Ancora a metà dell’’800 nel Palazzo Cola che “chiude” con le sue strutture eleganti Piazza Annunziata si tenevano le sedute del decurionato, cioè del consiglio comunale. La piazza, per gli Ottavianesi la “Piazza” per antonomasia, concludeva la “Terra Vecchia” e congiungeva al centro storico le strade che portavano agli oliveti e ai castagneti della “Campagna”. Non è un caso, forse, se i primi storici di Ottaviano furono Adolfo Ranieri e Silvio Cola, che abitavano alla “Piazza”, e don Luigi Saviano, parroco della chiesa dell’Annunziata.
Nel censimento del 1900 tutto il quartiere che gravita intorno alla Piazza Annunziata conserva, nei cognomi degli abitanti, la memoria della sua centralità nella storia di Ottaviano. Al vico “1° Piazza” risiedono i potentissimi Cola- Enrico e Gennaro fu Raffaele, Luisa fu Pasquale -i Fusaro, i De Simone, alcuni Del Giudice, il notaio Fedele Auriemma. E’ un notaio importante: nel suo studio lavorano cinque collaboratori: ma solo di due conosciamo i nomi, Giovanni Starita e Felice Auriemma. Al vico “2° Piazza” hanno casa i Piccolo, gli eredi del farmacista Amilcare Ranieri, il cui figlio Adolfo fu il primo storico di Ottajano, i Ricciardi, un Giuseppe Cina, i Pappalardo. Lungo la Salita Piazza fino alla Chiesa dell’ Annunziata abitano Francesco e Nicola Saviano, i Menichino, Ernesto e Vittorio Catapano figli di quel Francesco che ha amministrato le selve dell’ultimo Medici, un drappello di Pascale, Maria De Rosa, Nicola De Luca, Giuseppe Bifulco, il prete nero, grande Sindaco di Ottajano per oltre 20 anni, suo fratello Ernesto, onnipotente architetto, Eduardo Mezza, i Galluccio, i Correale, Giuseppe De Rosa figlio di Pasquale De Rosa amministratore di Ottajano, un Vincenzo Pellegrino, Marianna Galatra, Luigi Piccolo, Angelo Nappo fu Raffaele, gli Ugliano, “ i fratelli e sorelle Cola fu Luigi ”. Abitano, all’inizio della “Salita San Michele”, i Mazza, famiglia importante nella storia di Ottaviano, e da sempre attenta a rendere salde le relazioni economiche e politiche tra la città e il territorio di Sarno. Lungo la “Salita” hanno casa gli eredi di Michele Guerriero fu Ferdinando – gli avi di Michele furono nel’600 cocchieri e guardie del corpo dei Medici – i La Pietra, Francesco Visone fu Raffaele, Gennaro Cola, gli Ugliano, l’avvocato napoletano Antonino Galatà, i Gentile, Carlo Duraturo, Gioacchino Decorato, i Lanza, i Liguori, il cav. Edoardo Ponticelli, Luigi Lojacono, Domenico Brancaccio, i De Vivo, il sacerdote napoletano Gabriele Pansini, i Carifi, i Mandola, i Pagano, un Giuseppe Girandola, “mastro fabbricatore” pugliese. Risiedono a via Oliveto Giuseppe Ruoppolo fu Bernardo, gli eredi di Michele Arpaia, Aniello Arpaia, gli eredi di Angelo Michele Arpaia, Domenico Lanza, Giovanni Cutolo, gli eredi di Salvatore Ragosta, il sacerdote Luigi Ragosta, Giuseppe e Pietro Caldarelli fu Nicola, Michele Liguori fu Giuseppe, Giuseppe Lanza, Angelo Michele Nappo, Fortunato Menichini, Sebastiano e Luigi Ugliano di Michele, una seconda famiglia dei Pappalardo, che possiedono telai e fabbricano tovaglie e tende. Abitano a via “Santa Maria delle Grazie” Vincenzo Catapano, Michele e Angelo Parisi, Saverio Iervolino, Luigi Sirico, Gennaro Cola che con la sorella Filomena controlla l’importazione a Ottajano delle “verdure” del mercato di Sarno. Onorato Pagano e Alfonso Auricchio fu Agostino acquistano formaggi nel Beneventano e li rivendono alle botteghe locali. Luigi Piccolo fin dal 1874 dirige, alla “Piazza”, un caffè con spaccio di liquori; altri due ritrovi del genere gestiscono, a pochi metri di distanza, Giuseppe Ricciardi e Teresa Ranieri, che è autorizzata a gestire anche una sala di bigliardo. Vendono il vino al minuto Michele Ugliano, nella “Piazza”, e Michele Guerriero alla Salita San Michele. Nella chiesa dell’Oratorio ha sede, dal 1662, la Congrega di Santa Maria Visitapoveri, che fu anche Monte dei Morti. La facciata e la scalea rimandano a modelli napoletani del primo Settecento, mentre nascono dalla cultura popolare dell’ultimo ‘600 gli affreschi che una mano ruvida dipinse sulle pareti interne, e che il Rotary Club ha fatto restaurare. Nel 1662 i priori della Congrega chiesero il privilegio di aggregarsi all’ Arciconfraternita “ Santa Maria Visitapoveri ” che aveva la sua sede nella chiesa romana della Vergine Annunziata, annessa al Collegio Romano dei Padri Gesuiti. E il vicario della Compagnia comunicò il suo assenso indirizzando la lettera ai cari confratelli della “ Terra Octajani seu Ostagni ”. Il dotto padre, leggendo la petizione degli Ottajanesi, scritta da mano poco dotta, si era imbattuto in una contrattura grafica che poteva leggersi, per la forma sintetica di due nessi, sia Octajani che Ostagni. Nessun mistero dunque, e nessuna terra del Castagno diventata per un colpo di sonno del vicario Oliva terra di Ostagno…..







