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Continuando… la “LAUDATO SI’”

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Riflessione sull’enciclica di Papa Francesco, “miniera” di spunti per la conversione a nuovi stili di vita.

Voglio continuare a riflettere sulla bellissima lettera Enciclica “Laudato sì”, di papa Francesco. E’ una vera miniera di suggestioni e di spunti per convertirci a nuovi stili di vita. “Molte cose devono riorientare la propria rotta»” afferma Francesco nell’ultimo capitolo della sua enciclica. “Ma prima di tutto è l’umanità che ha bisogno di cambiare”. Come? Educandosi alla coscienza di un’origine comune, di un’appartenza alla comune famiglia. E questo è possibile facendo proprie le motivazioni profonde e la consapevolezza che può permettere lo sviluppo di nuovi atteggiamenti e stili di vita. Francesco elenca i piccoli gesti ordinari che possono essere compiuti da tutti: «Evitare l’uso di materiale plastico o di carta, ridurre il consumo di acqua, differenziare i rifiuti, cucinare solo quanto ragionevolmente si potrà mangiare, trattare con cura gli altri esseri viventi, utilizzare il trasporto pubblico o condividere un medesimo veicolo tra varie persone, piantare alberi, spegnere le luci inutili, e così via». Queste parole del Papa ci fanno capire come anche nel nostro quotidiano e nelle nostre piccole vite si può incidere. Per quanto riguarda la plastica, essa è stata una grande scoperta che ha migliorato la qualità della vita, fino a diventare però una delle prime cause di inquinamento del pianeta. Dal 1950 a oggi la produzione mondiale è passata da un milione e mezzo a 245 milioni di tonnellate annue, ponendo sfide soprattutto per quanto riguarda lo smaltimento dei rifiuti non biodegradabili. Risparmiare sulla carta è un piccolo gesto che può produrre enormi benefici. Per ottenere una tonnellata di carta nuova servono infatti 15 alberi, 440mila litri d’acqua e 7.600 Kwh di energia elettrica. Un processo che comporta innanzitutto il disboscamento delle grandi foreste e quindi l’aumento delle emissioni inquinanti che queste sono capaci di assorbire. La produzione di carta riciclata invece, oltre a risparmiare la vita agli alberi, richiede il 60% in meno di energia e l’80% in meno d’acqua rispetto alla carta vergine, e genera il 95% in meno di inquinamento atmosferico. L‘acqua, ha sottolineato il Papa nell’enciclica, è un bene prezioso ma limitato e sempre più persone rischiano di non averne a sufficienza. Negli ultimi decenni i consumi mondiali di acqua sono aumentati di quasi dieci volte: il 70% è impiegata per l’uso agricolo, il 20% per l’industria, il 10% per usi domestici. Nei Paesi occidentali una persona utilizza 162 litri al giorno, di cui 80 per l’igiene personale e 24 per la nutrizione, quando secondo diversi studi ne basterebbero 50. Nell’utilizzo di lavatrici e lavastoviglie basterebbe prediligere il ciclo ecologico o quello breve, ma sempre a pieno carico, oltre a comprare modelli che necessitano di meno acqua: per le lavabiancheria si possono risparmiare anche 100 litri. Per quanto riguarda i rifiuti , una volta si buttava tutto insieme, senza pensarci troppo. Oggi fare raccolta differenziata è un comportamento virtuoso, a livello individuale e collettivo, e anche economicamente rilevante. Differenziare umido, carta e cartone, plastica, alluminio, vetro, metalli ferrosi, significa prima di tutto diminuire l’estrazione delle corrispondenti materie prime e dei processi produttivi collegati. Significa anche inquinare di meno, perché permette di separare e poi smaltire in modo adeguato ogni tipo di rifiuto quando non c’è possibilità di riutilizzo. Ciò vuol dire ridurre i materiali che finiscono in discarica e negli inceneritori, consentendo di abbattere le emissioni di CO2 ad essi collegate ( vedi inceneritore di Acerra). La differenziata, infine, alimenta un’economia del riciclo sempre più importante e ambientalmente sostenibile, che crea occupazione e migliora la qualità della vita per la collettività. Cucinare solo quanto ragionevolmente si potrà mangiare, come suggerisce Francesco, non è solo un modo per rispettare chi ha meno, ma per creare le condizioni perché gli alimenti possano entrare in un circolo di ridistribuzione. Ogni anno 1,3 miliardi di tonnellate di alimenti, un terzo del cibo prodotto, va perduto o sprecato (stime Fao). La gran parte degli sprechi alimentari, oltre il 40%, avvengono tra le mura domestiche, il resto in fase di produzione o distribuzione. C’è dunque molto che possiamo fare per limitare questo spreco. In Italia si calcola che il valore del cibo buttato via ammonti a 37 miliardi di euro, praticamente 450 euro l’anno a famiglia. Secondo uno studio della Coldiretti se si riutilizzassero questi alimenti si potrebbero sfamare 44 milioni di persone.

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