La fenomenologia dell’amore rappresenta una delle sfide più complesse per le scienze psicologiche, collocandosi all’intersezione tra imperativo biologico, dinamica intrapsichica e costruzione socioculturale. L’indagine psicologica ha tentato di decodificare questo “fremito della carne” trasformandolo in modelli teorici che spaziano dal determinismo pulsionale della psicoanalisi classica alle strutture cognitive della psicologia sperimentale, fino alle visioni sistemiche che leggono la coppia come un organismo vivente. Nella pratica clinica contemporanea, l’amore e la sessualità sono costantemente al centro dell’interesse, poiché gran parte del disagio psichico è riconducibile a una psicopatologia del legame i cui confini con la cosiddetta normalità appaiono fluidi e difficilmente definibili in termini assoluti.
Per Sigmund Freud, l’amore non è un sentimento unitario, ma il risultato di una stratificazione di pulsioni che operano secondo un punto di vista economico e dinamico. Freud introduce il concetto di pulsione (Trieb) come una forza imperiosa interna al soggetto, distinguendo nettamente tra la pulsione sessuale (libido), dotata di estrema plasticità, e le pulsioni dell’Io o di autoconservazione, come la fame e la sete. Jacques Lacan approfondisce la natura del legame amoroso attraverso la lente del linguaggio e della mancanza. Egli definisce l’amore come l’atto di “dare ciò che non si ha a qualcuno che non lo vuole”. Questa definizione evidenzia che l’amore non si basa sullo scambio di beni o sulla pienezza, ma sulla condivisione della propria mancanza essenziale. Per Lacan, il soggetto umano si identifica con il proprio desiderio, ma questo desiderio è sempre “desiderio dell’Altro”, ovvero la ricerca di un segno di riconoscimento della propria unicità da parte dell’altro. Carl Gustav Jung approda a una visione dell’amore come spazio di integrazione degli opposti e motore del processo di individuazione. Secondo la psicologia analitica junghiana, ogni individuo alberga una controparte controsessuale inconscia: l’Anima nell’uomo e l’Animus nella donna. l termine sizigia (dal greco syzygia, “unione” o “congiunzione”) è stato introdotto da Carl Gustav Jung per descrivere la coppia archetipica formata da Anima e Animus. Questi archetipi agiscono come mediatori tra l’Io e l’inconscio collettivo. L’innamoramento scatta quando queste immagini interiori vengono proiettate su una persona reale, che viene percepita non per ciò che è, ma come incarnazione di un ideale ancestrali.
Dall’ambito della psicologia sperimentale e cognitiva, Robert Sternberg ha proposto la “Teoria Triangolare dell’Amore”, un modello che permette di mappare le relazioni attraverso tre componenti fondamentali: intimità, passione e impegno. Le tre componenti del legame:
Intimità: Rappresenta la dimensione affettiva e calorosa. Include la capacità di confidarsi, la connessione emotiva e il desiderio di promuovere il benessere del partner.
- Passione: È la componente motivazionale. Riguarda l’attrazione fisica, l’eccitazione sessuale e il desiderio di unione fisica.
- Impegno/Decisione: È la componente cognitiva. Si riferisce alla decisione iniziale di amare e all’impegno a lungo termine nel mantenere la relazione nonostante le avversità.
Erich Fromm, in “L’arte di amare”, propone una visione etica e attiva del legame affettivo. Per Fromm, l’amore non è un sentimento in cui “si cade” accidentalmente, ma una facoltà che richiede disciplina, concentrazione e pazienza.
Amore maturo vs. amore simbiotico
Fromm identifica la radice dell’amore nel bisogno umano di superare la “separità” (o separateness)”, ovvero l’angoscia derivante dall’isolamento individuale. Tuttavia, egli distingue tra unioni regressive e unioni mature. Unione Simbiotica (Amore Immaturo): è basata sulla dipendenza reciproca. Può essere passiva (masochismo, sottomissione all’altro come idolo) o attiva (sadismo, dominio sull’altro). Il motto è: “Ti amo perché ho bisogno di te”.
Amore Maturo: è un potere attivo che preserva l’integrità dei singoli. In esso, “due esseri diventano uno e tuttavia restano due”. Il motto è: “Ho bisogno di te perché ti amo“.
Secondo Fromm, l’amore maturo si poggia su quattro pilastri fondamentali: Cura (interesse attivo per la crescita dell’altro), Responsabilità (risposta ai bisogni espressi e inespressi), Rispetto (vedere l’altro per quello che è, senza volerlo cambiare) e Conoscenza (penetrare nell’essenza dell’altro per comprenderne le motivazioni profonde). Egli afferma provocatoriamente che la capacità di stare soli è la condizione indispensabile per la capacità di amare, poiché impedisce di usare l’altro come un mero ansiolitico contro la solitudine.
Le neuroscienze e la psicologia evoluzionistica forniscono una spiegazione “dal basso” dei processi amorosi. Helen Fisher ha identificato tre sistemi cerebrali distinti che governano il comportamento riproduttivo e affettivo.
I tre sistemi ormonali e cerebrali dell’amore, la chimica dell’incontro.
- Libido (Desiderio Sessuale): Alimentata da testosterone ed estrogeni, spinge alla ricerca di un partner generico.
- Attrazione (Amore Romantico): Mediata da alti livelli di dopamina e norepinefrina. È la fase dell’energia intensa, dell’euforia e della concentrazione ossessiva sul partner. Bastano solo 20 centesimi di secondo per attivare queste sostanze chimiche nel cervello alla vista di una persona speciale.
- Attaccamento: Mediato da ossitocina e vasopressina, garantisce la calma e la stabilità necessarie per la cooperazione a lungo termine e l’allevamento della prole.
Quando l’amore smette di essere un elemento generativo e diventa una forza distruttiva, la psichiatria e la psicologia clinica intervengono per definire i confini della patologia. In questo ambito, l’amore non è più un sentimento, ma un sintomo o un quadro sindromico vero e proprio.
L’Amore nel Narcisismo Patologico e nel Borderline. l labirinto del narcisismo: tra grandiosità e vulnerabilità
Il narcisismo rappresenta uno dei costrutti più stratificati e complessi della psicologia clinica, spesso frainteso o ridotto a mera vanità. In realtà, esso si configura come una modalità di regolazione interna volta a proteggere un Sé estremamente fragile da angosce di annientamento. Nella relazione di coppia, il narcisista non incontra l’altro come soggetto separato, ma come una “funzione intrapsichica” o un’estensione funzionale di se stesso, necessaria per confermare un senso di valore che non riesce a sostenere autonomamente. Secondo Kernberg, il narcisista patologico costruisce un “Sé grandioso” che integra le immagini idealizzate di sé e degli altri, escludendo sistematicamente le parti scisse e svalutate che contengono la paura, la dipendenza e la vulnerabilità. Questa struttura si riflette nella coppia attraverso un’idealizzazione primitiva: il partner viene scelto non per la sua umanità, ma perché può rispecchiare la grandiosità del narcisista. La logica è: “Io sono grandioso, e poiché tu sei in sintonia con me, anche noi due siamo grandiosi insieme”. Questa forma di amore è però spietata, poiché non tiene conto della realtà concreta dell’altro; quando il partner manifesta un limite, un bisogno autonomo o una critica, l’idealizzazione crolla istantaneamente, lasciando spazio a una svalutazione feroce.
La scissione e la sindrome da diffusione dell’identità. Nei pazienti con organizzazione borderline di personalità, il meccanismo difensivo cardine è la scissione (splitting). Questi soggetti non sono in grado di integrare le immagini positive e negative di sé e dell’altro in un’unità coerente. Di conseguenza, il partner viene improvvisamente idealizzato (come l’oggetto perfetto e salvifico) o svalutato (come un persecutore malvagio) alla minima frustrazione. Questa instabilità impedisce la formazione di un “amore costante”, portando a relazioni intense ma estremamente fragili e distruttive. Nella vita di coppia, questa dinamica trasforma il legame in un’altalena emotiva tra l’estasi dell’unione fusionale e il terrore della persecuzione.
La Dipendenza Affettiva (Love Addiction)
Sebbene non sia ancora inserita ufficialmente nel DSM-5 come disturbo a sé stante, viene trattata come una dipendenza comportamentale. Caratteristiche: Il partner diventa la “sostanza”. Si manifestano tolleranza (bisogno di dosi sempre maggiori di presenza dell’altro) e astinenza (angoscia profonda, sintomi fisici e panico in assenza del partner). Il meccanismo: Una svalutazione cronica di sé che porta a credere di poter “esistere” solo attraverso lo sguardo dell’altro.
L’Erotomania (Sindrome di de Clérambault). Qui entriamo nel campo dei disturbi psicotici. L’erotomania è un disturbo del contenuto del pensiero (delirio). Il paziente è fermamente convinto che una persona (spesso di rango sociale superiore o una figura pubblica) sia segretamente innamorata di lui/lei. La dinamica: ogni gesto della vittima (un sorriso in TV, un post sui social) viene interpretato come un messaggio d’amore in codice. Il rifiuto reale viene visto solo come una strategia per testare la forza del legame. L’analisi esaustiva condotta attraverso i diversi orientamenti teorici mostra che l’amore non può essere ridotto a un’unica dimensione. È un fenomeno che integra la spinta biologica, il destino dei legami infantili, la struttura cognitiva e l’etica della promessa.
La Sindrome di Otello (Gelosia Patologica).
A differenza della gelosia comune, questa è una forma di delirio di infedeltà. Sintomatologia: la convinzione del tradimento è incrollabile e non basata su prove reali. Il soggetto mette in atto controlli ossessivi, pedinamenti e interrogatori. È una delle patologie dell’amore più rischiose, poiché può sfociare in atti di violenza estrema nel tentativo di “punire” o “possedere” totalmente l’altro.
La distinzione tra amore “sano” e patologico” non risiede tanto nell’intensità del sentimento, quanto nella capacità di integrare l’aggressività, di tollerare la solitudine e di riconoscere l’altro come un soggetto autonomo e non come un oggetto di godimento autistico. Se l’amore maturo è un’arte che richiede disciplina e fede nell’umanità, la sua psicopatologia è sempre una fuga dalla realtà del legame verso forme di controllo, dipendenza o idealizzazione difensiva. Per il clinico moderno, la sfida è duplice: da un lato, fornire strumenti per navigare le crisi relazionali in una società “liquida” che scoraggia la durata; dall’altro, aiutare il soggetto a riconnettersi con la radice vitale e “informe” del desiderio, trasformando la sofferenza di un legame spezzato in un’opportunità di rinascita e individuazione. L’amore resta, in ultima istanza, la principale via per l’uomo di sfuggire alla prigione del proprio narcisismo e di aprirsi al miracolo dell’incontro con l’Altro. In sintesi, mentre amare riguarda il movimento attivo verso l’altro e la sua libertà, amarsi riguarda la capacità della coppia di abitare una “quiete accesa”, dove il rispetto di sé e il riconoscimento del partner creano uno spazio di crescita reciproca e sicurezza emotiva
Giuseppe Auriemma
Medico Psichiatra Psicoterapeuta
Psico-oncologo
Coordinatore SIPO Campania



