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Volla. Presentato il libro “La nostra Africa”

Il volume di Michelangelo Bartolo è stato presentato presso l’aula consiliare. L’incontro, promosso dall’Assessore alla Cultura, Simona Mauriello, è stato organizzato dall’Associazione “Menti a Confronto”.

Lunedì 11 febbraio alle ore 18.00, nella sala consiliare del comune di Volla c’è stata la presentazione del libro: "La Nostra Africa", di Michelangelo Bartolo. L’incontro, promosso dall’Assessore alla Cultura, professoressa Simona Mauriello, è stato organizzato dall’Associazione "Menti a Confronto" di Volla.

Numerosi cittadini hanno riempito l’aula consiliare, ascoltando gli interventi dei vari relatori, dal presidente dell’associazione, Ferdinando Fabiano, a coloro che hanno voluto fortemente l’evento, tra cui i soci fondatori, Carmine Fierarossa e Filippo Ciriello, dalla professoressa Mauriello, al rappresentante della comunità di Sant’Egidio, Dott. Giuseppe Dardo, dal Sindaco, Angelo Guadagno, all’autore, il Dr. Michelangelo Bartolo. Diversi sono stati anche gli interventi e le domande poste all’autore dalla platea composta anche da docenti e studenti del liceo scientifico Calamandrei.

"La Nostra Africa" è il racconto di un viaggio straordinario, durato circa dieci anni, compiuto in quella parte dell’Africa sub-Sahariana che si affaccia sull’Oceano Indiano, un po’ di fronte al Madagascar. Mozambico e Tanzania sono i paesi che sono stati “visitati” dal medico, protagonista di questa storia.
In genere, in quella zona del continente nero si fanno viaggi di piacere o d’affari. Qui, invece no! Quello che viene raccontato in questo libro è, un progetto, una scommessa, una sfida. Un viaggio voluto, cercato, affrontato con la voglia di provare a cambiare in maniera significativa il destino e la vita di quelli che, da una parte del mondo, vengono definiti ancora “gli ultimi”, “gli altri”. In genere quando si fa questo tipo di scommesse, lo si fa prima con se stessi, poi con gli altri. E quindi, quando, alla fine del viaggio, la scommessa è stata vinta, la soddisfazione è doppia, è immensa.

Il nostro autore è un medico dell’Urbe che, ad un certo punto della sua vita, decide di dare una svolta alla sua professione, al suo modo di esercitare l’arte di Ippocrate. Così, sollecitato dalla solidarietà umana e da uno spirito di sacrifico e di conquista, nonché dalla profonda fede che lo anima, si trasforma, e, da integrato professionista romano (Angiologo), cambia “mestiere” e diventa un pioniere, un combattente, un “guerriero” della medicina. Si, perché occuparsi della prevenzione e della lotta all’AIDS, sul campo, dal vivo, nei luoghi più poveri e miseri del mondo è come voler intraprendere una vera battaglia, una guerra. E, quindi, Federico Carlesi (Michelangelo Bartolo), proprio come in una guerra, comincia a combattere e a conquistare (insieme ad altri valorosi suoi colleghi, e per conto del programma DREAM della comunità di Sant’Egidio), metro dopo metro, centro dopo centro, esame dopo esame, terapia dopo terapia, burocrazia dopo burocrazia, successo dopo successo, l’Africa.

Ma, la sua non è una guerra normale, come quelle che, giorno dopo giorno, mietono vittime innocenti, distruggono luoghi, paesi e comunità. La sua è una guerra al contrario. Una guerra, che salva vittime innocenti da un destino crudele e ineluttabile, costruisce avamposti di cura e di vita, fa rivivere i luoghi. E i risultati si vedono. E quando, nella vita, riesci a vedere ogni giorno i risultati del tuo lavoro, che il tuo obiettivo è possibile che si realizzi, quella è la soddisfazione più grande che si possa raccogliere e che compensa tutti i sacrifici, le rinunce, i compromessi e le sofferenze che devi subire per poter vincere quella guerra.

L’AIDS fu definita la “Peste del Duemila”, quando venticinque anni fa, più o meno, cominciò a terrorizzare il mondo e a cancellare intere comunità, e se oggi possiamo dire che passi da gigante sono stati fatti nel contrastarla e nell’attenuare i suoi effetti devastanti, lo dobbiamo anche a Federico (Bartolo) e a quelli come lui che sono andati a combatterla e a debellarla nei luoghi dove nacque e da dove cominciò a svilupparsi, diffondendosi poi nel mondo intero.

Il libro è un delicato e divertente "acquerello" dei luoghi visitati dal nostro protagonista e delle avventure da lui vissute. Le pagine scivolano leggere, l’una dietro l’altra, sia quando raccontano i problemi e le difficoltà incontrate, sia quando questi vengono superati al fine di costruire e portare avanti il progetto. Nel racconto, a tratti drammatico, a tratti divertente, traspare la travolgente simpatia e la "romanità" del Dr. Federico Carlesi (è il nome del protagonista della storia). Verso la fine del libro, dopo aver raccontato dei viaggi, delle battaglie e delle conquiste in Mozambico ed in Tanzania, l’autore ci porta in “Africania” e nella sua capitale, “Titongo”. Non avevo mai sentito parlare di questi luoghi, e così sono andato a cercarli su Google. Come sospettavo, non li ho trovati.

Così, ho capito perché l’autore abbia voluto inventarli e qual è il messaggio più significativo del libro. Sono luoghi, che non esistono, ma che, in realtà, sono diffusi in tutto il mondo. Sono luoghi meritevoli della massima attenzione perché anche se sembrano lontani da noi, dalla nostra realtà, sono molto più vicini di quanto noi possiamo immaginare. Sono luoghi dove c’è una lotta, dove si combatte tra il volontariato e la burocrazia, tra la fede e la corruzione, tra i sacrifici e le speranze, tra la vita e la morte. Ed ecco perché l’Africa non è più una realtà lontana, che non ci tocca, che non ci appartiene, che non ci coinvolge, ma diventa, così come recita il titolo del libro … “La Nostra Africa”.

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