E’ il primo ritrovamento di una domus d’epoca romana fatto finora nel centro storico di Acerra. La dimora di duemila anni fa sta spuntando dagli scavi per la realizzazione di un parcheggio del Comune, in via Suessola, zona dei decumani, a pochi passi dal Castello Baronale. Qui dunque, ancora una volta dai lavori edili, pubblici e privati, sta emergendo la storia di questo territorio. Si tratta di una scoperta come al solito avvenuta per caso ma che potrebbe portare sorprese davvero interessanti. I tecnici della Soprintendenza sono nel frattempo già al lavoro. Stanno spuntando dal terreno pareti e pavimenti in marmo. << Qui basta scavare nemmeno mezzo metro per trovare qualcosa >>, afferma un tecnico del Comune giunto ieri sul posto insieme agli operatori della Soprintendenza e agli agenti della municipale. Il pericolo però è che, come del resto è avvenuto quasi sempre in questi casi, le preziose testimonianze del passato finiscano nel dimenticatoio per poi essere di nuovo sepolte sotto la coltre di terreno. Proprio ad appena trecento metri da quest’ultima scoperta, di fronte all’ala nord del municipio, si trovano infatti bloccati da mesi gli scavi della città antica emersa l’anno scorso durante i lavori di trasformazione dello stadio comunale in un parco pubblico. Risultato: gli scavi e il campo sportivo sono ormai sepolti dalle erbacce e l’opera pubblica, il parco, è ferma al palo. A ogni modo lo scavo del campo di calcio risulta probabilmente la scoperta archeologica più importante in questo territorio dopo il ritrovamento, all’inizio del secolo scorso, dei resti di Suessula, la città prima osca e poi etrusca ubicata quattro chilometri a nord di Acerra. Lo spazio dello scavo da cui sono affiorate le antiche vestigia, mura, camminamenti e costruzioni religiose, ricopre quasi mezzo campo di calcio. << Occorre un piano complessivo e urgente – sollecita l’ambientalista Alessandro Cannavacciuolo – per uscire da questo increscioso impasse. Acerra è un museo a cielo aperto che il Comune e le istituzioni centrali non possono e non devono ignorare >>. Ostacoli e storie di abbandono a ripetizione. Già perché la Soprintendenza ha comunicato di recente che la realizzazione di un museo archeologico ad Acerra << non è affatto imminente >>. Cosa che ha spinto il Comune a revocare l’affidamento del servizio di vigilanza dei locali individuati nel Castello Baronale per ospitare i reperti da trasferire dal museo archeologico di Napoli. Sembra anche questa una storia infinita. La convenzione con la Regione e la Soprintendenza per la realizzazione del museo archeologico locale è stata firmata nel 2013. Ma il progetto non parte. Insomma, da queste parti le vestigia del passato restano sconosciute al grande pubblico come nella peggiore delle maledizioni. Anche gli scavi di Suessula sono abbandonati e abbandonata e in rovina rimane l’antistante casina Spinelli, la villa vanvitelliana che fino agli anni Trenta ospitava centinaia di reperti locali, in parte finiti nelle mani dei saccheggiatori nazisti e in parte messi al sicuro, a partire dal Dopoguerra, nel museo archeologico napoletano. Altri reperti di Acerra si possono inoltre ammirare al British Museum di Londra. Finora però non erano ancora state trovate delle domus vere e proprie. Una villa romana, risalente al primo secolo avanti Cristo, fu scoperta nel 1988 durante i lavori di realizzazione dello scalo merci ferroviario Marcianise-Nola. Si trova nel territorio di Maddaloni, in località Boscorotto, al confine con il territorio di Acerra. Presenta una serie di colonne, stanze, vasche di contenimento dell’acqua e splendidi mosaici, in parte depredati dai tombaroli. Ma pur di completare i lavori dello scalo merci le Ferrovie dello Stato non esitarono a spaccare letteralmente in due la villa facendoci passare in mezzo la linea ferroviaria, sopraelevandola con un terrapieno. Per cui alla fine dei conti l’unica villa romana effettivamente godibile nel territorio a nord est di Napoli rimane la villa augustea di Somma Vesuviana, situata quindici chilometri più a sud, sulle pendici del monte Somma, i cui resti sono peraltro imponenti e ben visibili. Anche la villa augustea ha perà dovuto attendere molti anni prima di essere adeguatamente valorizzata, messa in sicurezza e resa visitabile. E sempre nello stesso territorio altri punti di riferimento archeologico sono poi quelli presenti nelle vicine Nola (anfiteatro laterizio e villaggio preistorico ) e Cimitile (il complesso delle basiliche paleocrstiane). Tutte testimonianze che insieme a quelle di Pompei, Oplonti, Stabia, Cuma, Pozzuoli, Baia e Bacoli fanno parte di un ideale intineraio storico culturale dell’area metropolitana di Napoli purtroppo in gran parte ancora troppo sottovalutato se non del tutto abbandonato e inspiegabilemte ignorato. Basti pensare che, ancora ad Acerra, venti anni fa, durante i lavori di costruzione di alcune palazzine, in via Buozzi, fu ritrovata una vasta necropoli zeppa di tesori, gioielli, monili, armi, spade, scudi. Dei preziosissimi reperti si persero le tracce. La Soprintedenza, intervenuta sul posto per tempo, non comunicò più che fine avessero fatto. E la necropoli fu sepolta da toennellate di cemento armato.






