Il tema dell’Expo 2015 – “Nutrire il pianeta, energia per la vita” – è senz’altro indovinato e di successo. Mettere al centro il cibo significa ricordare a tutti i problemi chiave per il nostro futuro come quelli della sostenibilità ambientale e della lotta alla fame e alla miseria.
“Expo è la vetrina della creatività umana, quindi bisogna essere creativi anche nei progetti di lotta alla fame”. Così il cardinale Rodriguez Maradiaga, presidente di Caritas Internationalis, ha aperto il Caritas Day a Milano, dove i delegati di 174 Caritas nazionali si sono dati appuntamento per fare il punto sulla campagna mondiale lanciata da Papa Francesco due anni fa.
Ottocento milioni di persone nel mondo non sanno come provvedere a sfamarsi. Ecco lo scandalo che l’Expo ha rimesso al centro della coscienza critica di tutti. La fame non è qualcosa di ineluttabile. Dobbiamo continuamente denunciare spreco e sensibilizzare sempre sul diritto all’alimentazione.
La Chiesa fa da sempre anche un lavoro di animazione perché tutti i politici che dirigono il mondo possano prendere coscienza del fatto che il cibo è un diritto umano. Ma quali le cause di tutto ciò? Certamente, a detta di tanti, i sistemi politico-economici hanno inquinato la cultura dell’accoglienza. Il capitalismo e il liberalismo, che fanno girare il mondo, oggi sono abbastanza brutali.
E’ così che, ad esempio, in Africa si vede come un continente così ricco non riesca a uscire fuori dalla povertà. Bisogna, allora, impegnarsi per trasformare questi sistemi politici e economici che creano esclusioni. Bisogna cambiare il sistema economico del mondo. E tutti dobbiamo crederci. Nel suo intervento il cardinale Maradiaga diceva “We can”. E io credo che possiamo, se ognuno ci crede e ha un po’ più d’amore per l’altro. A questo punto è necessaria una riflessione seria che si basa su dati scientifici.
Il 30% della produzione di cibo viene sprecata ed è pari a quattro volte quanto è necessario per sfamare gli 800 milioni di persone che soffrono nel mondo di fame cronica. Allo stesso tempo 42 milioni di bambini sotto i 5 anni sono sovrappeso e 500 milioni di adulti sono affetti da obesità. E’, questo, il paradosso dello spreco, evidenziato dal Padiglione Zero, e nel quale si imbattono i visitatori di Expo.
Parlare del paradosso dello spreco è efficace, scuote le coscienze ma il problema della fame non è solo un problema logistico, che si risolve annullando gli sprechi e redistribuendo a chi ha fame. E, riprendendo la parabola del ricco Epulone, dobbiamo interrogarci sul perché Lazzaro si trova in quella condizione e in che modo è possibile che si riappropri della sua dignità.
Papa Francesco dice spesso con enorme efficacia che non si dà dignità al povero dandogli il pane, ma mettendo il povero in condizione di portare il pane a casa e alla sua famiglia. Sappiamo che dietro il problema della fame degli 800 milioni ci sono problemi locali di guerre e di corruzione dei governi che fanno venir meno le condizioni per lo sviluppo, ma anche problemi globali legati alla difficoltà degli ultimi di risalire la catena del valore.
Per risolvere il problema, a mio modesto avviso, si dovrebbe lavorare su due fronti. Creando condizioni di pace e qualità delle istituzioni all’interno dei Paesi più disastrati dal punto di vista politico, offrendo, ad esempio, opportunità agli ultimi , garantendo loro l’accesso all’istruzione e al credito con politiche e progetti opportuni e, su un piano complementare, il rendere economicamente conveniente attraverso il “voto col portafoglio” (propri del consumo e del risparmio consapevoli) un comportamento di maggiore responsabilità sociale e ambientale delle grandi imprese che controllano le filiere alimentari e non solo.
Il tema dell’Expo 2015 – “Nutrire il pianeta, energia per la vita” – è senz’altro indovinato e di successo. Mettere al centro il cibo significa ricordare a tutti i veri problemi chiave per il nostro futuro come quelli della sostenibilità ambientale e della lotta alla fame e alla miseria. Ma, su questo, non c’è nulla di nuovo da scoprire, perché la fame è una malattia di cui conosciamo benissimo ragioni e cura. Il problema vero è creare le condizioni perché la cura sia somministrata.
Il mercato non è qualcosa che passa sopra le nostre teste. Il mercato siamo noi. La nostra missione, anche come Chiesa, è rendere praticabile tutto quello che sembra astrattezza e impossibilità di azione. E, anche qui, come per la pace: comincio io!
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