Intanto Fistel e Uilcom raccolgono firme allo stesso scopo.
Gli apparati dirigenti dei sindacati di categoria, ma anche, e forse soprattutto, i sindacati confederali, non hanno digerito il no delle rsu della sede di Almaviva Roma all’accordo proposto in extremis il 21 dicembre dal governo Gentiloni sui 1666 licenziamenti della sede capitolina. Un no, quello dei delegati romani, che peraltro rappresentava il respingimento sostanziale di tutto l’accordo proposto per i 2511 addetti da licenziare sia nella sede della capitale che in quella di Napoli. L’intesa però congela i tagli fino al 31 marzo solo nell’ufficio napoletano, dove le rsu hanno deciso di firmare il si al patto, e, a meno di geniali proposte alternative e convincenti per tutti da formulare in questo intervallo, metterà le organizzazioni di categoria nella condizione di dover firmare un accordo definitivo in deroga al contratto nazionale di lavoro e basato sul ridimensionamento strutturale di salari che anche in questo settore non consentono la sopravvivenza dei lavoratori praticamente da sempre. Intanto oggi la Slc Cgil vuole dare il via a un referendum che coinvolga il maggior numero possibile di lavoratori dell’ufficio di Roma. I dirigenti del sindacato pensano infatti di poter impedire l’invio delle lettere di licenziamento comunicando ai ministeri competenti l’eventuale si all’accordo espresso a maggioranza dagli addetti capitolini. Invece Fistel Cisl e Uilcom, sempre nella sede romana, hanno avviato una sottoscrizione per il si. Sostengono che se le firme di assenso supereranno di una sola unità anche solo la metà dell’intero personale sarà possibile ottenere l’annullamento nel no sottoscritto in sede ministeriale dalle rsu. Si tratta però di iniziative che sono state molto criticate da più parti. Tanti lavoratori giudicano infatti del tutto insufficiente l’azione sindacale volta a tutelare i loro diritti. A ogni modo altrettanti lavoratori in questo frattempo hanno fatto marcia indietro. Forse c’hanno ripensato. Il 21 dicembre avevano conferito, tutti o quasi, alle rsu il mandato di non firmare accordi ulteriormente peggiorativi della loro condizione. Ma ora c’è chi si dichiara pentito e, magari con la sensazione dell’acqua alla gola, chiede di potersi esprimere di nuovo in maniera opposta alla precedente.



