Il nome “Piazza del Rosario” è attestato già in documenti del sec.XVIII, e non mi pare giusto cancellarlo per intitolare il “luogo” a Giulia de’ Medici. Qualche anno fa proponemmo di dare il nome di personaggi importanti della famiglia Medici di Ottajano a strade e a “luoghi” dello stesso quartiere. Padre Raffaele Fiorillo e la leggenda del “munaciello” ottajanese.
Dunque c’è chi propone di intitolare a Giulia de’ Medici la slargo che si apre davanti alla Chiesa del Rosario e che si chiama Piazza Rosario. E a dimostrare che Ottaviano è un luogo in cui ormai tutto può accadere, sabato un signore mi ha fermato per strada e ha incominciato a spiegarmi chi era Giulia de’ Medici. L’ho interrotto subito, educatamente – il tempo è prezioso, e perciò bisogna essere “tempestivi” e per fortuna mi era rimasto l’ultimo briciolo della buona educazione – e gli ho ricordato, a questo signore, che ho scritto di Giulia de’ Medici in un libro pubblicato nel 1993 (l’immagine della copertina correda l’articolo). Nel 1576, quando morì Bernardetto Medici, il domenicano Pietro Feulo, che Bernardetto aveva fatto venire da Firenze, chiese alla vedova, Donna Giulia, che si istituisse a Ottajano un convento dell’Ordine Domenicano. Giulia comprò da Filippo Spinola, vescovo di Nola, la cappella di San Nicola “ in loco ubi dicitur a tre case et tam diu fuerat derelicta et spinosa ” e, con atto rogato dal notaio ottajanese Ludovico Iovino il 17 giugno 1578, la cedette a don Pietro, perché vi costituisse il convento del Rosario, e aggiunse un donativo di mille ducati. Anche Giulia venne sepolta nella chiesa, accanto al marito, e gli ipogei divennero il sepolcreto della famiglia Medici. Cosa è rimasto là sotto ? Mi sono stancato di chiedere che si avvii un controllo sistematico. I Domenicani andarono via da Ottajano nel 1809, e nel 1837 arrivarono nella chiesa e nel Convento i frati della Congregazione dei Padri Perpetui Adoratori del SS. Sacramento, guidati proprio dal fondatore della Congregazione, Padre Raffaele Fiorillo, il quale morì nel 1852 e venne sepolto dietro l’altare maggiore della chiesa. Che è chiamata “chiesa del Rosario” nel “rescritto” con il quale il Direttore Generale del Ministero dell’Interno comunicava a don Giuseppe Perrotta e al sindaco di Ottajano che Ferdinando II aveva concesso “la implorata grazia di seppellire” Padre Raffaele nella chiesa ottajanese. Padre Fiorillo morì “in odore” di santità, e gli Ottajanesi incominciarono a raccontare, e lo raccontavano ancora quando ero ragazzo, che il fantasma di Don Raffaele compariva, di notte, sul campanile della Chiesa e con la sua apparizione talvolta ammoniva gli Ottajanesi a guardarsi da qualche pericolo incombente, a non commettere errori, a usare cautela, e nello stesso tempo assicurava la sua protezione: insomma, anche Ottaviano ha avuto il suo “munaciello”. Non credo che al “munaciello” farebbe piacere vedere che quella piazzetta, che un documento del 1731 già chiamava “Largo Rosario” cambia nome: tra l’altro nel 2019 il prof. Michele Montella, preside dell’I.C. “D’ Aosta”, fece sì che l’auditorium dell’Istituto venisse intitolato a Donna Giulia. Il mio articolo può apparire, in questi tempi scuri, banale e ozioso : ma qui tutti proclamano che bisogna “ripartire”, e che si “riparte” anche riscoprendo e tutelando l’identità civica delle comunità: qualche giorno fa l’hanno detto, a Procida, politici di prima fila. E questa identità si tutela anche rispettando i nomi storici dei luoghi, e sollecitando i ragazzi delle scuole a studiare la storia dei “toponimi”. Dodici anni fa la commissione per la toponomastica propose agli amministratori di Ottaviano di dedicare ai personaggi più importanti della famiglia Medici strade e “luoghi” dello stesso quartiere, possibilmente nella “Terra Vecchia”. Si farà? Non lo so, ma non è giusto che a Giuseppe I Medici e a Giuseppe III Medici e a quelle principesse che sono state preziose per Ottaviano più dei loro mariti e dei loro figli la nostra città non abbia dedicato “né pietra, né parola”. Per fortuna, Ottaviano non si è dimenticata del dott. Aurelio Trusso.






