La rapina ad Insigne, le gaffes dei giornalisti, la partita pareggiata con la Fiorentina.
Ogni volta che ci si mette in viaggio, tramite un’agenzia, l’omino gentile che consegna i documenti per la partenza, i biglietti e tutto il resto, fa più o meno sempre la stessa raccomandazione: “Lasciate i passaporti in albergo, portatevi dietro poco contante”. E accade per qualsiasi viaggio, qualunque meta: la Tahilandia come la Spagna. Già perché non esisto un posto sicuro al cento per cento: c’è sempre da stare attenti. A Lorenzo Insigne, rapinato tra sabato e domenica scorsa in via Gramsci a Napoli, nessuno ha fatto la raccomandazione di prammatica: aveva con sé ben 800 euro, che i malviventi hanno portato via in modo facile facile. Poi uno di loro ha anche detto: “Dedicami il goal contro la Fiorentina”. E questo, sinceramente, davvero può succedere solo a Napoli. Ha fatto male Insigne a portarti dietro tutti quei soldi? In linea di principio no, perché ognuno dovrebbe essere libero di portarsi dietro i soldi che vuole, indossare orologi e gioielli a piacimento, girare per le strade di Napoli e del mondo come gli pare. E subire una rapina è sempre un’ingiustizia. Proprio accadde al mio amico Vito, che tanti anni fa fu derubato del telefonino in piazza Nicola Amore mentre col telefonino stava addirittura parlando: un secondo prima era attaccato al suo orecchio, il secondo dopo finì nelle tasche del delinquente. Eppure se ci raccomandano tanto di stare attenti, una ragione ci sarà. E se proprio vogliamo trovare una citazione eccellente, pensiamo alla scena del cavalluccio rosso in “Così parlò Bellavista”, con Pazzaglia che racconta (decine di volte) il furto subito in macchina e il passante che esclama: “E vuje lasciate a machina aperta cu tutti sti ladri ca stanno in giro?”.
Tutto questo per dire che il caso Insigne va ascritto alla normalità di una società sempre più violenta e poco sicura, Napoli o Milano, calciatore o cantante. E tuttavia la storia è servita a far collezionare scivoloni a fior di firme giornalistiche: chi ha scritto di “Curva Sud” (sacrilegio, al San Paolo le curve sono A e B), chi ha spiegato che Cavani fu convinto ad andarsene dalla moglie dopo una rapina (ma, come è noto, el Matador lasciò la moglie che aveva appena partorito per una commessa della provincia di Caserta). Chiamiamoli diversivi: tappe di avvicinamento ad una partita bella e difficile, come quella giocata contro la Fiorentina. I viola hanno dimostrato di essere squadra forte e temibile, votata al gioco e non a mettere il pullman davanti alla porta. Ne è uscito un match giocato a viso aperto, pareggiato. Un match che certifica un dato: il Napoli c’è ancora, ma lo scudetto si vince con la continuità dei risultati. E quella, per ora, appartiene alla Juventus.



