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Ancora bracconaggio a Ischia

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Altri tre rapaci sono stati feriti dai bracconieri nei cieli di Ischia. Il recupero è avvenuto grazie ai volontari dell’Enpa

 

Autunno, tempo di migrazioni. Almeno per gli uccelli. E in questo difficile viaggio spesso le isole rappresentano l’unico punto di sosta, l’unica oasi in mezzo al mare per riposare e mangiare. Ma proprio sulle isole, ancora troppo spesso, gli uccelli migratori, ma anche i sedentari, sono vittime dei cacciatori. O meglio dei bracconieri, che sparano anche in periodi non consentiti e soprattutto a specie protette.

E questa volta purtroppo parliamo di una delle perle del Golfo di Napoli: Ischia, già considerata da tempo terreno fertile per i bracconieri. Infatti in poco più di ventiquattro ore le guardie zoofile dell’ENPA, l’Ente Nazionale per la Protezione Animali, si sono trovati a dover recuperare ben tre rapaci, di tre specie diverse e tutte particolarmente protette. Il primo sfortunato è stato un giovane esemplare femmina di gheppio (uno dei falchi più comuni nelle nostre città e delle nostre campagne), ferito ad un ala nella zona di Pennanova a Forio d’Ischia. Poi è toccato a un giovane falco pellegrino e a un piccolo assiolo (il più piccolo strigide europeo dopo la civetta nana), recuperati a Barano e Forio d’Ischia con evidenti ferite sul dorso e sulle ali, provocate dai pallini.

In aree come questa l’attività di antibracconaggio è fondamentale, sia per prestare soccorso alle specie ferite, sia per cercare di arginare il fenomeno. Le guardie volontarie dell’Enpa di Ischia (presenti sull’isola solo dall’anno scorso, ma attese da vent’anni) chiedono infatti sin da subito il supporto alle forze preposte per intensificare i controlli venatori sull’isola.

Grazie al tempestivo intervento dell’Enpa, i tre rapaci sono stati trasferiti d’urgenza al centro recupero animali selvatici del Frullone, a Napoli, e le radiografie hanno evidenziato le ferite e le fratture riportate dagli animali. Non resta che sperare nel completo recupero di questi tre sfortunati esemplari, finiti ancora una volta vittime dell’uomo.

 

 

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