Sta creando un clima di paura generalizzata la presenza della discarica di amianto nella scuola elementare di piazzale Renella, scoperta per caso mercoledi scorso dai disoccupati del movimento “BROS”, durante l’occupazione del cantiere di ripristino del primo circolo didattico. Una rivendicazione occupazionale che però ha fatto emergere l’esistenza di una vera e propria bomba ecologica piazzata nel bel mezzo di una congestionata città di 60mila abitanti, a sua volta dislocata in una fetta della Terra dei Fuochi popolata da centinaia di migliaia di persone. Intanto da venerdi gli studenti del liceo socio psicopedagogico Munari, attiguo al cantiere della scuola elementare, si rifiutano di entrare in classe. Vogliono prima essere sicuri che l’aria della zona non sia stata avvelenata dalle fibre di asbesto. Chiedono anche che il Comune faccia analizzare presso le autorità sanitarie competenti ogni studente. Stessa cosa chiedono anche i cittadini della zona circostante la palestra del primo circolo, in cui sono state ammassate in modo visibilmente grossolano grandi strutture di eternit spaccato o comunque usurato. Gli studenti del Munari, ai quali ieri si sono uniti con uno sciopero di solidarietà quelli del liceo Alfonso Maria de’Liguori, chiedono anche che il sindaco emani un’ordinanza di chiusura dell’istituto. Lo chiedono anche gli insegnanti. Le richieste sono state rivolte nel primo pomeriggio di ieri all’assessore comunale all’ambiente, Cuono Lombardi, giunto all’audizione in commissione di vigilanza, audizione organizzata dal presidente dell’organismo ispettivo, Carmela Auriemma, del Movimento Cinque Stelle. Alla seduta della commissione erano presenti anche i consiglieri comunali della civica “Oltre”, Paola Montesarchio, Vincenzo De Maria e Domenico Catapane. Ma l’audizione, quella ufficiale, quella legalmente valida, non c’è stata. I consiglieri comunali di maggioranza che fanno parte della commissione non si sono presentati per cui è saltato il numero legale. La presidente Auriemma ha tentato di indire una seconda convocazione allo scopo di ridurre il numero di partecipanti richiesti per validare la riunione. Ma il numero legale non è spuntato lo stesso. Alla fine la riunione si è trasformata per forze di cose in un confronto pubblico, seguito dalla gente anche in diretta web, tra l’assessore Lombardi, i consiglieri di opposizione, i disoccupati “BROS” e “CUB” e i cittadini che abitano attorno alla discarica dei veleni scoperta in centro città. Durante il faccia a faccia l’assessore Lombardi ha sostanzialmente affermato che “l’eternit trovato nella palestra è stato tolto alcuni mesi fa dal sottotetto della scuola durante i lavori di ristrutturazione e quindi ammassato nella palestra antistante l’edificio”. Lombardi ha però affermato che “Il Comune e la polizia municipale non erano tenuti a vigilare in quanto ciò era di responsabilità del Provveditorato alla Opere Pubbliche, soggetto attuatore dell’appalto di ripristino”. Sia Carmela Auriemma che Paola Montesarchio hanno però contestato queste affermazioni “perché il Comune è il proprietario dell’immobile e perché il sindaco è la massima autorità sanitaria del territorio nonché responsabile della tutela della salute pubblica”. Ambientalisti e cittadini con le loro domande hanno avanzato poi il sospetto che il Comune sapesse da tempo di questa pericolosa situazione. A ogni modo l’assessore all’ambiente ha precisato che il Comune non ne sapesse niente e che prima di chiudere le scuole l’amministrazione “dovrà valutare i risultati delle analisi della palestra avviate dall’asl Napoli 2 nord”. La gente però non vuole attendere i risultati. “In via precauzionale avrebbero dovuto subito chiudere il liceo Munari”, eccepisce Alessandro Cannavacciuolo, leader ecologista della zona.
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