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A Ottaviano, una straordinaria Mostra di stampe sacre popolari: mi auguro che sia solo il primo atto

Non siamo stati capaci di apprezzare nella giusta misura l’importanza delle stampe sacre popolari di cui la Confraternita “S. Maria Visita Poveri” ha organizzato la mostra: ci è sfuggito il significato complesso dell’aggettivo “popolare”: quelle stampe sono il prezioso documento del rapporto che si stabiliva, e che ancora esiste, tra il culto di Santi e della Madonna e le classi “umili”: un rapporto diretto, in cui si incrociano i valori della fede, il corredo dei miracoli, i problemi di chi soffre. Parlo nell’articolo solo di due stampe: per parlare di tutte bisognerebbe scrivere un libro.

 

La stampa che apre l’articolo è una litografia a colori del sec. XIX, che rappresenta un miracolo compiuto, da morta, dalla “venerabile” Maria Cristina di Savoia, moglie di Ferdinando II, re di Napoli, e madre dell’ultimo re Borbone, Francesco II. La “Venerabile” è stata proclamata “beata” da Papa Francesco il 25 gennaio 2014, dopo che le autorità della Chiesa hanno riconosciuto il valore della verità alla miracolosa guarigione di Maria Valeriano che, malata di tumore maligno al seno, rifiutò l’intervento chirurgico e si affidò alla “Reginella Santa”: così i Napoletani chiamavano Maria Cristina. In breve tempo la Valeriano guarì, e fu una guarigione definitiva. La regina, nata nel 1812 e morta nel 1836, di parto, dopo aver dato alla luce il figlio Francesco, lasciò un segno profondo in quella che oggi chiamiamo “politica sociale”.

Dicono gli studiosi che i documenti disegnano “una regina moderna”, capace di convincere il marito a disporre che una cospicua parte del danaro destinato alla festa del matrimonio venisse “usato” per fornire la dote a 240 giovani spose e per riscattare i pegni depositati dagli “umili” presso il Monte di Pietà. Maria Cristina istituì, presso il convento di San Domenico Soriano, “un opificio di letti, panni e coperte” da distribuire ai poveri e, per creare posti di lavoro destinati ai poveri, dedicò la sua attenzione al rilancio della lavorazione del corallo a Torre del Greco e della seta nei laboratori di San Leucio. Nella litografia pubblicata – una litografia raffinata nel disegno e nel rapporto cromatico -la scena fa riferimento a un miracolo della “Reginella”: sebbene sia già morta, dalla sua mano, forato per il definitivo controllo dall’ago del medico, esce ancora un fiotto di sangue vivo.

L’altra litografia, anche essa del sec. XIX, racconta, per immagini, la storia del culto di Santa Maria a Parete, venerata a Liveri. Secondo quanto viene tramandato, il 12 aprile 1514 Autilia Scala, figlia di contadini, stava portando al pascolo le sue vacche quando, ad un certo punto, “vide” la Madonna, che le disse: “Autilia, ti ho scelta per una delle più alte imprese che compirai a mio nome, portati dal Conte Enrico Orsini, in Nola, e digli che sotto quel cespuglio a destra della mia mano, vi è sepolta una mia immagine, da molti secoli; voglio che si scavi la terra e si edifichi in mio onore un tempio”. “Autilia si presentò al Conte, raccontò, ma non fu creduta. Il giorno dopo vi fu una seconda apparizione nello stesso luogo, e il volto della giovane fu segnato da un raggio di luce.  Ritornata dal conte, questa volta fu presa sul serio, e con la collaborazione del vescovo monsignor Bruno, furono intrapresi degli scavi nel luogo indicato dalla Madonna. Qui fu ritrovato un dipinto che raffigurava, in mezzo a due angeli, la Vergine, che fu identificata come l’Immacolata Regina delle Vittorie.

Ai piedi della icona fu trovata la famosa “Campanella della Madonna”, al cui suono la fede del popolo devoto associa un flusso continuo di grazie per i casi gravi ed urgenti della vita. Alle richieste quasi quotidiane del suono della campanella si unisce la preghiera solidale e fervente di quanti la ascoltano” (Collegamento nazionale Santuari). Nel Santuario si trova anche la pietra sulla quale la Madonna poggiava i piedi quando apparve ad Autilia Scala. Il sasso è incastonato nel muro del tempietto ed i fedeli lo toccano prima di chiedere alla Madonna di liberarli dal male che li affligge. Interessante è la struttura della litografia: l’immagine di Maria è circondata da “tondi” in cui sono disegnati riferimenti ad aspetti del culto e a miracoli compiuti dalla Madonna.

Nel riquadro in alto a sinistra è raffigurato Filippo Barone che, poiché stava perdendo una somma notevole giocando a carte, bestemmiò, lanciò un pezzo di baccalà contro l’immagine della Madonna e la sfidò: se esisti veramente, colpiscimi le braccia. E la Madonna gli dimostrò che esisteva veramente, vedeva e sentiva. Dopo aver ringraziato la signora Priore della Confraternita, l’arch. Michela Annunziata, che, con i confratelli e con il sostegno prezioso di Umberto Maggio, ha organizzato la Mostra, mi sono permesso di chiederle che le stampe più importanti siano di nuovo presentate al pubblico e siano corredate con un indispensabile commento.

 

 

 

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