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Conte intervista i giornalisti minacciati Ruotolo, Minieri e Trocchia. Poi ascolta anche Pino Neri…

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La sensazione è che l’intervista improvvisata dal presidente del Consiglio ad alcuni dei giornalisti campani minacciati dalle mafie sia stata organizzata ieri sera nei saloni di palazzo Reale, a Napoli, grazie alle pressioni esercitate da Sandro Ruotolo e all’opera di mediazione dell’Ordine dei Giornalisti della Campania presieduto da Ottavio Lucarelli. Ed è stato un esperimento che ha funzionato visto che Conte al microfono se l’è cavata egregiamente e che i cronisti da lui intervistati, Ruotolo, appunto, e poi Trocchia e Minieri, sono andati dritti al cuore del problema con le loro risposte. Risposte che sono state in pratica una richiesta al governo di intervento immediato e deciso sui macigni che ostacolano l’azione e la vita stessa dei giornalisti antimafia: conflitto d’interessi irrisolto, querele e liti temerarie che asfissiano chi vuole fare vera informazione, mancato avvio dell’equo compenso, mancata legislazione efficace sui tetti pubblicitari, mancata tassazione delle multinazionali del web, impunità di criminali e politici criminali che la fanno da padroni nei territori, demagogiche quanto generiche prese di posizioni politiche contro i giornalisti giudicati tutti sbrigativamente dei “prostituti pennivendoli”. << Come si può garantire l’indipendenza della stampa quando un articolo viene pagato dai 3 ai 5 euro ? >>, l’interrogativo di Conte. Al termine dell’incontro il presidente del Consiglio ha ascoltato anche il sottoscritto, il giornalista Pino Neri, che da 30 anni è precario e che nonostante tutto lotta contro i criminali di ogni sorta dell’hinterland napoletano senza però ricevere alcun riconoscimento in grado di garantirgli l’autonomia economica necessaria. << Le mafie che mi minacciano mi fanno meno paura della precarietà >>, la denuncia rivolta a Conte dal sottoscritto. << Bisogna agire proprio su questo fronte >>, la risposta del capo del governo.

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