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Enti Locali, tagli ai trasferimenti statali di 40 miliardi di euro

Allarme della Corte dei Conti: «I Comuni colpiti dai tagli hanno risposto aumentando le tasse, pressione fiscale al limite».
I tagli agli enti locali si avvicinano per gli enti locali dal 2008 a oggi a quasi 40 miliardi, risultato della riduzione dei trasferimenti statali di 22 miliardi e di un calo dei finanziamenti per la sanità di 17,5 miliardi. E alla luce di questa dinamica, «per conservare l’equilibrio in risposta alle severe misure correttive del governo» i Comuni – colpiti da tagli per quasi 8 miliardi tra il 2010 e il 2014 – hanno risposto con «aumenti molto accentuati» delle tasse locali. L’allarme arriva dalla Corte dei Conti che nella relazione sulla sugli andamenti della finanza territoriale segnala come la pressione sia «ai limiti della compatibilità con le capacità fiscali locali».I magistrati contabili evidenziano come dalla riduzione dei trasferimenti dello Stato «è derivato, per gli enti locali, un inasprimento della pressione fiscale» che nel caso dei Comuni è balzata dai 505,5 euro a testa del 2011 ai 618,4 euro dello scorso anno. Una pressione che tocca i livelli più alti nei Comuni con più di 250mila abitanti, arrivando a 881,94 euro pro capite. Se i Comuni hanno risposto ai tagli con una revisione al rialzo delle aliquote Ici-Imu – gli «aumenti generalizzati hanno visto gli incassi passare dai 9,6 miliardi di euro del Ici 2011 ai 15,3 miliardi del 2014 – le Regioni hanno puntato sul taglio degli investimenti e dei servizi con una compressione delle funzioni extra-sanitarie».

La Corte sottolinea poi come «la concessione ai Comuni di più ampi margini di manovra sul piano fiscale, in conseguenza del permanere di una disciplina del patto fondata sul criterio del saldo di competenza ‘mista’, ha favorito l’emergere, specie in materia di imposizione immobiliare, di una congerie di regimi differenziati per aliquota, sistemi agevolativi e detrazioni fiscali. In più, Inoltre, evidenziano i giudici contabili »gli strumenti di coordinamento fra prelievo centrale e locale non hanno evitato che si producesse un significativo aumento della pressione fiscale complessiva». Insomma, conclude la Corte dei Conti, «l’eterogeneità delle risposte degli enti territoriali sul piano del ricorso alla leva fiscale conferma la necessità (e l’urgenza) di introdurre un sistema di finanziamento degli enti autonomi basato su puntuali criteri perequativi, collegati ai fabbisogni standard ed alle relative capacità fiscali».

 

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