A Pomigliano adunata cittadina per il rientro di Mignano e compagni.
Quella di stamane nella torre dell’Orologio è stata la prima apparizione pubblica nella città delle fabbriche (dopo quelle già tenute davanti alla Fiat) dei cinque operai licenziati due anni fa dall’azienda guidata da Marchionne per aver simulato il suicidio dell’amministratore delegato con tanto di patibolo, corda e fantoccio raffigurante il volto del manager. Operai che però due settimane fa sono stati reintegrati nel posto di lavoro dalla corte di Appello di Napoli, che ha sancito “il diritto di critica legittimo di un sindacato” nell’ambito della manifestazione del giugno del 2014. Quattro di quegli operai protagonisti di quella vicenda (Marco Cusano, Roberto Fabbricatore, Antonio Montella a Massimo Napolitano) dovranno tornare al reparto logistico Fiat di Nola. Il quinto, Mimmo Mignano, è invece destinato al rientro nel reparto lastratura della Fiat di Pomigliano. E’ stata una vittoria clamorosa sul fronte giudiziario, raggiunta sia grazie alla bravura dell’avvocato lavorista Pino Marziale che alle pressioni esercitate da personaggi autorevoli del mondo della cultura. Intanto oggi lavoratori, precari, disoccupati si sono stretti nel palazzo dell’Orologio di Pomigliano attorno ai cinque operai reintegrati. La Fiat non li ha ancora richiamati in fabbrica. “Costituire un fronte operaio per il ritorno negli stabilimenti dei compagni e per la lotta contro le politiche dei padroni”, il messaggio scaturito dall’assemblea.



