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Ercolano, l’Ammendola & Formisano e il suo percolato

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Ancora una volta riscontriamo che il percolato del “sito di stoccaggio provvisorio” del 2008 tracima nei terreni della cava. Ancora una volta ribadiamo che i problemi ambientali passano in secondo piano anche in campagna elettorale.

Quando parliamo di certe cose, quando mostriamo talune immagini pare che si stia facendo un qualcosa di scontato se non di noioso per chi di competenza dovrebbe assolvere ai suoi doveri di tutore della pubblica incolumità. Così accade nel caso dell’Ammendola e Formisano e delle Lave Novelle, là dove per decenni si è scaricato, sversato e bruciato di tutto e purtroppo lo si fa ancora. Agli occhi di questi uomini politici, vecchi e giovani, rampanti e consolidati che siano, sembriamo delle cassandre, dei menagrami che alzano il tappeto dove loro o chi per loro ha nascosto la polvere che volevano nascondere. Ercolano sembra un bengodi dove tutto va bene e dove quasi nessuno parla di quello che accade a monte del centro storico.

Sono ormai quasi otto anni che scriviamo di quel luogo tristemente noto come Ammendola & Formisano, ma pare che le sue sorti siano lasciate all’oblio o alle leggende metropolitane tanto da confonderla spesso con un conetto avventizio o una collina, addirittura la si chiama ‘a discarica ‘e Sambastiano, per l’ovvia vicinanza ma dimenticando che essa è interamente inclusa nel comune di Ercolano. Si è spesso giocato sulla denominazione del rifiuto ivi presente, definendolo “ecoballe”, cosa vera solo in parte poiché le “ecopalle” dell’Ammendola & Formisano non dimorano più lì perché trasferite al termovalorizzatore di Acerra ed ora ad occupare la concavità c’è solo il “tal quale” del 2008 e l’equivoco fa buon gioco di chi ama le mezze verità.

Il posto è tanto al di fuori da ogni concezione di pericolo e di realtà che la gente lo usa come luogo di svago; ultimamente, oltre ai motociclisti della domenica e al turismo equestre si sono aggiunti, al novero degli amanti dell’orrido, anche gli aeromodellisti, sì, proprio quelli che una volta giocavano a Cava Montone, più a valle della discarica ed ora sotto sequestro. In pratica da una discarica si sono trasferiti in un’altra, ammesso che lo sappiano o che vogliano saperlo.

In più occasioni c’eravamo interessati del percolato del “sito di stoccaggio provvisorio” ivi presente dal 2008 e abbiamo segnalato più volte il fatto che l’abitudine di lasciare che questo si sversi nei terreni circostanti è frequente e lo abbiamo dimostrato con prove alla mano nel corso degli anni (vedasi i collegamenti dell’ Articolo). Non ultimi i filmati e le foto di ieri due maggio, dove abbiamo trovato ancora una volta la cisterna colma di percolato che tracimava nei terreni circostanti.

Il mese passato, incuriositi da questa anomalia che costa migliaia di euro ai contribuenti, abbiamo fatto analizzare il percolato col risultato che la percentuale di cromo, manganese e ferro scaturita, anche se non in maniere eclatante, risulta essere al di sopra dei valori consentiti; niente di nuovo rispetto alle analisi commissionate dall’amministrazione locale, ma la questione assume tutto un altro aspetto nel momento in cui si permette che tali elementi finiscano in maniera continua nel terreno, cosa sempre negata dagli amministratori locali. Del resto, per legge così come il percolato andrebbe smaltito, non dovrebbe neanche essere diffuso nel terreno circostante Foto.

Noi non possiamo dire a che livello di contaminazione stia il suolo intorno alla discarica e se il percolato abbia raggiunto la falda acquifera, così come non sappiamo le sorti della collina e del suo contenuto il quale sembra, a nostro avviso, esser stato arricchito di recente ma sarebbe opportuno contenere ciò che è contenibile ed evitare sciatterie di questo tipo nel contempo in cui ci si vanta delle bellezze di un luogo menzionato solo in campagna elettorale.