Stando almeno a ciò che avevano riferito i sindacati, a giugno aveva annunciato il suo si alla rateizzazione in sede giudiziaria (sezione fallimentare del tribunale di Nola) del credito di alcuni milioni di euro, tutti soldi vantati nei riguardi dell’azienda. Poi però, in base alle ultime notizie, pare proprio che l’Inps sia il protagonista unico e solo di un inspiegabile ed inspiegato colpo di scena. L’ente di previdenza pare infatti che c’abbia ripensato, che non voglia dare il suo placet alla Dema, società per la costruzione di componenti aeronautici. E’ un voltafaccia improvviso, insomma. Che però rischia di creare un dramma sociale e produttivo di notevole portata, di far affondare la fabbrica principale di Somma Vesuviana, i suoi 600 addetti e gli altri 200 lavoratori dei due stabilimenti Dema di Paolisi, in provincia di Benevento, e di Brindisi. Ieri intanto si è consumato un dramma nel dramma. L’esame congiunto all’ufficio del lavoro sulla procedura di licenziamento per 24 dipendenti di Somma Vesuviana non ha dato esito. Il prossimo faccia a faccia tra azienda e sindacati mediato dalla Regione è stato fissato al 5 di ottobre. Ma due giorni prima, il 3, scadrà la cassa integrazione in cui sono piombati i 24 tra operai e impiegati finiti nel calderone della procedura di mobilità. Stamattina i lavoratori che rischiano di perdere tra pochi giorni il posto si fermeranno in presidio davanti al cancello dello stabilimento di via San Sossio. Al loro fianco ci sarà il sindaco di Somma Vesuviana, Salvatore Di Sarno. Nel frattempo, alle dieci, Fim, Fiom e Uilm terranno all’interno dell’impianto un’assemblea con tutte le maestranze in attività. Ieri i sindacati di categoria hanno inviato un messaggio agli assessori della giunta regionale Amedeo Lepore ( indiustria ) e Sonia Palmeri ( Lavoro ). Due gli aiuti richiesti: convincere l’Inps a sbloccare la situazione e prospettare strumenti pubblici di aiuto in grado di sventare i licenziamenti.



