo-Firenze si farà sentire ancora e ci vedrà tutti impegnati ad attuare le intuizioni dei “tavoli”.
ANNUNCIARE, DENUNCIARE, RINUNCIARE
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(Fonte foto: rete internet)







