I sindacati non hanno firmato l’accordo finalizzato all’apertura di un periodo di quindici mesi di cassa integrazione straordinaria per i 4622 lavoratori delle fabbriche FCA di Pomigliano e Nola. Ieri, nei locali del Motor Village FCA di Roma, dopo sei ore di confronto con l’azienda a tavoli separati, con Fim, Uilm, Fismic e Ugl in una stanza e Fiom in un’altra, le parti hanno concordato che prima di sottoscrivere un’eventuale intesa sarà necessario attendere il preventivo via libera alla cassa integrazione da parte del ministero del Lavoro. La Fiom ha inoltre specificato che sarà necessario innanzitutto dare la parola ai lavoratori attraverso le assemblee di stabilimento. A ogni modo i sindacati firmatari aspettano di rivedere l’azienda in un prossimo incontro da organizzare, appunto, al ministero del Lavoro. Incontro che i sottoscrittori dell’accordo Panda sperano si possa tenere entro venerdi prossimo. Ci sono delle incognite però. FCA sostiene che la cassa integrazione straordinaria “per riorganizzazione” è propedeutica al rilancio produttivo e quindi occupazionale dei due impianti di Pomigliano (4342 addetti) e di Nola (280 addetti). L’azienda intanto ha annunciato il prossimo varo di nuovi modelli da produrre in Italia senza però specificare dove, come e quando saranno realizzate le nuove vetture. In base a indiscrezioni, che restano per il momento tali, a Pomigliano dovrebbe essere assegnata la produzione di un nuovo piccolo suv della Jeep mentre non si sa ancora se la produzione della Panda sarà trasferita o meno altrove. Inoltre le organizzazioni di categoria sono convinte che gli attuali livelli occupazionali di Pomigliano e di Nola potranno essere garantiti soltanto se Pomigliano potrà produrre due modelli di vettura. Finora infatti le quasi 200mila Panda prodotte ogni anno a Pomigliano hanno garantito piena occupazione solo a circa 1500 addetti mentre per oltre 3mila colleghi è stato necessario applicare per 3 anni di seguito i contratti di solidarietà. FCA ha però annunciato la fine della solidarietà e il ritorno alla cassa integrazione, cig che ha segnato la vita della grande fabbrica partenopea a partire dalla grande crisi del 2008.Questa incertezza ha quindi indotto i sindacati alla cautela. Comunque in un comunicato congiunto Fim, Uilm, Fismic, Ugl e Acqf spigano che << Sono stati definiti i punti di massima essenziali a tutela dei lavoratori. La cassa per riorganizzazione – puntualizzano i firmatari – permetterebbe potenzialmente una maggiore durata anche se questo aspetto è da approfondire in sede ministeriale nell’apposito incontro indispensabile per arrivare all’accordo definitivo. Abbiamo chiesto che sia assicurata una equa rotazione fra i lavoratori adibiti alle stesse mansioni, tale da consentire la maturazione dei ratei degli istituti indiretti e differiti e che si faccia quanto necessario per rispettare e valorizzare al meglio le professionalità >>. I sindacati dell’accordo specifico aziendale sono comunque sicuri che a Pomigliano << giungeranno nuovi missioni aggiuntive alla Panda >>. Ma la Fiom è scettica. << La cassa integrazione – affermano Francesco Percuoco e Rosario Rappa – si è resa necessaria perché le promesse dell’azienda non sono state mantenute >>



