L’ad Antonelli: “l’alternativa è una discontinuità”.
Sono giornate convulse sul fronte Almaviva: 2511 addetti dei call center di Roma e di Napoli da licenziare entro il 18 dicembre chiudendo per sempre i due impianti. Ieri mattina c’è stato un colpo di scena: gli ispettori del lavoro hanno fatto irruzione nella sede di Napoli della società, in via Brin. L’azione degli ispettori è stata messa a segno due settimane dopo una precedente denuncia presentata l’8 di ottobre dai sindacati al ministero e all’assessorato regionale del Lavoro su “un presunto uso illecito degli ammortizzatori sociali da parte dell’azienda”. Gli ispettori hanno acquisito documenti relativi ai contratti di solidarietà finanziati in buona parte dallo Stato e concessi a causa della crisi. Acquisiti anche documenti sulla formazione. Gli ispettori hanno poi ascoltato i lavoratori direttamente nel call center. “Si tratta di un’ispezione prevista e annunciata – replica però Almaviva – a cui come sempre abbiamo risposto con totale collaborazione e trasparenza. Visite di routine che in un settore in condizioni molto critiche è bene che siano diffuse e sistematiche”.
Sia come sia rimane nel frattempo molto difficile la situazione sul fronte della vertenza. L’altro giorno l’amministratore delegato del gruppo, Andrea Antonelli, ha fornito, durante un’audizione in commissione Lavoro del Senato, dati e cifre impressionanti circa la situazione finanziaria di Almaviva Contact (in Italia 9mila addetti): 100 milioni di perdite dal 2012. “E’ il momento – ha dichiarato l’ad in audizione – di decidere se proseguire con politiche assistenziali senza speranza, come il continuo ricorso agli ammortizzatori sociali, o mettere in campo indirizzi di politica industriale anche dolorosi se necessario”. La ricetta di Antonelli punta su “una netta discontinuità che affronti in modo strutturale la profonda crisi del settore prevedendo modelli e percorsi nuovi in grado di costruire soluzioni stabili per il futuro, che chiamano la responsabilità di imprese, organizzazioni sindacali e istituzioni”. “Sono ormai chiari gli obiettivi dell’ad – commenta però Salvatore Topo (Fistel Cisl Campania) – la discontinuità a cui si riferisce è come al solito unilaterale. Un riassetto del sistema dovrà riguardare tutto il settore: interventi mirati di Almaviva non dovranno mettere in discussione il salario”.
Proseguono le mobilitazioni. La sede del call center di Palermo continua ad essere occupata dagli addetti, che protestano contro “i 154 licenziamenti mascherati dai trasferimenti alla sede di Rende”. “Lunedi – anticipa Osvaldo Barba (Slc Cgil Napoli) – saremo con i lavoratori nel consiglio comunale di Napoli, che impegnerà tutte i gruppi a bloccare la chiusura della sede partenopea di Almaviva e i licenziamenti in Ericcson dando mandato al sindaco a intervenire su Renzi per la soluzione positiva di questa drammatica vertenza”.








