Sarà il giudice Ammendola a riesaminare il caso dei cinque operai licenziati per aver esibito il fantoccio impiccato di Marchionne.
E’ stato consegnato l’altro giorno, a Nola, il ricorso dei cinque operai silurati dalla Fiat nel giugno dell’anno scorso per aver esibito davanti al reparto logistico Fiat, in località Boscofangone, un fantoccio impiccato a un patibolo raffigurante Sergio Marchionne e per aver simulato il funerale dell’amministratore delegato davanti ai cancelli della Fiat di Pomigliano.
Il ricorso è stato presentato contro l’ordinanza del 4 giugno scorso con cui il giudice della sezione lavoro del tribunale di Nola, Francesca D’Antonio, ha respinto la richiesta degli operai finalizzata all’ annullamento del licenziamento e al conseguente reintegro nel posto di lavoro. Anche la prima udienza dell’appello richiesto dai cinque licenziati si terrà presso il tribunale nolano, il prossimo 10 novembre. Nel frattempo Mimmo Mignano, Marco Cusano, Antonio Montella, Massimo Napolitano e Roberto Fabbricatore, questi i loro nomi, restano licenziati per una forma di protesta molto forte e provocatoria messa in atto allo scopo di manifestare contro due suicidi di cassintegrati, gli operai cassintegrati del reparto logistico di Nola Maria Baratto e Pino De Crescenzo. In prima battuta i ricorrenti si sono appellati al diritto fondamentale di manifestare in modi e forme satiriche e a scopo sociale, senza alcun intento intimidatorio nei riguardi di Marchionne e dell’azienda.
Il giudice d’Antonio però non l’ha vista in questo modo, ravvisando la rottura del rapporto di fiducia tra i dipendenti che hanno manifestato e la Fiat. Comunque tra quattro mesi sarà un altro giudice di Nola, Adele Ammendola, ad affrontare la spinosa faccenda.
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