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Alessandro Milesi, “Corteggiamento al mercato “, con un cavolo…

Ieri mattina, quando il fruttivendolo rivelò alla signora il prezzo dei cavoli, la signora elegantemente commentò “costano come le orchidee”, e mi ricordò, non solo per le parole, questo quadro che Alessandro Milesi dipinse tra il 1885 e il 1887. Il nostro giornale aprirà una pagina dedicata alle arti figurative e agli episodi della storia antica e moderna che sono stati giudicati “strani” e irripetibili. Fino ad oggi…

 

Il veneziano Alessandro Milesi (1856- 1945) fa parte di quella corposa folla di pittori che, bollandoli come “pittori di genere”, i critici accademici mettono in terza e quarta fila, in attesa della mostra e del critico “ribelle” che spingeranno l’”escluso” verso la prima fila. La pagina del nostro giornale racconterà anche queste “capriole”, dietro le quali c’è spesso la mano dei mercanti. Milesi appartenne, almeno nella prima fase della sua produzione, a quel gruppo della “scuola veneta” che, seguendo le indicazioni di Giacomo Favretto e prestando molta attenzione alle richieste dei mercanti e dei borghesi collezionisti, dipingeva scene della vita quotidiana, scene sorridenti,  rasserenanti, in cui ci sono gli “umili”.ma non c’è traccia della tensione drammatica che segna i quadri della pittura verista. Insomma, quella di Milesi è, ha scritto uno studioso, una pittura da “teatro leggero”, e, in realtà, il pittore amava il teatro, come lo amavano Luigi Nono e Ettore Tito, e questo amore per il teatro egli lo trasmise al figlio di sua figlia, Gianrico Becher, che fu scenografo, direttore di scena e regista di opere nei più importanti teatri italiani, “La Fenice”, “la Scala” e “il San Carlo”. Come tutti i pittori veneti dell’Ottocento, Alessandro Milesi fu un Maestro di tecnica pittorica: indagini recenti hanno dimostrato, in modo definitivo, che egli rendeva vibranti i suoi colori non solo con le lacche e le vernici, ma anche con le basi di bianco di zinco, su cui la sua pennellata materica ora scorreva lenta e sicura, ora imprimeva “punte” e “ macchie” brevi e intense di colore, come, in questo quadro,  nelle parti luminose del verde dei cavoli e in alcuni tratti del velo che avvolge le gambe della signora corteggiata. Milesi è un notevole colorista, capace di variare la brillantezza delle tinte secondo le necessità della scena: i colori della donna in piedi sono opachi, come è opaco il suo sguardo, offuscato dalla gelosia. Una donna gelosa poggia il pugno chiuso sul fianco, in un gesto d’ira: e Milesi  disegna abilmente il  particolare, e sottolinea con due “vive” pennellate il realistico gioco tra il piede destro del fruttivendolo e la ciabatta. Ma quanto intense fossero la sua attenzione per l’importanza dei gesti e la sua abilità di disegnatore è dimostrato dal disegno delle mani, che sono mani che parlano.  L’abilità tecnica permise a Milesi di vincere medaglie e premi in danaro nelle Esposizioni di Monaco e di Berlino e di vendere i suoi quadri a importanti collezionisti italiani, tedeschi, inglesi. Abile fu l’artista anche nella impaginazione della scena, e in questo quadro si vede in modo chiaro. Le braccia tese del corteggiatore  fanno sì che il centro della scena sia proprio il cavolo che lui offre alla signora, e il piano inclinato della strada e il movimento della luce guidano lo sguardo dell’osservatore verso l’angolo in basso a destra, vero “varco d’ingresso “per una corretta lettura del dipinto. “Entrando” da questo varco il nostro sguardo vede che il “momento” importante è quello in cui recitano i tre personaggi, disposti ad arco, e che tutto ciò che si trova alle spalle del corteggiatore è solo il fondale del palcoscenico, un fondale fatto con i cesti e con la botte, in cui il vermiglio brilla sotto il “terra di siena” che lo copre e gli ruba il tono. Uscendo dall’ombra in alto, prodotta dalla copertura del banco, la luce diventa gradualmente più intensa  di cesto in cesto – su qualche frutto si raggruma sprigionando macchie di colore – e, dopo aver ravvivato il celeste della camicia del corteggiatore e i toni di rosso “ranciato” del suo  rustico foulard, va a risplendere nel bianco del velo e nel rosa del corpetto della dama. La dama è sorpresa dall’inatteso corteggiamento, che non la irrita: sembra che ella si chiuda nelle volute del velo, ma i movimenti delle dita e della testa dimostrano  l’imbarazzo della donna che forse cerca di capire fino a che punto si spingerà quell’ agreste corteggiatore con il suo cavolo. Se questa dama si alza in piedi, diventa una delle dame ritratte da Boldini: lo dico per sottolineare la notevole tecnica pittorica di Alessandro Milesi.

 

 

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