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E’ fatale che cresca il potere dei magistrati quando sindaci e funzionari ne combinano di tutti i colori….  

 

Le dichiarazioni del dott. Davigo, presidente dell’ Associazione dei magistrati, e del dott. Cantone. Dissolti i partiti e azzerati gli organi di controllo intermedi, sindaci e  funzionari incapaci, corrotti e “senza vergogna”  mettono ogni giorno le chiavi dei loro Comuni  in mano ai PM.

Cosa ha detto il dott. Davigo, fresco Presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati? “I politici rubano più di prima” e, inoltre, “oggi non si vergognano”. E’ successo il finimondo. Un politico ha citato perfino Montesquieu e l’autonomia dei poteri, sacro fondamento della democrazia, per esortare il dott.Davigo a non fare invasione di campo. Matteo Orfini, uno dei capi del PD, si è mantenuto basso: “le classi dirigenti non dovrebbero parlare come al bar” (CdS, 23/04): io, che parlo di politica al bar, esorto l’Orfini a preoccuparsi di come certi politici parlano di politica in parlamento e in tv. Il dott. Davigo è uno dei protagonisti di “Mani pulite”, uno di quei magistrati che nel 1992 vennero celebrati come novelli San Giorgio vincitori del drago della corruzione e del malaffare. Ripenso a Craxi, alla folla che in via del Corso lo bersaglia con scrosci di monetine e con il coro “ladro, ladro”, ricordo a me stesso che in quella folla di lanciatori c’era il sig. Alemanno, futuro sindaco di Roma, pesco, in un libro, un articolo, intitolato “Umiliato e offeso”, in cui Vittorio Feltri esprimeva tutto il suo stupore nel notare che Craxi, nonostante i 40 capi di imputazione, non si era mai dimesso dalla carica di segretario del PSI: “per strappargli la poltrona che si è incorporato bisognerà ricorrere alla fiamma ossidrica: mai visto tanto attaccamento al privilegio, tanta improntitudine, tanto disprezzo per le regole più elementari della democrazia..”. Questo scriveva il 18/12/’92, sul giornale “l’Indipendente” Vittorio Feltri, che qualche anno dopo avrebbe diretto giornali berlusconiani. Nel gennaio del 2000, commentando la notizia della morte di Craxi ad Hammamet, Indro Montanelli scrisse che c’era qualcosa di vero – “più che qualcosa” – nelle parole della figlia: “Lo hanno ammazzato”, ma rimproverò al defunto di aver combattuto la sua battaglia di imputato “da guappo di cartone”, e d’aver sbagliato “tutta la sceneggiatura”. E tuttavia Montanelli il Terribile riconobbe che Craxi era un uomo coraggioso: la prova? una volta durante un intervento in parlamento si era interrotto due volte, alla ricerca di un bicchiere d’acqua. E per due volte il bicchiere glielo aveva dato Andreotti, “che gli sedeva accanto”. “E per due volte egli lo bevve”. Ci voleva coraggio per bere da un bicchiere offerto da don Giulio.

C’è stato chi si è messo a fare i conti per vedere se oggi ci sono più corrotti di quanti ce ne fossero ai tempi di Di Pietro, e il sig. Renzi, dopo aver dedicato al dott. Davigo una battuta consumata dall’uso, “Davigo, chi?”, ha espresso chiaramente la preoccupazione che la magistratura si accingesse a bandire una nuova crociata contro il mondo della politica: ma già domenica si era calmato, avendo notato che membri autorevoli dell’ “Associazione nazionale magistrati” prendevano, anche rumorosamente, le distanze dal dott. Davigo. Lo stesso Nicola Gratteri esortava a non generalizzare, per non fare il gioco dei ladri, e Raffaele Cantone sentenziava (CdS, 23/04) che “non si risolve tutto con le manette”, “che anche la magistratura ha le sue colpe, “che dire che tutto è corruzione significa dire che niente è corruzione. Se la magistratura d’attacco ha voluto misurare la capacità di reazione del mondo politico, ha avuto una risposta chiara e netta: il mondo politico romano non si è sfarinato come nel 1992,  ma ha reagito con compattezza: i suoi capi hanno ammesso che la corruzione è un fenomeno vasto e profondo, ma hanno invitato a parlare per “individui e non per specie”, e, soprattutto, hanno chiesto indagini e sentenze più rapide.

Ma la periferia è un altro mondo, perché i politici locali non  hanno la corazza dell’immunità Non c’è giorno in cui sindaci, assessori e funzionari non si facciano acchiappare “con il lardo in bocca”. Oggi è stato il giorno di Santa Maria Capua Vetere. Molti anni fa un sindaco vesuviano che sapeva “‘o correre e ‘o fuì’”, che era tanto esperto da discutere da pari a pari con l’avvocato amministrativista più famoso di Napoli, mi disse che il sindaco più onesto e più competente firmava ogni giorno almeno due provvedimenti tali da “consegnarlo in mano ai magistrati”: disse proprio così.. Figuriamoci cosa accade oggi: i partiti si sono dissolti, gli organi di controllo intermedi sono stati azzerati, la delinquenza organizzata si è infiltrata nel sistema economico e nella burocrazia e i meccanismi elettorali possono permettere a demagoghi di mezza tacca di conquistare la poltrona di sindaco e le poltroncine di assessore, di distribuire a piacimento deleghe, incarichi e “interventi di somma urgenza”, di sfornare bandi di gara in cui già si legge, in controluce, il nome del vincitore. Ho raccolto, negli ultimi cinque anni, circa duecento articoli su sindaci di ogni regione italiana finiti sotto la verga dei magistrati: nella maggior parte dei casi i reati contestati e le prove in mano agli inquirenti sono di tale natura che è come se i sindaci stessi si fossero messi a invocare in pubblico l’arrivo dei carabinieri, a gridare “ Arrestatemi” e a offrire spontaneamente i polsi alle manette. Arroganza, certezza dell’impunità, incompetenza, stupidità….

E dunque il potere dei magistrati cresce di giorno in giorno, e enorme  diventa la loro responsabilità nel tutelare il ruolo della legge e la serenità dei cittadini. Raffaele Cantone, intervistato da Aldo Cazzullo, ha detto: “La magistratura è fatta al 99% di persone perbene, ma le mele marce ci sono.”(CdS, 23/04). L’1% non è quasi niente, e tuttavia pare una montagna, perché non riusciamo a sopportare che anche un solo magistrato sia una mela marcia, perché questa frutto marcio, da solo, provocherà danni spaventosi allo spirito civico manovrando la bilancia della Giustizia a suo piacimento, oggi chiudendo entrambi gli occhi sulle “operazioni” dei politici di Atene Sannita e domani spalancandoli sugli “’nciarmi” degli amministratori di Atene Osca. Questa è la vera, drammatica invasione di campo. Carlo Dossi, uno dei più grandi scrittori italiani dell’Ottocento – perché è ignorato dai libri e da molti docenti? – scrive nelle “Note azzurre” che “la legge è uguale per tutti gli straccioni”: i Napoletani dicono che “’o cane mozzecca ‘o stracciato”. Un magistrato volontariamente “ingiusto” fa più danni di un politico mariuolo, perché  spinge i cittadini alla sfiducia, al pessimismo e  a fare di tutte le erbe un solo fascio: come accade per gli arbitri.

 

 

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