Intervista a Lorenzo Urbano, uno dei due presidenti della squadra di calcio locale.
Sono passati alcuni giorni dal grave episodio di violenza e teppismo di domenica 23 marzo 2014 allo stadio comunale di Mugnano nell’intervallo della partita Giugliano–Virtus Volla. Lo sconforto, l’amarezza, la rabbia e la delusione sono ancora vivi e forti. Per i vollesi a tutto questo si aggiunge la preoccupazione per l’amico magazziniere Vincenzo Barrella, ricoverato all’ospedale Monaldi di Napoli per cure al cuore.
Presidente Urbano ci racconta cosa è successo nel pomeriggio di domenica?
“La partita era tranquilla, non ci sono stati problemi, le squadre erano già virtualmente qualificate per i play off, il primo tempo era finito zero a zero. Uno dei nostri atleti della panchina (Panella, ndr) si stava riscaldando. Due tifosi sono saltati all’interno del terreno di gioco, si sono avvicinati e gli hanno dato uno schiaffo. Uno dei compagni di Panella ha reagito. Poi, mentre la squadra stava rientrando negli spogliatoi, alla fine del primo tempo, Scippa è stato aggredito.
Una cinquantina di persone, cosiddetti supporters del Giugliano, sono entrati negli spogliatoi ed è successo il patatrac. Erano quasi tutti giovani che hanno perso la testa, volevano intimorire i nostri ragazzi. E’ molto grave che negli spogliatoi sia entrata tutta quella gente. E’ vergognoso che il nostro magazziniere, malato di cuore, è stato preso a calci mentre era per terra. E’ stato aggredito anche il commissario di campo”.
E le forze dell’ordine?
“E’ scandaloso: c’erano solo tre carabinieri. Noi abbiamo chiamato aiuto, ma solo dopo un’ora sono giunti sul posto altri due carabinieri. Alcuni genitori dei nostri atleti più giovani, mamme soprattutto, che assistevano dagli spalti alla rissa, si sono spaventati e hanno temuto il peggio. Anche loro si sono attivati per chiamare i soccorsi, ma invano”.
Abbiamo saputo che il presidente del Giugliano ha ritirato la squadra dal campionato.
“Sì. Il presidente del Giugliano è una brava persona. La giustizia sportiva ha inflitto al Giugliano cinque punti di penalizzazione, la partita persa a tavolino e sette partite da disputare in casa a porte chiuse, ma il presidente ha ritirato la squadra per protesta contro gli episodi di violenza accaduti. Ha compiuto un atto significativo verso la città e i suoi tifosi. Inizierà il prossimo campionato nella speranza che le istituzioni lo aiutino soprattutto nel rimettere a posto il campo, anche da un punto di vista della sicurezza. Anche noi a Volla abbiamo lo stesso problema”.
In che senso anche voi avete lo stesso problema?
“Faccio calcio da venti anni e, probabilmente questo sarà l’ultimo che saremo a Volla. Non continueremo più l’avventura qui, andremo via, in un altro posto dove avremo le istituzioni vicine”.
Perché, a Volla le istituzioni non vi sono vicine?
“Il sindaco dice che esistono delle leggi da rispettare. In settimana è stata fatta una gara d’appalto per il campo sportivo, inverosimile, incredibile, con cifre astronomiche. Il campo prevede una gestione di 25.000 euro all’anno ed in più bisogna fare i lavori e metterlo a norma. Noi non abbiamo partecipato. Siamo imprenditori in altre attività e facciamo calcio per passione. Quando il campo era ancora in terra battuta, dieci anni fa, ho speso di tasca mia 10 milioni di lire per rifare il terreno di gioco.
Ho preso le pale meccaniche e rigirato il terreno. Oggi pagare tremila euro al mese per allenarci è una cifra assurda. Abbiamo portato il nome di Volla in alto, vincendo due volte la Coppa Italia di categoria. Abbiamo fatto la partita di Coppa Italia a Casarano con grandi spese, una partita trasmessa in televisione che è stata vista da tanta gente. 720.000 persone alle 16.00 del pomeriggio per una partita di eccellenza. Noi abbiamo portato l’eccellenza a Volla e vorremmo fare la serie D ma il campo non è nemmeno omologato per la serie D”.
Quindi ve ne andrete, oppure c’è ancora uno spiraglio per farvi rimanere a Volla? E il nome della squadra?
“Ci sono diverse piazze che ci vogliono ospitare volentieri e senza farci pagare, piazze che portano 5-6.000 spettatori. La prima cosa che mettono a disposizione è la struttura, e se sarà così, non faremo nemmeno pagare ai ragazzi la retta mensile. Cambieremo il nome metteremo quello della città o società che ci ospiterà perché è giusto così.
Io abito a Volla e mi piacerebbe restare nella mia città, ma temo che saremo costretti ad andare via. Il pubblico è scarso, non risponde. Il comune, le istituzioni, non ci danno uno spazio per creare un serbatoio di giovani e non ci aiutano. Nessuno ci dà una mano. Non abbiamo grandi sponsor o aziende che ci finanziano. L’unico è il mio amico Langella che ci aiuta per l’iscrizione al campionato e ci sponsorizza. Ho avuto la fortuna di essere affiancato da un socio, l’altro presidente, Roberto Esposito (Coconuda). Però, anche lui è sfiduciato. Siamo stanchi di rincorrere le istituzioni per la struttura sportiva e per le spese che sono eccessive. Paghiamo persino l’ambulanza (90 euro ogni volta).
La politica corre per apparire solo quando ci sono le feste delle vittorie. Tra l’altro il comune non ci dà nemmeno la sicurezza che il campo rimarrà aperto. Non possiamo fare una programmazione. Sono dieci anni che sto a Volla e non riesco a programmare. Non so se il campo sarà disponibile oppure no. Se resteremo o andremo via”.
Questo, l’amaro sfogo di uno dei due presidenti della Virtus Volla, Lorenzo Urbano, che dopo la bella stagione, della sua squadra (ancora ci sono i play-off da terminare), annuncia l’imminente e quasi certo abbandono della cittadina annonaria, mentre il Sindaco di Volla, Guadagno, in un comunicato stampa, stigmatizza gli episodi di violenza, annuncia la presentazione, nel prossimo consiglio comunale, di un documento di condanna e dà mandato ai legali dell’Ente per costituirsi in giudizio parte civile a sostegno della società calcistica, vittima della vile aggressione.

